lunedì 30 luglio 2007

Completato il Comitato promotore provinciale del Partito Democratico

Questi gli ulteriori componenti, esterni ai partiti, che si aggiungono a quelli già individuati dalle segreterie provinciali DS-DL-SS-MRE:

  • Aita Piero
  • Aleo Giuseppe
  • Basso Aldo
  • BENSA ELISA
  • BRATINA MAJDA
  • Bulfon Pierpaolo
  • Cassese Michele
  • Cingolani Giuseppe
  • Cressati Claudio
  • DAMIANIS ELISABETTA
  • De Santis Bernardo
  • Klainscek Walter
  • Lorenzon Paolo
  • Marangon Francesco
  • Menato Marco
  • Negro Maurizio
  • Ranalletta Carlo
  • Roversi Antonio
  • SPAGNOLO PIA
  • TASCA SILVIA
  • TESTA ANTONELLA
  • Ungaro Daniele
  • Venturini Pierangel
  • Ghinelli Marco
  • Davanzo Andrea
  • Petronio Stefano
  • Pelosi Giancarlo
  • Mastrobuoni Giovanni
  • Zoratto Alfonso
  • Marzano Franco
  • Blasig Luigi
  • Fogar Paolo
  • Luise Michele
  • Sardi Claudio
  • Vellico Armando
  • Martorano Biagio

di Maurizio Negro

Cari amici,
ho letto i diversi contributi, giunti in questi giorni, che condivido; ma come non si possono condividere simili ideali di comunità, condivisione, convivenza, democrazia, legalità, rispetto delle regole e dei valori, ecc.
L’importante è poter realizzare almeno parte di essi, altrimenti è solo retorica.

Vorrei mettere a disposizione alcune mie riflessioni, quelle di una persona che fin da adolescente ha vissuto il mondo dell’associazionismo (volontariato) e, grazie a questa realtà, ha avuto l’opportunità di comunicare e condividere momenti di vita vissuta in molti paesi del mondo, oltre ché essere in contatto con buona parte della provincia italiana.
La mia formazione famigliare (fondamentale) e quanto poc’anzi evidenziato mi porta a condividere un pensiero sostanziale nella scelta della strada da intraprendere: se vogliamo arrivare primi dobbiamo corre da soli, ma se vogliamo arrivare lontano dobbiamo camminare insieme. Ho sempre creduto e operato nella seconda ipotesi e cercato il lato positivo delle cose:
  • La centralità della famiglia, sia formale, sia di fatto (questo è ancora un altro argomento di discussione) quale primo cardine della società: luogo di crescita, educazione e formazione. Nucleo che deve essere tutelato nel suo insieme, dal punto di vista sia sociale, sia economico. In Italia si è provveduto a mediare tante "toppe", ma rimaniamo sempre lontani da quello che dovrebbe essere lo spirito di una società civile. I punti di riferimento si possono trovare nell’organizzazione della famiglia dei paesi del centro e del nord Europa;
  • La certezza delle regole: purtroppo il legislatore è abituato ad improvvisare, facendosi trasportare dall’emotività e dall’accadimento degli eventi, quindi crea una moltitudine di norme confuse e contraddittorie fra loro. Le regole devono essere applicabili, certe e fatte rispettare. Non servono norme vessatorie e difficilmente applicabili. Troppo spesso anche i regolamenti attuativi sono lasciati alla discrezionalità. Tutto questo crea differenze applicative delle stesse, non solo da regione a regione, ma anche all’interno delle stesse. E non parliamo dell’Europa!
  • La fondamentale ricerca di ridurre le disparità economico-sociali: via via cresciuta negli anni. Da una parte troviamo soggetti deboli ed indifesi e giovani incapaci di progettare il loro futuro, dall’altra soggetti giuridici atti alla difesa dei privilegi particolari ed individuali, non sempre sostenibili. Forse il Paese meriterebbe una riforma generale, ma nessuno osa toccare le corporazioni;
  • La promozione della centralità della persona, senza distinguo di razza, sesso, religione, ecc. Per raggiungere quest’obiettivo non dobbiamo creare norme a tutela: queste potrebbero essere viste quali privilegi, ma soprattutto si verrebbero ad evidenziare i “diversi per legge”. Ritengo che, se siamo tutti uguali, non dobbiamo tutelate e tollerare nessuno solo perché è “diverso”, ma condividere le stesse norme di convivenza;
  • Le istituzioni ed i partiti devono collaborare con la società civile e con le associazioni, vero patrimonio culturale e rappresentanti delle specificità del nostro Paese. Le associazioni sono luoghi di rivalutazione dei valori, di formazione dei giovani e fucina di esperti dei vari settori e, col passare degli anni, sempre più di servizio e supporto alle istituzioni e come tali meritano di avere la giusta considerazione;
  • Il ritorno alla vera rappresentanza: è ora di finire di prendere le decisioni al “caminetto”. La costituzione parla di amministratori democraticamente eletti quali rappresentanti del popolo e di partiti quali momenti aggregativi del popolo e luogo di confronto. Ricordo che un tempo in nostri rappresentanti si mescolavano alla gente ed ascoltavano le loro istante, oggi, ho l’impressione che, quanti si definiscono nostri rappresentanti, non si confrontino con la gente, ma, anzi, al momento “del bisogno”, vadano a taddiare la gente raccontando solo le loro ragioni;
  • La correttezza del proporsi: ritengo che, chi si propone, o è proposto, a ricoprire un ruolo, non debba dimostrare di essere meglio dell’altro con la denigrazione, ma bisogna dimostrare la propria capacità, esperienza ed attitudine;
  • I programmi devono essere condivisi, credibili ed applicabili. Quando ci presentiamo davanti all’elettorato con un programma, il più delle volte questi non sa cosa farsene. Troppo spesso è un libro dei sogni composto da bravi letterati e provetti giuristi. Un programma serio e credibile deve accompagnare persone altrettanto serie e credibili;
  • La riforma elettorale: il perseguimento della governabilità di un paese e, soprattutto, la capacita di rimanere a capo di una coalizione di governo, non deve mai perdere di vista i fondamenti della democrazia. Personalmente, credo che la democrazia e la libertà non siano esportabili, ma sono l’eredità di un popolo, la sua formazione etnico-culturale e rappresentano il livello di consapevolezza e maturità raggiunti. Non credo che il bipolarismo sia la migliore soluzione alla governabilità del popolo italiano e la sua applicazione n’è l’emblema. I premi di maggioranza, se la coalizione è compatta, tendono alla “dittatura democratica” altrimenti si rischia di essere ostaggio di individualità poco rappresentative. Questo sistema ha favorito il proliferare di partiti “ad personam”. Sono propenso ad un sistema proporzionale, rappresentativo del territorio, con un quorum minimo;
  • La formazione scolastica: (non parlerò degli stipendi dei docenti, questi deve essere argomento di riflessione socio-economico sopra evidenziato) sono decenni che stiamo discutendo se la formazione deve essere funzionale alla professione che si vorrebbe intraprendere o se deve dare le nozioni fondamentali per essere flessibili elle dinamiche dei tempi e della vita. E’ certo che non abbiamo raggiunto né l’uno né l’altro obiettivo, ma perso quella specificità che ci contraddistingueva.
  • L’economia è un fattore sociale: una società civile necessita di economia ed il sistema economico deve essere sostenuta dalla società nel suo insieme. E’ utopistico pensare ad un’economia senza il capitalismo, ma questi non deve essere conservatore, ha bisogno prima di idee e poi d’investimenti ed uno stato moderno non può essere costantemente in ritardo, come il mondo industriale non può vivere solo in funzione dei contributi pubblici.

Non mi dilungherò in altri argomenti che meriterebbero una trattazione a parte o che sono già stati trattati da altri, mentre le problematiche locali hanno già trovato ampio spazio durante la lunga campagna elettorale.
Cordiali saluti.
Maurizio Negro

venerdì 27 luglio 2007

di Silvia Altran - Politica come servizio

Anch’io vorrei rispondere all’invito di Elisabetta Damianis ed offrire un breve contributo alla discussione sulla costituzione del Partito Democratico.
Utilizzando il metodo suggerito vorrei proporre di dedicare uno spazio preciso al concetto di “Politica come servizio”. Per molti di noi “mettersi in politica” è stato difficile; in alcune delle nostre famiglie l’idea è stata vista con un po’ di sconcerto, perché la convinzione che la politica fosse una cosa un po’ losca tutto sommato era abbastanza diffusa. Far capire anche a chi ci è vicino, figuriamoci ai nostri concittadini disincantati e disillusi, che fare politica significa mettersi al servizio della nostra comunità ( per inciso, mi è piaciuto molto l’intervento di Michele Cassese su questa espressione) è difficile, perché lavoriamo su un terreno che è di altri. Un terreno che è stato contaminato da chi ha mascherato con abilità dialettica e con intenti manipolatori la banale verità di essere alla ricerca del proprio tornaconto. Non è semplice, però, cercare di decontaminare queste aree perché nella leadership la gente tende a cercare autorevolezza (spesso fraintesa con arroganza e risolutezza). Anche nelle nostre democrazie mature si è disposti a cedere parte della propria sovranità a chi detiene il potere, gli si riconoscono diritti e facoltà e non ci si stupisce se ne abusano a piene mani. Ripensare alla politica come ad un servizio (mi piacerebbe pensare quasi ad un servizio obbligatorio, una sorta di servizio civile) nel quale si dedichi un po’ di tempo ed energie alla propria comunità a titolo gratuito, questa è l’ottica che vorrei applicare. Soprattutto vorrei che i giovani riuscissero a vederla così, non certo ad un modo per trovare lavoro, diventare portaborse e poi, magari avanzare di grado.
In questi ultimi tempi si è parlato molto di costi della politica, ma non basta parlarne. E’ necessario pretendere che gli emolumenti e le indennità siano commisurati alla quantità e qualità dell’impegno, ma non diano alcun beneficio aggiuntivo a qualsiasi attività lavorativa “normale”. In nessun altro paese chi detta le regole ha barato e continua a barare in modo così plateale come da noi.
Dovremmo pretendere un impegno formale da parte di chi vorrà assumere un ruolo politico nel Partito democratico affinché, a partire dal 14 ottobre, lavori attivamente per eliminare i privilegi fin qui accumulati da generazioni di politici che sono riusciti a far passare per interessi comuni quelli che erano in realtà interessi assolutamente privati. Non bastano più dichiarazioni generiche o azioni puramente d’immagine (si riduce qualche auto blu qua o là). Le denunce pubbliche, l’indignazione che suscitano inchieste e reportage – basti pensare a molte puntate di Report o al blog di Beppe Grillo – non hanno ancora spostato di una virgola i testi di tutte quelle norme che continuano a creare disparità e dimostrazioni di arroganza e impunità nella classe politica e nel suo sottobosco.
Credo che se dobbiamo partire da alcuni principi fondamentali per costruire qualcosa di nuovo nel panorama della nostra democrazia potremmo iniziare proprio da questa base.

di Francersco Russo - La scommessa del PD

Perché a poco più di tre mesi dalle primarie per la costituente per il Partito democratico non sembra ancora essere scattato nel cuore e nella mente degli italiani quel desiderio di identificazione e di partecipazione che è la benzina di ogni nuova impresa politica di successo? E perché persino la scenografica discesa in campo di Walter Veltroni dopo un iniziale picco di attenzione e di entusiasmo sembra già oggi (come confermerebbero alcuni sondaggi) far fatica nella prospettiva di invertire questa tendenza?
Vi sono tre nodi principali che, a mio parere, militanti e potenziali simpatizzanti del Pd attendono di veder risolti prima di aderire convintamente a quella che avrebbe le potenzialità per rivelarsi la vera novità del panorama politico italiano del prossimo decennio.
In primo luogo il tema di una partecipazione universalmente auspicata, ma sostanzialmente negata. Qual è il senso, si chiedono in molti, di invitare qualche milione di italiani a votare il 14 ottobre se tutto sembra già deciso? Se il leader è già stato incoronato a Roma, se le segreterie dei partiti pare si apprestino a spartirsi le candidature (uniche e unitarie, un po’ Ds un po’ Margherita) dei 20 segretari regionali, se si prevedono liste chiuse senza possibilità di esprimere preferenze che probabilmente ricalcheranno rigidamente le divisioni correntizie dei vecchi apparati?
Il rischio (che molti oggi considerano la più concreta delle ipotesi), di vedere al voto solo poche decine di migliaia di esponenti del ceto politico sarebbe la conseguenza quasi automatica di questo scenario.
Se nessun segnale venisse da un approccio meno difensivo della classe dirigente il Pd rischia, poi, di perdere una seconda decisiva scommessa: quella di riuscire a rispondere alla richiesta di novità e di discontinuità che oggi emerge da una società disillusa e arrabbiata nei confronti della politica. Non è nuovismo quello che serve al centrosinistra, ma certamente un partito diverso da quelli che conosciamo. Un partito vero, animato da culture politiche robuste e moderne, aperto e realmente democratico al suo interno così come previsto dall’articolo 49 della Costituzione. Un partito che non nasca, perciò né dallo scontro né da un semplice accordo di potere fra Ds e Margherita ma da una vera contaminazione aperta ai contributi esterni.
La simpatia che oggi la coppia Letta-Bersani sembra ispirare in un’ipotetica sfida a Veltroni-Franceschini pare, ad esempio, dovuta proprio all’idea che le cose nuove nasceranno necessariamente dal superamento delle antiche appartenenze e che in futuro ci si unirà su progetti politici omogenei e non per semplice accostamento di esponenti dei vecchi partiti.
In ultimo va detto che pare abbastanza incomprensibile (e in fondo molto berlusconiano) limitarsi ad un dibattito sulla leadership quando ancora poco o nulla si è detto e deciso sulle scelte programmatiche, sull’idea di società e sul modello di partito che dovranno convincere gli italiani a scegliere il Pd.
È evidente lo straordinario spazio elettorale che oggi esisterebbe per una forza politica che fosse caratterizzata da scelte di trasparenza e di sobrietà, capace di rifiutare i parassitismi e le rendite di posizione, in grado di premiare il merito e la qualità a partire dalla selezione dei suoi dirigenti. Un partito con una struttura leggera ma professionale, che usi con intelligenza le primarie o altri strumenti di ampia partecipazione per non correre il rischio di chiudersi in modo autoreferenziale.
Un Pd con queste caratteristiche potrebbe credibilmente chiedere il consenso degli italiani per cambiare l’attuale legge elettorale che rende impossibile governare il Paese, per aiutare le famiglie e per modernizzare la Pubblica amministrazione, per favorire la libertà di impresa ed una più moderna rete di solidarietà sociale capace di garantire accoglienza e sicurezza, per investire sulle reti tecnologiche e favorire un rapporto equo fra le generazioni che non costringa a scegliere se pagare le pensioni di oggi o quelle di domani, per sanare il debito e, appena possibile, abbassare le tasse.
E, forse, riaccendere, se non la passione, almeno un po’ di quella fiducia che è necessaria ad avviare una scommessa dal cui successo o fallimento dipenderanno non poco i destini dell’Italia.
Francesco Russo

giovedì 26 luglio 2007

di Michele Cassese - Sui valori del PD.

Mi trovo sulla lunghezza d’onda di ciò che Elisabetta Damianis ha scritto nei suoi documenti miranti ad una riflessione sul costituendo PD e ad una stesura del programma. Vorrei rispondere al suo invito e offrire un mio modesto contributo per quanto riguarda i valori di fondo (la meta sociale, la società che vogliamo).
L’elemento (o la parolina come dice simpaticamente lei) che vorrei fosse inserita come obiettivo da raggiungere e da cui partire (qualcuno dice “partire dal futuro” che vogliamo costruire) è comunità.
La parola “comunità” è innanzitutto un valore in sé che deve essere rimesso al centro della considerazione di noi tutti. L’elemento comunitario è una dimensione fondamentale dell’essere umano perché rappresenta il luogo e la realtà di persone a cui si appartiene. Fin dalla nascita ogni essere umano avverte l’esigenza di appartenere ad una realtà che lo “comprende”, di cui si sente parte, e una parte significativa. Il bambino ha bisogno di una famiglia in cui piantare radici e crescere nella sicurezza; il ragazzo necessita del “gruppo” per socializzare e sentirsi coinvolto in una dimensione sociale che superando l’ambito familiare lo faccia sentire coinvolto significativamente in una realtà più ampia di questo; il giovane sente l’esigenza di partecipare ad un progetto di vita – di persone e di realtà sociali – di cui comprendersi elemento vivo e “responsabile”. L’adulto avverte l’urgenza di assumere ruoli e compiti – e quindi anche un lavoro professionale – che gli permettano di esprimere le sue specifiche peculiarità in vista di una realizzazione personale e ad un tempo a beneficio della società, a cui vuole offrire il suo “servizio”. La comunità allora non è un’entità astratta, ma è data da un insieme di persone che convivono conoscendosi innanzitutto, si accorgono di quelli che hanno accanto, con limiti, bisogni e soprattutto qualità da mettere a disposizione di tutta la comunità. Considero la comunità come un mosaico formato da tante piccole unità tutte importanti, nessuna esclusa, che rendono completa e valida l’opera musiva.
Pertanto la comunità richiama l’insieme dei diversi aspetti della vita sociale e politica, la complessità dei problemi da affrontare vissuti da quelle persone che la formano.
Un partito che per di più si chiamerà “democratico” non può non ricordare questo significato profondo del suo essere ( o voler essere) : essere “popolo”. Vuole formare un popolo, non una massa, che - pur riconoscendo al suo interno diversità di ogni genere (cultura, etnia, religione, lingua, ceto, professione, ecc.) - vuole camminare insieme verso una realizzazione di una società (il termine “societas” etimologicamente porta in sé il significato di un insieme di soci, compagni di viaggio, amici legati da un comune obiettivo o meta) sempre più umana, di una città dell’uomo in cui tutti si possano realizzare.
Per questo tutti coloro che fanno parte di questo popolo, con bisogni e peculiarità diverse, mansioni e responsabilità differenti, in un vivo confronto e una collaborazione fattiva, lavorano in sinergia alla soluzione dei problemi e al raggiungimento degli obiettivi. E’ un popolo però che non si chiude in una forma di sciovinismo limitante, ma si apre ad altre realtà di popolo, a livello locale, nazionale e planetario. L’epoca che stiamo vivendo non può più tollerare la presenza di isole autarchiche; lo tsunami della storia capovolgerà e inghiottirà chiunque tenda a separarsi.

sabato 14 luglio 2007

I giovani bussano. Il Partito Democratico risponde?

Siamo un gruppo di giovani tra i 16 e i 29 anni che negli ultimi tre anni ha voluto dedicare tempo, passione ed energie per la comunità della nostra Provincia.
Con questo spirito abbiamo formato il gruppo dei Giovani della Margherita, ed ora ci lanciamo con entusiasmo nella costruzione del nuovo Partito Democratico… Vorremmo però farlo da giovani, uscendo da certi schemi che rischiano di "ingessare" e di "frenare" una novità che ha senso solo se diventerà il vero motore di cambiamento per il Paese.
Per questo proviamo a proporre qualche spunto, qualche idea per fare la nostra parte per il Partito Democratico che sta nascendo:

  1. partecipazione – il nuovo Partito deve essere lo strumento di più ampia e consapevole partecipazione dei cittadini alla discussione e all’adozione delle scelte pubbliche;
  2. trasparenza – il nuovo Partito deve garantire procedure decisionali e operative trasparenti ed accessibili agli iscritti e ai cittadini;
  3. sussidiarietà – il nuovo Partito deve assumere le proprie decisioni al livello più prossimo ai problemi in questione, coinvolgendo quanto più possibile i cittadini;
  4. formazione – il nuovo Partito deve interessarsi prioritariamente ai giovani e a tutti i cittadini che desiderano impegnarsi nella vita politica, promuovendo corsi ed occasioni di formazione di una nuova e preparata classe dirigente;
  5. merito – il nuovo Partito deve rompere le vecchie "logiche" delle amicizie e delle clientele: solo premiando chi merita, si impegna e rischia del proprio si potrà ridare vita alle forze politiche e rimettere in moto l’Italia;
  6. libertà di coscienza – il nuovo Partito deve valorizzare e rispettare le diverse opinioni, sensibilità ed esperienze, anche riguardo alle tematiche eticamente sensibili, portate dai cittadini che si incontreranno nel PD;
  7. autonomia – nel nuovo Partito i giovani devono organizzarsi in maniera autonoma e responsabile, senza condizionamenti "dall’alto", dandosi l’organizzazione e la scaletta che ritengono più opportuna per crescere e rendersi utili alla società;
  8. servizio – il nuovo Partito deve essere uno strumento per la comunità e non un fine per garantire rendite di posizione personali;
  9. solidarietà – il nuovo Partito deve impegnarsi al massimo a ridurre le disparità tra i deboli e forti, i poveri e ricchi, gli emarginati e gli integrati;
  10. amicizia – nel nuovo Partito si deve trovare una vera sintesi e unione di intenti, per far trionfare la ricerca del bene comune, della nostra comunità locale, del Paese, dell’Europa e di un Pianeta Terra sempre più integrato e interdipendente.

Queste sono le dieci parole che proponiamo a tutti, giovani e meno giovani, per metterci a costruire insieme un nuovo progetto di società, di politica e di impegno insieme.
I Giovani della Margherita della Provincia di Gorizia

venerdì 13 luglio 2007

di Giuseppe Cingolani - Regole per una buona politica

Il documento presentato da Fornasir elencava alcuni punti di profonda crisi della politica italiana.
Una parte significativa del nostro programma potrebbe proporre regole precise tese ad individuare dei rimedi.
Ecco di seguito una bozza. Quasi tutte sono prese dal Decalogo per il palazzo di Mario Pirani, dal Codice per una buona politica dell’Associazione per il Partito Democratico, o dal Codice europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali. Non dobbiamo inventare cose particolari, ma trasformare le idee in proposte politiche effettive:

  • Abrogazione delle leggi sullo spoyls sistem nella Pubblica Amministrazione.
  • Introduzione dell'obbligo del concorso con regole ferree e con classifica rigida (senza possibilità di scegliere fra rose di cosiddetti idonei) per tutte le nomine di pubblico interesse, dai primari degli ospedali ai direttori dei parchi ambientalistici, dai consiglieri di società partecipate a quelli degli organismi previdenziali.
  • Divieto di cumulo di incarichi politici, soprattutto se di particolare importanza (ad esempio, deputato e ministro).
  • Divieto di passaggio da una carica politica ad un’altra (Parlamento, giunte e consigli comunali, provinciali e regionali), tranne nel caso in cui la carica precedente sia naturalmente decaduta o le dimissioni da essa siano presentate prima delle elezioni decisive per l’assunzione della carica successiva.
  • Rigorosa disciplina delle incompatibilità, in particolare delineando i casi di conflitto d’interesse.
    In particolare riguardo al punto precedente:
    incompatibilità tra cariche politiche e:
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private che si trovano sotto il controllo di tali cariche politiche;
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private con le quali il politico allaccia rapporti contrattuali durante l’esercizio delle sue funzioni
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private che vengano create durante l’esercizio delle funzioni del politico e in virtù di esse.
  • Limite al numero di mandati elettorali (due?), anche non di seguito.
  • Ineleggibilità per chi ha subito condanne penali definitive per reati ritenuti gravemente lesivi dell’interesse pubblico (da definire).
  • Obbligo di rendicontazione pubblica delle fonti di finanziamento elettorale e della vita di partito.
  • Eliminazione dei finanziamenti assegnati ai consiglieri per spese a loro libito, decise da alcune leggi regionali.
  • Creazione di un elenco delle società ed enti inutili costituiti dalle Regioni e varo di un piano di tagli in proposito.
  • Riduzione di un terzo del numero dei consiglieri regionali, provinciali e comunali.
  • Riduzione drastica dei privilegi dei parlamentari e dei consiglieri regionali (dalle pensioni prima dei 65 anni e dopo mezza legislatura, agli infiniti benefit).
  • Introduzione delle primarie istituzionalizzate e regolate per le cariche elettive nel Parlamento, nelle Regioni e nei Comuni.

    Da definire in modo preciso e trasparente:
  • Norme di accesso, di libera contesa e di elezione che rendano il Partito Democratico un organismo aperto alla società, contendibile, scalabile da forze giovani, palestra di idee e valori non trampolino per carriere sicure, il partito della riforma della politica.
  • Ricambio nei ruoli, soprattutto di vertice; selezione della classe dirigente in base a criteri di competenza, merito e lavoro, e non per appartenenza ad una corrente od obbedienza a leader.
  • Trasparenza decisionale e informativa.
  • Piena rappresentatività generazionale;
  • Piena rappresentatività di genere.
  • Ampio spazio alla rappresentatività territoriale.
  • Principio di sussidiarietà e federalismo applicati anche nella vita del partito, oltre che delle istituzioni politiche.

giovedì 12 luglio 2007

Regolamento quadro per l’elezione delle Assemblee Costituenti dell’Ulivo-Partito Democratico (Riunione 11 luglio)

  • Articolo 1 - (Indizione dell’elezione e titolari dell’elettorato attivo e passivo)
È indetta per il 14 ottobre 2007 l’elezione dei componenti della Assemblea costituente nazionale e, in collegamento con essi, del Segretario politico nazionale del partito democratico. È inoltre indetta, per quella stessa data, l’elezione dei componenti delle Assemblee regionali e, in collegamento con essi, dei segretari regionali del partito. Nella Regione Trentino Alto Adige si eleggono i componenti delle assemblee provinciali di Trento e Bolzano e i relativi segretari provinciali; le due assemblee provinciali costituiscono insieme l’Assemblea regionale che elegge il proprio coordinatore, eventualmente anche prevedendo la turnazione in tale incarico fra i due segretari provinciali-
Possono partecipare in qualità di elettori e di candidati tutte le cittadine ed i cittadini italiani che al 14 ottobre abbiano compiuto sedici anni nonché, con i medesimi requisiti di età, le cittadine e i cittadini dell’Unione europea, le cittadine e i cittadini extracomunitari in possesso di regolare carta di soggiorno, i quali al momento del voto aderiscano al Partito Democratico dichiarando di partecipare al processo costituente e devolvano un contributo minimo di € 5,00 (€ 2.00 per i minori di 26 anni).
Con successivo Regolamento vengono stabilite le modalità di elezione delle Assemblee provinciali e dei Segretari provinciali, da tenersi entro il 31 dicembre 2007.
  • Articolo 2 (Funzioni degli organi da eleggere)

L’Assemblea Nazionale, convocata da Romano Prodi che ne assume la Presidenza, si riunisce per la prima seduta il 27 ottobre 2007. Essa approva il Manifesto e lo Statuto nazionale del Partito, ed assolve ad ogni altra funzione attribuitale dalle norme transitorie e finali dello Statuto.
La prima seduta delle Assemblee costituenti regionali è convocata da Romano Prodi entro 30 giorni dallo svolgimento delle elezioni ed è presieduta dal Presidente del collegio circoscrizionale dei garanti; nelle Regioni con più circoscrizioni la presidenza della prima seduta è affidata al Presidente del collegio dei garanti della circoscrizione del capoluogo di regione. Nel rispetto dei principi stabiliti dallo Statuto nazionale, tali Assemblee approvano il rispettivo Statuto regionale, ed assolvono ad ogni altra funzione attribuita loro dalle norme transitorie e finali degli Statuti nazionale e regionale-
L’Assemblea costituente approva le ulteriori disposizioni dirette a disciplinare, anche nella fase transitoria, le modalità di funzionamento degli organi, ivi compresi i poteri sostitutivi e sussidiari, nonché i casi di revoca e di surroga.

  • Articolo 3 - (Comitati promotori e Ufficio di Presidenza)

Il Comitato Promotore 14 Ottobre nomina l’Ufficio di Presidenza dell’elezione.
L’Ufficio di Presidenza:

a) nomina i componenti del Collegio nazionale e dei Collegi circoscrizionali dei Garanti, scelti fra personalità autorevoli e imparziali e, tra questi, i Presidenti dei Collegi stessi;

b) nomina i componenti dell’Ufficio tecnico-amministrativo e, tra questi, il Direttore;

c) nomina i membri dell’Ufficio di Tesoreria e, tra questi, il Tesoriere;

d) riconosce i Comitati regionali e provinciali costituiti localmente;

e) approva gli ulteriori regolamenti necessari allo svolgimento dell’elezione, ad eccezione di quelli di cui agli articoli successivi.

Il Comitato promotore nazionale e i Comitati promotori regionali e provinciali, così come i Collegi dei garanti e gli uffici di cui al successivo articolo 4, hanno il fine di promuovere e garantire lo svolgimento della consultazione elettorale del livello istituzionale corrispondente e si considerano sciolti al momento dell’insediamento delle relative Assemblee.

  • Articolo 4 - (Garanti)

I Collegi dei Garanti decidono sulle controversie sorte in fase di applicazione delle norme contenute nel presente regolamento-quadro e nei Regolamenti di cui all’articolo precedente e vigilano, ciascuno per l’ambito territoriale di propria competenza, sul corretto e imparziale svolgimento dell’elezione.
Gli eventuali reclami o ricorsi possono essere presentati da ciascuno dei partecipanti alla votazione al Collegio dei garanti della circoscrizione di residenza.
I reclami e i ricorsi relativi alla presentazione delle candidature devono essere presentati entro due giorni dalla decisione sulla loro ammissibilità.
I reclami e i ricorsi relativi alle operazioni di voto e alla proclamazione dei risultati devono essere presentanti entro le 24 ore successive.
I Garanti si pronunciano sulle questioni di cui al comma 4 entro le 24 ore successive.

  • Articolo 5 - (Uffici tecnici)

L’Ufficio tecnico-amministrativo cura l’attuazione del presente regolamento e lo svolgimento dell’elezione, a partire dalla predisposizione dei moduli e dalla definizione delle modalità di presentazione delle candidature. Entro quindici giorni dalla nomina dei suoi componenti, predispone i regolamenti necessari a specificare le procedure operative per la gestione delle operazioni di voto e predispone gli strumenti informatici per l’eventuale svolgimento per via telematica della consultazione.
Il Direttore è responsabile del coordinamento organizzativo delle attività di voto.
Il Responsabile della comunicazione dell’Ulivo promuove e coordina le attività finalizzate a informare i cittadini e sollecitare la partecipazione al voto.
L’Ufficio di Tesoreria è responsabile per la gestione finanziaria delle attività connesse con lo svolgimento dell’elezione.
L'ufficio tecnico-amministrativo decide le proprie modalità di articolazione a livello territoriale .

  • Articolo 6 - (Ripartizione dei seggi per l’Assemblea costituente nazionale tra le circoscrizioni ed i collegi)

Per la ripartizione dei seggi della Assemblea Nazionale, si fa riferimento ai collegi e alle circoscrizioni di cui alla legge 4 agosto 1993, n. 277. Milleduecento seggi vengono distribuiti tra le circoscrizioni in proporzione al numero di residenti e milleduecento seggi in proporzione al numero dei voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati, in entrambi i casi sulla base del metodo dei quozienti interi e dei più alti resti.
I seggi così assegnati a ciascuna circoscrizione vengono ripartiti tra i collegi in proporzione ai voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati sulla base del metodo dei quozienti interi e dei più alti resti. Qualora uno o più collegi abbiano ottenuto con tale metodo meno di tre seggi, ne ottengono tre. Si procede quindi nuovamente alla ripartizione di tutti i seggi residui tra gli altri collegi, sempre in proporzione ai voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati sulla base del metodo dei quozienti interi e più alti resti, reiterando eventualmente il computo fino a che tutti i collegi ottengano un minimo di tre seggi. Nelle circoscrizioni delle Regioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige la ripartizione dei seggi nei collegi è stabilita con successivo Regolamento. Un ulteriore seggio è assegnato ai collegi in cui abbia partecipato al voto un numero di persone pari a più del 20 per cento dei voti ottenuti dall’Ulivo nelle elezioni per la camera dei deputati del 2006.
Gli italiani residenti all’estero eleggono 45 rappresentanti, di cui 30 nella circoscrizione Europa, 9 in quella del Sud America, 3 in quella dell’America settentrionale e centrale, 3 in quella Africa, Asia, Oceania e Antartide. L’Ufficio di Presidenza delibera l’eventuale suddivisione della circoscrizione Europa in ulteriori sub-circoscrizioni e con apposito regolamento assicura le modalità di esercizio via Internet del diritto di voto attivo e passivo nonché le modalità di collegamento coi candidati alla Segreteria nazionale; ad essi non si applicano le norme di cui agli articoli successivi.

  • Articolo 7 - (Candidature)

Le liste per l'elezione dell’Assemblea Nazionale devono comprendere un numero di candidati non superiore di più di una unità al numero dei componenti da eleggere nei relativi collegi e non inferiore ai due terzi, con arrotondamento all'unità superiore qualora il numero dei candidati da comprendere nella lista contenga una cifra decimale superiore a 50. A pena di inammissibilità, le liste devono essere composte alternando candidati di sesso diverso. A pena di inammissibilità, non più della metà delle liste di collegio collegate in ambito circoscrizionale possono avere come capolista persone dello stesso sesso.
Le candidature nei collegi sono presentate all’Ufficio tecnico amministrativo territorialmente competente. Le candidature all’Assemblea nazionale devono essere corredate dalle sottoscrizioni di almeno cento e non più di centocinquanta aventi diritto nei rispettivi collegi, autenticate da almeno due consiglieri, comunali o provinciali, riconducibili all’Ulivo. Per i comuni con più di trecentomila abitanti le firme possono essere autenticate anche da due consiglieri circoscrizionali. Nessuno può sottoscrivere più di una lista.
Nessuno può candidarsi in più di un collegio per l’elezione dell’Assemblea nazionale.
Non è ammessa la candidatura di persone notoriamente appartenenti a forze politiche o ad ispirazioni ideali non riconducibili al progetto dell’Ulivo-Partito Democratico.
Non è ammessa la candidatura di persone che , alla data di presentazione delle candidature, si trovino in una delle situazioni previste dall’art. 1 del codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare il 3 aprile 2007.
Le candidature per l’Assemblea costituente nazionale sono valide solo se accompagnate dai seguenti documenti sottoscritti:
a) dichiarazione di accettazione della candidatura con un ordine delle candidature;
b) dichiarazione di adesione al Partito Democratico;
c) nome o slogan identificativo della lista;
d) dichiarazione politica avente riguardo agli intenti che la lista si propone in relazione ai compiti dell’Assemblea costituente;
e) indicazione di un referente circoscrizionale della lista, corredata dalla corrispondente dichiarazione di accettazione del ruolo di referente da parte di quest’ultimo;
f) eventuale dichiarazione di collegamento con liste di candidati presentate in altri collegi della medesima circoscrizione identificate dalla medesima denominazione, dalla medesima dichiarazione di intenti e dal medesimo referente circoscrizionale;
g) indicazione della persona che la lista sostiene come candidato alla carica di Segretario Nazionale, corredata dalla corrispondente dichiarazione di accettazione da parte di quest’ultimo
h) autocertificazione che non ricorrano per nessuno dei candidati inclusi nella lista le condizioni di inammissibilità di cui al precedente comma 5.
Le liste per l’Assemblea Costituente devono essere presentate, a pena di nullità, tra il 21 e il 22 settembre 2007.
Le dichiarazioni di candidatura alla carica di Segretario Nazionale sono presentate all’Ufficio tecnico amministrativo nazionale entro quindici giorni dall’approvazione del presente Regolamento unitamente a una dichiarazione di intenti e a un numero di firme compreso tra duemila e tremila, di cui almeno cento in ognuna di cinque regioni. Le dichiarazioni di candidatura sono accettate se corredate, entro i termini previsti per la presentazione delle liste, da dichiarazioni di cui al comma 7, lett. g), relative a liste presentate in almeno 25 diversi collegi presenti in non meno di 5 differenti regioni.
Nel caso in cui una candidatura alla carica di Segretario Nazionale sia stata dichiarata invalida, il referente circoscrizionale della lista che lo aveva indicato ai sensi della medesima lett. g) può, entro i 5 giorni successivi al termine di cui al comma 9, indicare il nome di un ulteriore candidato alla carica di Segretario Nazionale, scelto fra i soggetti che abbiano regolarmente presentato la propria candidatura ai sensi dal comma 8, corredata dall’accettazione dell’interessato. In caso di mancata accettazione la lista decade.
L'eventuale mendace autocertificazione di cui al precedente comma 6, lettera h), costituisce causa di ineleggibilità. In caso di elezione l’accertamento della mendace dichiarazione comporta l’immediata decadenza da qualsiasi carica del partito e la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria per il reato di falsità ideologica in atti privati (art. 485 c.p.) nonché la revoca di tutti i componenti della stessa lista di collegio alla quale appartiene il candidato.

  • Articolo 8 - (Confronto tra i candidati)

L'Ufficio di Presidenza promuove assemblee ed iniziative pubbliche nel corso delle quali ha luogo un confronto tra i candidati o i loro delegati a parità di condizioni. Tali assemblee si svolgono nei 20 giorni antecedenti la data di svolgimento dell’elezione. Iniziative analoghe possono essere promosse anche tramite l’utilizzo delle reti di comunicazione telematica.

  • Articolo 9 - (Disciplina della campagna elettorale)

Al fine di contenere i costi della campagna elettorale in vista delle elezioni di cui al presente regolamento, non è in ogni caso ammessa la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o di propaganda elettorale su mezzi radiotelevisivi, testate giornalistiche o altri organi di stampa e informazione.
Fermo restando quanto previsto dal comma 1, il Collegio nazionale dei Garanti, entro quindici giorni dalla nomina dei suoi componenti, predispone un regolamento di autodisciplina della campagna elettorale, idoneo ad assicurare condizioni di parità fra i candidati, con riferimento anche all’entità massima, alle modalità e alla documentazione delle spese.
Nel regolamento di cui al comma 2 sono altresì disciplinate le modalità con le quali è possibile rendere pubblici e diffondere gli annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, nonché discorsi svolti dai candidati.
Agli eventuali reclami relativi all’applicazione del presente articolo si applicano le procedure di cui ai ricorsi previsti dall’art. 4 del presente regolamento. Per le questioni riguardanti la campagna elettorale dei candidati alla carica di Segretario Nazionale è competente il Collegio nazionale dei garanti.
Le limitazioni di cui al comma 1 non si applicano alle attività di comunicazione eventualmente promosse unitariamente dal Comitato promotore 14 ottobre al fine di far conoscere ai cittadini le iniziative legate alla costituzione del Partito Democratico.

  • Articolo 10 - (Voto)

Per essere ammessi al voto, che si svolge in unica giornata dalle ore 7 alle ore 20, occorre esibire al seggio un documento di identificazione e, ad eccezione dei non ancora maggiorenni e dei non cittadini, la propria tessera elettorale.
L’Ufficio tecnico-amministrativo determina le modalità di voto per i non ancora maggiorenni e i non cittadini.
L’Ufficio Tecnico-amministrativo determina le modalità con le quali gli studenti universitari fuorisede e i lavoratori fuorisede sono ammessi a votare rispettivamente nella loro sede universitaria o di lavoro.
È necessario inoltre dare espresso consenso a che il proprio nominativo ed i propri recapiti siano inseriti nell’elenco dei partecipanti alla votazione e dei soci fondatori del Partito Democratico, ed a che l’elenco stesso sia reso consultabile per ogni eventuale verifica relativa all’effettiva partecipazione al voto, nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali.

  • Articolo 11 - (Procedimento elettorale)

Entro i quindici giorni precedenti la data di indizione l'Ufficio di Presidenza, sentito il parere dell’Ufficio tecnico-amministrativo, nomina i responsabili del procedimento elettorale per ogni circoscrizione. Il Collegio dei Garanti, qualora riscontri irregolarità o elementi di turbativa nello svolgimento del procedimento, può, di sua iniziativa, revocare il mandato conferito, surrogando contestualmente il responsabile revocato.
In ciascun comune è costituito almeno un seggio per lo svolgimento delle elezioni ed almeno un seggio aggiuntivo per ogni diecimila voti validi ricevuti nel 2006 dall’Ulivo. Di ogni seggio, viene definito e pubblicato su apposita sezione del sito web www.ulivo.it l’ambito territoriale, facendo riferimento alle circoscrizioni amministrative, ove esistenti, o alle vie e piazze in esso ricomprese, in modo da garantirne l’omogeneità complessiva.

I responsabili del procedimento nominano gli scrutatori per ciascun seggio e coordinano le attività necessarie a garantire il corretto svolgimento della consultazione. Un seggio è validamente costituito se formato da almeno 3 componenti, di cui uno con funzioni di Presidente.
Le schede di voto, in formato cartaceo o informatico, sono predisposte a cura dell’Ufficio tecnico-amministrativo. Le schede contengono una colonna per ciascuna lista, all’interno della quale sono presenti, nell’ordine, dall’alto in basso, i nominativi dei candidati di collegio, preceduti dal candidato alla carica di Segretario nazionale sostenuto dalla lista.
Gli elettori possono esprimere un unico voto in un’unica colonna di ciascuna scheda. Il voto si considera valido in qualsiasi punto della colonna sia stato apposto un segno. Sono considerate non valide le schede che presentino segni di votazione che ricadono all’interno di due o più colonne.
Lo scrutinio inizia subito dopo il voto dell’ultimo elettore presente nel seggio al momento della chiusura. Si procede prima allo scrutinio delle schede per l’elezione dell’Assemblea costituente nazionale e, subito dopo, allo scrutinio delle schede per l’elezione dell’Assemblea regionale.

  • Articolo 12 - (Assegnazione alle liste dei seggi per l’Assemblea costituente nazionale)

Dopo aver ricevuto le schede e i fogli riepilogativi dello spoglio dei voti relativi all’elezione dell’Assemblea costituente nazionale avvenuto in ciascun collegio, l'Ufficio elettorale circoscrizionale procede al riparto dei seggi assegnati a ciascun collegio in base alla cifra elettorale di ciascuna lista. A tal fine, divide il totale delle cifre elettorali di tutte le liste per il numero dei seggi assegnati al collegio più due, ottenendo così il quoziente elettorale di collegio; nell'effettuare la divisione trascura la eventuale parte frazionaria del quoziente. Attribuisce quindi ad ogni lista tanti seggi quante volte il quoziente elettorale risulti contenuto nella cifra elettorale di ciascuna lista. Se, con il quoziente calcolato come sopra, il numero dei seggi da attribuire in complesso alle liste superi quello dei seggi assegnati al collegio, le operazioni si ripetono con un nuovo quoziente ottenuto diminuendo di una unità il divisore.
I seggi che rimangono non assegnati vengono attribuiti al collegio unico circoscrizionale.
L'Ufficio elettorale circoscrizionale identifica quindi i gruppi di liste tra loro collegate ai sensi dell’art. 8, comma 7, lettera f) che abbiano ottenuto nel complesso più del 5% dei voti validamente espressi in ambito circoscrizionale. Con riferimento soltanto a tali gruppi di liste, computa la cifra elettorale circoscrizionale, pari alla somma dei voti residuati alle rispettive liste di collegio, a seguito della assegnazione dei seggi in base al precedente comma 1.
L'Ufficio elettorale circoscrizionale procede quindi alla assegnazione tra i gruppi di liste di cui al comma precedente dei seggi non ancora assegnati. A tal fine procede al riparto sulla base del metodo di cui al comma 1.
I seggi spettanti a ciascun gruppo di liste vengono assegnati alle liste appartenenti al gruppo che abbiano la frazione residuata del quoziente più alta. Qualora tutti i suoi candidati siano stati eletti, i seggi spettanti vengono assegnati alle altre liste del gruppo secondo l’ordine dei rispettivi quozienti.
Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, in conformità dei risultati accertati dall'Ufficio stesso, proclama eletti, nei limiti dei posti ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati in essa presenti seguendo l’ordine della lista stessa.

  • Articolo 13 - (Elezione dell’Assemblea Regionale)

Per l’elezione dell’Assemblea regionale e per l’indicazione dei Segretari regionali, ovvero nel Trentino Alto Adige per l’elezione delle Assemblee provinciali e dei Segretari provinciali, si applicano, in quanto compatibili, le norme previste per l’Assemblea Nazionale.
L’elezione dei componenti delle Assemblee costituenti e dei Segretari regionali avviene su una scheda composta in maniera simile a come indicato all’articolo 11, comma 4, ma distinta dalla scheda per l’elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionali. Le dichiarazioni di candidatura alla carica di segretario regionale sono presentate all’ufficio tecnico amministrativo regionale entro il 12 settembre 2007 unitamente a una dichiarazione d’intenti e a un numero di firme compreso tra 500 e 750 per le Regioni fino a un milione di abitanti e tra 1000 e 1500 per le Regioni con popolazione superiore a un milione di abitanti. Per quanto non previsto dal presente articolo, ai fini della presentazione delle candidature, si applicano, in quanto compatibili, le norme previste all’articolo 7; ai fini dell’assegnazione dei seggi alle liste si applica il metodo indicato all’articolo 12.
Il numero dei componenti della Assemblea regionale è pari al doppio di quelli da eleggere per l’assemblea Nazionale nella regione. La ripartizione dei seggi tra i collegi avviene in base al metodo indicato all’articolo 6, comma 2, avendo cura di attribuire a ciascun collegio un minimo di 6 seggi.
Sono componenti con diritto di parola dell’Assemblea costituente regionale gli eletti all’Assemblea costituente nazionale nella regione.

  • Articolo 14 - (Elezione del Segretario politico nazionale)

Qualora sia stata eletta una maggioranza assoluta di componenti l’Assemblea a sostegno di un candidato Segretario, il Presidente dell’Assemblea costituente nazionale lo proclama eletto all’apertura della prima seduta dell’Assemblea stessa; in caso contrario il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

  • Articolo 15 - (Elezione dei segretari regionali)

Qualora vi sia, tra i componenti eletti all’Assemblea costituente regionale ai sensi del precedente articolo 13, una maggioranza assoluta di componenti eletti a sostegno di un candidato segretario regionale, il Presidente dell’Assemblea lo proclama eletto all’apertura della prima seduta dell’Assemblea stessa; in caso contrario il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea eletti ai sensi del precedente articolo 13 e proclama coordinatore regionale il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

  • Articolo 16 - (Regole sulla trasparenza)

Il presente regolamento, unitamente a tutti i regolamenti integrativi previsti dagli articoli precedenti, è pubblicato in apposita sezione del sito web dell’Ulivo - Partito Democratico.
Nella sezione del sito web di cui al comma 1, sono altresì pubblicati, via via che si procede alla loro determinazione, costituzione o individuazione, i nomi dei componenti gli organi di cui al presente regolamento nonché il recapito presso cui è possibile indirizzare comunicazioni dirette agli organi medesimi, l’elenco dei candidati, l’elenco dei componenti i seggi elettorali ed ogni altro dato o documento identificato dal Collegio nazionale dei garanti di cui all’art. 3, comma 4.
Il Collegio dei Garanti di cui all’art. 3, comma 4 definisce le ulteriori disposizioni dirette a garantire la trasparenza e la pubblicità delle procedure dirette all’elezione delle assemblee costituenti nazionale e locali.

martedì 10 luglio 2007

di Nicandro Luciano - Perchè aderisco al Partito Democratico

PREMESSA: come tutti ho alle spalle una formazione e convinzione "filosofica", sociale e politica che mi spinge a cercare in una aggregazione partitica più idee possibili che si accostino ai miei ideali; ben consapevole che non troverò mai soddisfatte al 100% tutte le mie aspettative, per il semplice fatto che la convivenza sociale a tutti i livelli è frutto di mediazioni e accomodamenti.
IN PRATICA: nel Manifesto per il Partito Democratico elaborato già da tempo dalla Fabbrica del Programma di Prodi e quindi nel discorso di Veltroni trovo molte idee che mi soddisfano e
DI CONSEGUENZA trovo giusto aderire tout court a questo partito; senza pensare che la nostra, come ogni piccola o grande aggregazione, debba elaborare in proprio un programma.
Immaginiamo obiettivamente a cosa porterebbe tutto ciò: CAOS TOTALE.
Ogni "gruppo" al massimo deve proporre dei problemi contingenti/locali.
I nostri incontri non devono servire per disquisire di "massimi sistemi".
Dato per scontato che tutti abbiamo mentalmente già accettato di schierarci con il Partito Democratico e che soprattutto ci poniamo con sana etica politica, dobbiamo imparare a conoscerci nella pratica operatività per provare il piacere di stare assieme (visto che condividiamo gli stessi ideali) e per trovare poi, di conseguenza all’interno, le persone più adatte da "proporre" per "incarichi".
Cordialmente Nicandro LUCIANO

di Gabriella Burba - sulla scuola e sul federalismo

Condivido pienamente l’analisi e le proposte di Nico Fornasir. Non essendo residente in provincia di Gorizia e conoscendo soltanto dai giornali la situazione politica locale, ritengo più utile, per quanto mi riguarda, proporre alcune osservazioni più generali sulle sfide che il PD sarà chiamato ad affrontare, soffermandomi sugli aspetti che conosco più direttamente.
Come ho avuto modo di dire al primo incontro, ritengo vadano enucleate alcune priorità senza la pretesa di avere immediatamente risposte su tutto.
Mi lascia molto perplessa il fatto che nessuno neppure proponga di attuare il titolo V della Costituzione, che è stato voluto dal centro sinistra. Si continua a parlare di un mitico federalismo da realizzare quando, a parer mio, secondo l’attuale titolo V, l’Italia è già una Repubblica federale in quanto lo Stato ha competenze legislative specifiche (anche se molto ampie) mentre tutte le Regioni hanno competenze generali. A questo punto riesce difficile giustificare le ragioni degli statuti speciali e capisco che questo è problema non da poco per la nostra Regione. Qualche anno fa la Corte Costituzionale si è espressa in merito affermando che la gestione del personale scolastico è di competenza delle Regioni perché non attiene ai principi fondamentali dell’istruzione, unica competenza sull’argomento rimasta allo Stato. Nessuno ha fatto una piega, quasi la cosa fosse irrilevante. Io non sono una fan del federalismo. Ritengo che quella modifica costituzionale sia il frutto congiunto di una reazione alle pressioni devoluzionistiche della Lega e a problemi politici complessi, mondiali, europei e specificamente italiani, che illusoriamente si pensa di risolvere con il federalismo. Però credo anche che ci sia bisogno di una strategia coerente: se si ritiene che il federalismo sia una soluzione è necessario attuarlo e non restare in mezzo al guado. La situazione attuale è di assoluta confusione fra competenze dei diversi livelli di governo, con sovrapposizioni, sprechi ed incoerenze normative. Negli stessi anni in cui si riformava il titolo V, una legge trasferiva il personale ATA (bidelli) dagli enti locali allo Stato, tra l’altro con uno strascico enorme di contenziosi arrivati fino alla Corte Costituzionale. Dirò poi, parlando della scuola, l’ambito che meglio conosco, che se l’autonomia e il federalismo sono ciò che si è realizzato finora, io mi dichiaro, in modo conservatore o addirittura reazionario, centralista: siamo proprio sicuri che la miglior risposta politica alla frammentazione tipica del postmoderno sia quella di istituzionalizzare frammentazioni e differenziazioni e non piuttosto il difficile tentativo di individuare, negoziando con tutti gli attori dei processi, una condivisione su valori, modelli, norme che costituiscano una base comune minima?
L’autonomia scolastica è stata addirittura costituzionalizzata. Dal punto di vista amministrativo, secondo la mia esperienza, le conseguenze di un’autonomia così intesa e realizzata sono disastrose, anche dal punto di vista dei costi. Nella situazione attuale ogni Istituto scolastico si trova ad "inventare" ex novo procedimenti e modelli amministrativi che prima venivano diffusi in modo uniforme dal Ministero. Faccio soltanto alcuni esempi per far capire la proliferazione dei costi-uomo (anzi generalmente donna) che tutto ciò comporta. Arriva la legge anti fumo, dal Ministero nessuna indicazione, le scuole che se ne accorgono diventano matte a cercare in Internet normativa e modelli (cartelli, incarichi per i responsabili della sorveglianza), quelle che non se ne accorgono prendono multe. Stessa cosa per la 626 e la privacy: io ho "perso" decine e decine di ore a studiare normativa, elaborare informative, incarichi, oltre a fare formazione in tutta una serie di scuole. Ritenete davvero che la libertà di insegnamento e la creatività debbano esplicarsi in questo modo? Non sarebbe più corretto, più sicuro (in questa situazione "autonoma" i rischi di errore sono altissimi) e infinitamente meno costoso che il MPI elaborasse un’informativa uguale per tutti gli studenti e gli insegnanti d’Italia? I Dirigenti Scolastici ritengono che i problemi dipendano dalla mancata istituzione dei centri di supporto all’autonomia (a livello provinciale). Io personalmente ritengo che questi aspetti, che non sono altro che applicazione di leggi, possano tranquillamente venir gestiti a livello nazionale.
L’altro effetto delle riforme scolastiche attuate sempre dal centro sinistra sono state le così dette razionalizzazioni: in nome del risparmio sono state accorpate sedi scolastiche di diverso grado ed indirizzo, creando in molti casi dei mostri ingovernabili (L’ISIS dove insegno è uno degli Istituti più complessi d’Italia, con 6 plessi scolastici in tre Comuni diversi). Inizialmente la legge prevedeva che la dimensione ottimale delle scuole fosse fra 500 e 900 studenti, numeri che mi trovano del tutto d’accordo: definiscono infatti comunità umanamente gestibili. In realtà l’idea del risparmio e della scuola azienda ha portato a rispettare solo il limite inferiore creando o mantenendo Istituti con 1500, 2000 studenti, senza peraltro modificare la normativa sui Dirigenti Scolastici che, diversamente dai manager cui si vorrebbe compararli, non possono delegare ad alcuno le loro responsabilità: per quanti collaboratori si scelgano, il potere di firma e rappresentanza (con le connesse responsabilità) spetta sempre loro. Si era parlato infatti, in concomitanza con l’autonomia, di istituire le cosiddette figure di sistema, assolutamente necessarie in scuole molto grandi e con compiti sempre più ampi, ma ovviamente non se n’è fatto nulla.
Dal punto di vista didattico, che è sicuramente quello che più interessa, i problemi non sono minori. Ritengo che il costituendo PD debba assumere come prioritaria la questione dell’istruzione e dell’educazione, da un lato per rifondare processi di trasmissione culturale e valoriale alle giovani generazioni (nessuna società sopravvive senza un certo mix fra conservazione ed innovazione, fra condivisione comunitaria e spirito d’individualità), dall’altro per reggere la sfida economica della società della conoscenza.
Uno studio fondato sul grado d'istruzione come misura del capitale umano mostra che un paese con un livello d'istruzione globale superiore dell’1% alla media internazionale, raggiungerà livelli di produttività del lavoro e di PIL pro capite superiori, rispettivamente, del 2,5% e dell’1,5% a quelli di altri Paesi. Non a caso la Finlandia, che ha investito in ricerca e sviluppo molto al di sopra della media UE (e molto al di sopra sono i risultati dei suoi studenti) evidenzia un incremento della produttività e del PIL superiore anche a quello statunitense.
Ritengo che la scuola e l’Università italiane abbiano bisogno urgente di riforma. Cerco di andare sinteticamente per punti:
Anzitutto è necessario introdurre (o reintrodurre) criteri meritocratici di valutazione degli insegnanti e smetterla con le pratiche sindacali e pubbliche, comuni peraltro a tutto il pubblico impiego, di tutela ad oltranza dei fannulloni, degli incompetenti e degli schizzati (ne ho conosciuti parecchi: invece che lasciarli insegnare bisognerebbe affidarli ai servizi sociali). Se esistono criteri di selezione in entrata (magari non idonei, ma esistono) per tutti i 35 o 40 anni di insegnamento i docenti non vengono più valutati da nessuno, se non da studenti e famiglie le cui proteste non ottengono mai nulla.
Poi è assolutamente urgente una riforma dell’istruzione superiore, il cui impianto, con alcuni aggiustamenti, risale ancora a Gentile. Uno degli aspetti condivisibili della riforma Moratti era la riduzione delle ore di lezione a 30, quelle più o meno degli attuali Licei. Si tratterebbe ovviamente di ridurre anche le materie e gli insegnanti, resistendo alle pressioni delle lobby, in direzione di un approccio di studio meno frammentato, meno enciclopedico e più finalizzato alle competenze essenziali e all’unità del sapere. Il tempo scuola non ne verrebbe a soffrire perché oggi la maggior parte degli istituti tecnici e professionali di fatto propone 30 ore di lezione, al posto di 36 nominali, con l’escamotage delle ore di 50 minuti che, da rimedio eccezionale sono diventate la norma, con grave danno per l’erario (gli insegnanti insegnano di fatto per 15 ore e vengono pagati per 18, qualcuno ha già calcolato i milioni di euro che perde lo Stato e la Corte dei Conti è all’erta).
Un’analoga semplificazione va proposta per l’Università: siamo all’assurdo di circa 4.000 corsi universitari, ognuno con nomi diversi, in funzione puramente pubblicitaria e di mercato, con Atenei che non riconoscono gli analoghi percorsi fatti altrove pur in un contesto europeo di reciproco riconoscimento dei titoli. E poi si investono soldi ed energie nell’orientamento: sfido chiunque ad orientarsi nell’attuale confusione universitaria di lauree triennali, specialistiche, a ciclo unico, master di I e II livello, dottorati ecc.
Ovviamente la meritocrazia deve riguardare anche gli studenti. Ci sono corsi di laurea che sfornano analfabeti e non credo che la proliferazione di titoli finti possa far progredire il Paese. Non a caso nel nostro Paese, diversamente dall’Inghilterra, c’è scarsa connessione fra titolo di studio e carriera lavorativa e il canale più utilizzato per trovare lavoro è ancora quello delle conoscenze personali.
Per quanto riguarda la nostra Regione segnalo due nodi in questo momento in discussione, che mi sembrano rischiosi: la proposta del Friulano come lingua veicolare obbligatoria (Dio ce ne scampi! Io credo che al massimo si possa rendere obbligatorio lo studio della storia e della cultura del luogo, senza imporre a chi, come molti stranieri, ha già problemi con l’Italiano, l’apprendimento di una lingua non sua e assolutamente non veicolare al di fuori di un ristretto territorio). Inoltre è in discussione il mantenimento del servizio regionale di orientamento, una struttura che in altre Regioni ci invidiano e che, per mia esperienza, funziona. Esiste una sede anche a Gorizia. Io conosco quella di Cervignano: offre un ottimo supporto alle scuole, ma anche ai giovani in cerca di lavoro.
Connesso al tema dell’istruzione è quello del lavoro: obiettivo prioritario dev’essere il superamento della precarietà a vita, con forme di vero e proprio sfruttamento che sempre più colpiscono i giovani con elevato livello d’istruzione. Dopo che la sociale fabbrica di illusioni li ha indotti a laurearsi e "masterizzarsi" vengono pagati dalle Cooperative da 5 a 10 € all’ora. Lo fa anche la nostra Regione: le sportelliste del servizio di orientamento regionale, tutte laureate, vengono gestite da una cooperativa a 9 € all’ora. Contemporaneamente anche qui proporrei una semplificazione normativa (urgente in tutti i campi: 200.000 leggi sono ingestibili): da rivedere, ad es., tutto il campo dei doppi o tripli lavori e delle incompatibilità per il pubblico impiego. Per quale ragione un insegnante non può fare nel suo tempo libero il falegname, mentre può svolgere le professioni di avvocato o commercialista o ingegnere? Non sarebbe meglio estendere a tutte le professioni la norma che prevede un’incompatibilità totale per l’insegnamento a tempo pieno, riconoscendolo finalmente come una professione e non un dopo lavoro?
Altra priorità su cui impegnarsi è il campo socio-assistenziale nello spirito partecipativo della L. 328/2000. So che a Gorizia è da molti anni presente un grande dibattito sull’ospedale e sulle scelte sanitarie regionali. Lascio ad altri più informati di me il merito della questione, ma voglio condividere alcune riflessioni su un’esperienza di parecchi anni fa che mi ha suscitato molti interrogativi. Ho conosciuto negli anni ’90, in seguito ad un ricovero di mio figlio, purtroppo in fuga da ospedali italiani, due strutture ospedaliere austriache che mi hanno molto colpita per vari aspetti: una era un ospedale generale (Graz) simile per grandezza e struttura a quello di Udine, l’altra un ospedale riabilitativo neppure lontanamente simile ai nostri, anzi, secondo i nostri parametri, assolutamente avveniristico. Gli aspetti comuni ai due ospedali erano: un’eccezionale competenza di medici e paramedici, unita ad un’eccezionale disponibilità umana, l’assoluta sburocratizzazione (che è tipica anche delle scuole austriache. Se serviva la consulenza di un medico di un altro reparto, bastava una richiesta telefonica e in mezz’ora il medico arrivava, in generale non servivano carte per esami e visite specialistiche che venivano semplicemente prenotate dagli ospedalieri), la tendenza, opposta alla nostra, a favorire in tutti i modi l’autonomia dei degenti, secondo l’idea che meno stanno a letto e meglio è. Dall’ospedale riabilitativo i pazienti erano liberi di uscire quando volevano (andavano per es. a pranzo o a cena in gasthof della zona, pur avendo in ospedale una bellissima mensa) e venerdì sera tutti quelli che potevano andavano a casa, con ovvi risparmi di costi. In compenso, in base a cartellini con gli orari, facevano anche sei ore di fisioterapia al giorno, il che da noi è un obiettivo inarrivabile. Quest’ospedale riabilitativo, assolutamente pubblico (l’equivalente di un nostro ospedale INAIL) è considerato uno dei migliori d’Europa, dotato di officine di ergoterapia, di macchine di ripresa per correggere la postura, di auto per imparare a guidare con comandi speciali ecc. Ebbene qual è la sorpresa? Nel 1994 la degenza costava circa 500.000 lire al giorno, nello stesso periodo il Gervasutta, che al confronto era una locanda di quart’ordine, costava (sono andata ad informarmi in amministrazione) 650.000 lire al giorno. Gli stipendi dei paramedici erano comparabili a quelli italiani, gli standard assolutamente superiori. Credo che questo ponga degli interrogativi. Analoghi a quelli che ci ha posto una scuola austriaca con cui abbiamo avuto uno scambio culturale. Di grandezza analoga all’Istituto commerciale di Palmanova (350, 400 studenti): quando abbiamo chiesto quanti bidelli avevano (da noi 5 o 6) il collega austriaco ci ha risposto che il termine bidello non ha l’equivalente in tedesco, che da loro c’è solo il custode della scuola che fa tutto (pulizie comprese).
Negli ospedali austriaci non ho mai visto gli infermieri del turno di notte andare a dormire, mentre questo era un comportamento abituale sia all’ospedale di Udine che alla clinica universitaria di Padova.
Credo che sia necessario puntare, sul lavoro, alla garanzia di maggiori diritti, ma anche ad un’assunzione responsabile di doveri professionali.
Segnalerei velocemente tre altre priorità, su cui non mi dilungo perché ho già scritto troppo: ambiente (con tolleranza zero verso i comportamenti inquinanti non solo delle imprese ma anche dei consumatori), legalità (riducendo il numero delle leggi ma pretendendo il rispetto della legge), amministrazione della giustizia: ovvio chiedere che i processi durino meno, forse meno ovvio impostare una politica meno ondivaga che, a seconda degli umori pubblici, aumenta le pene, poi le sconta o delibera indulti. Depenalizziamo ciò che non crea particolare allarme sociale, colpendo con pene pecuniarie significative, ma garantiamo per il resto la certezza della pena. Il problema è del tutto simile a quello esistente in ambito educativo: sono importanti regole chiare e non soggette all’arbitrio del momento, ma soprattutto applicate.
Gabriella Burba

di Mauro Mazzoni

Prima del poter contribuire con un mio modesto contributo ad un eventuale programma, mi permetto di esporre alcune mie personali considerazioni che, nell’arco dell’ultimo incontro, sono emerse esplicitamente.
Sono parecchi anni che, non so per quale motivo, sono inserito in quel contesto, minoritario, di persone che si impegnano in attività politica. Sarà stato, forse, la mia predisposizione all’impegno sociale, in vari campi, che ha fatto di me una di quelle persone che vengono chiamate a raccolta ogni volta che, nel mondo della politica nazionale e non, si prospetta una novità che scuote le nostre coscienze e che ci stimola a contribuire alla sua nascita e alla sua realizzazione.
Quante volte, al sentire le motivazioni che hanno spinto persone, molto più elevate culturalmente, a far sognare in noi la realizzazione di quelle motivazioni che ci hanno spinto a partecipare all’impegno politico. Quante volte, nell’ascoltare gli interventi, di quelle persone culturalmente più preparate di me, mi sono trovato a condividere, non solo, ma a ritrovarmi in sintonia con quei pensieri e quelle filosofie. Quante volte, uscendo, ci siamo guardati tra di noi ed abbiamo detto: finalmente c’è qualcuno che la pensa come noi. Quante volte abbiamo partecipato, non solo nel pensiero ma anche nell’impegno, a portare avanti quei pensieri. Quante volte siamo andati dai nostri, sempre gli stessi, amici a raccontare la novità, la nuova nascita, la realizzazione di quelle radicate prassi che hanno fatto della politica dell’interesse prima delle persone, a titolo personale, che della collettività. Quante volte abbiamo cercato di convincere, gli stessi amici, che qualche cosa si era mosso nel mondo dell’interesse e del menefreghismo. Quante volte siamo andati a votare con la certezza della vittoria, con la certezza del cambiamento, con la certezza del ripulisti in un mondo corrotto e, sempre più, impegnato a risolvere la propria "attività" che altro. Quante volte siamo andati, con la bocca aperta come bambini che sperano nel finale desiderato della bella favola e siamo usciti con la gobba piegata dalla delusione e dallo sconforto. Quante volte questa lezione non ci è servita, non ci si ricorda di essa, non fa parte della nostra storia. Tante volte. Tantissime volte. Ciò sta a dimostrare la nostra predisposizione a quella forma di sadomasochismo che fa di noi paladini e condottieri di sogni mai realizzati. Non ci possiamo fare niente. Siamo fatti così. Gli altri lo sanno e ci stimano mettendocela nel c…. Partiamo, sempre, in salita. Partiamo, sempre, dalla parte degli sconfitti. Partiamo, sempre, con la consapevolezza che, da parte degli altri, quelli che decidono, siamo fatti così, siamo una certezza, siamo lo zoccolo duro, siamo la garanzia, siamo quelli che non devono essere conviti a base di "premi", siamo gli spettatori ubbidienti allo scempio delle nostre aspettative, ubbidienti, nella nostra convinzione, a non disturbare il manovratore, convinti, sempre, che è meglio così che peggio. Così si va avanti da tantissimi anni. Questa è la nostra vita, la nostra illusione politica che ha fatto di noi un sempre più convinto desiderio di cambiamento, di cambio di registro, di modifica sostanziale di un aspetto fondamentale nella vita di una collettività. Che piccola o grande che sia. Siamo arrivati ad esprimere un consenso, tra di noi, che non è arrivato mai a comandare a dettare le regole, a prendere il pallino in mano. Perché? Qui, permettetemi, vado a fare alcune considerazioni, sempre personali, sulle cause.
Quando noi andiamo a esprimere quelle nostre, fondamentali, convinzioni che fanno di noi la radice del nostro impegno, la disponibilità gratuita, il disinteresse ad interessi personali, l’abbattimento di questi, la lotta contro quelle forme subdole, vili, di promesse elettorali, la rabbia verso tutti quelli che lo fanno, l’indicare, invece, quelli che si impegnano in forma diversa, dimenticando che, se sono arrivati a quei vertici, si saranno, inevitabilmente, adattati ad un tran tran uguale e che, forse, per distinguersi, cercano di inventarsi nuove strategie di consenso ma che diventano, in quel momento, i nostri referenti e avanti di questo passo. Perché non siamo cresciuti? Perché non abbiamo radunato consensi tali da cambiare, radicalmente, tutto questo? Perché le nostre convinzioni non hanno fatto braccia nelle coscienze della gente e, sopratutto, di tanti giovani che sperano in un cambiamento sostanziale della politica? Perché. Le nostre coerenze, le nostre rabbie, le nostre illusioni non sono state premiate con il consenso? Dobbiamo domandarcelo. Dobbiamo verificare dove abbiamo e continuiamo a sbagliare. Non possiamo permetterci il lusso di essere sempre presi in giro, non possiamo permetterci il lusso di fallire, va e andrà della nostra considerazione verso quelli che ci guardano fuori dal recinto. Dobbiamo, cominciare, a chiarire che non siamo gli stupidi idioti, gli illusi, i disinteressati. Dobbiamo, cominciare a pretendere che, se quelli che predicano in un determinato senso, devono premiare, se così si può dire, quelli che gli sono più vicini e che questi, nel vincere, non daranno spartizione del bottino ma dimostrazione di vittoria e di realizzazione, finalmente, di quegli obbiettivi che hanno fatta la nostra convinzione e la nostra forza. Dobbiamo, finalmente, dimostrare, a che ci segue, che siamo vincitori. Dobbiamo dimostrare, finalmente, che quelle convinzioni che hanno stimolato l’impegno politico, siano realizzate non con l’ubbidienza ma con il comando. Dobbiamo dimostrare, soprattutto ai giovani, che le promesse fatte da chi le può fare, non sono politica ma interesse. Questo lo si fa solo vincendo. Dobbiamo dimostrare che la politica può essere un impegno sano, non marcio come si crede. Dobbiamo dimostrarlo con i numeri e non con i sogni. Illusioni? Miraggi? Utopie? Sì, ne sono certo se no non saremmo qua a raccontarci tutto questo, saremmo ad impegnarci per un mondo politico, concreto, migliore. Siamo condannati a pensare in questo modo. E’ il solo che riusciamo a fare nostro. E’ la nostra cultura e la nostra storia. E’ la nostra, costante, ricerca della novità, del cambiamento, del nuovo che nasce. Restiamo, se non cambiano i poteri, quelli che "lo prendono" rispetto a quelli che "lo mettono". Per fare questo bisogna impostare dei programmi che non possono essere solo basati su idee ma, anche e soprattutto, su vittorie. Dobbiamo realizzare i nostri desideri per essere più gratificati e per essere sempre più convincenti verso chi ci ascolta e ci crede. Dobbiamo diventare riferimento di cambiamento culturale e politico ai vertici e non restare, sempre, alla base. Non riusciremo a cambiare niente. Resteremo sognatori di un mondo di favole. Continueremo a correre dietro le farfalle che possono chiamarsi Partito Democratico. Dobbiamo, almeno nel contesto locale, mandare a casa tanta gente, convincere tanti a far mandare a casa tanta gente, cambiare le regole del gioco. Impegno impossibile se non ci si prova. L’abbiamo già provato in altri tempi, dobbiamo continuare a crederci cambiando quello che ha fatto di noi dei perdenti. Individuando quegli errori che hanno spianato le strade ai soliti. Ricordando, ai soliti, che la loro vita di interesse è finita, che non giochiamo più con loro, che, solo in questo modo, continueremo, forse, a riscuotere consensi e ingrosseremo le file del nostro pensiero. Come si può fare? Con programmi non solo enunciati ma realizzati. Se no restano parole al vento. Frustrazioni continue di sognatori incalliti. Non ce lo meritiamo! Forse per questo siamo in queste condizioni. E’ più facile convincere un giovane, che non ha lavoro, che ci potrebbe essere un premio se si sta dalla parte del vincente/interessato, che convincere un giovane, che non ha lavoro, che non è in questo modo che risolve i suoi problemi ma è in questo modo non risolve i suoi problemi. Più facile a dirsi che a farsi ma bisogna pur farlo.
Scusate queste mie, forse, prolisse considerazioni ma è un motivo come un altro a togliersi del sassolini o macigni, dalle scarpe che hanno fatto di me, più che un camminatore verso la meta, un peccatore, con tanto di supplizio, verso la meta che non arriva mai.
Detto questo, ritorno all’inizio del mio pensiero, con un apporto ad un programma che possa coinvolgere un numero sempre più grande di seguaci o, meglio dire, di convinti compagni di strada.
Una mia convinzione, spero non sia solo mia, è quella di coinvolgere, ad un programma, più persone possibili perché ritrovino, in quello, interesse comune. Far sì che gli obbiettivi possano coinvolgere più consensi possibili, senza stravolgere o imporre, ad altri, soluzioni non gradite. Cercare di formare coscienze che non trovino solo ed esclusivamente benefici propri ma che credano che l’insieme può e deve diventare interesse comune. Guardare fuori dal proprio orto e cominciare a guardare la campagna. Sognare in grande. Ricordare che la ricchezza degli altri è anche la propria ricchezza se inserita nello stesso interesse. E viceversa. Non pensare che i propri obbiettivi devono imporsi ad altri ma che, insieme ad altri, possano realizzarsi in un quadro d’insieme. Ragionare su un territorio più vasto con menti più vaste nell’accogliere questi pensieri. Rafforzare il territorio in un obbiettivo che possa coinvolgere, il più possibile, zone sempre più vaste. Abbattere, rispettando le diversità e magari rafforzandole, quei campanilismi che hanno limitato lo sviluppo dell’insieme a beneficio del proprio, con il difetto che proponendo il grande si possono proporre tantissime cose e nel piccolo solo alcune. Questo pensiero, che non è solo filosofico, ma soprattutto concreto, lo identifico nel territorio della nostra provincia, che, possono fare quello che vogliono, non è possibile cambiare in nessun modo. Per fare questo. Però, dobbiamo abbattere non solo confini di borgo ma confini di storia, cultura, ricordi. Bisogna, possibilmente, guardare avanti portandoci dietro tutto quello che può fare sviluppo e integrazione non solo tra popoli diversi ma anche e soprattutto tra comunità della nostra provincia. Dobbiamo incominciare, se possibile, a pensare che è importante divertirsi in tanti e non solo in pochi, a beneficio di altri. Bisogna rafforzare gli intendimenti comuni, le peculiarità proprie, le caratteristiche che, nell’insieme, rafforzino il territorio e lo rendano interessante agli occhi di che ci guarda. Solo così riusciremo a diventare interessanti e invidiati. Solo così riusciremo a proporre differenziazioni che, se un tempo hanno diviso e isolato, diventino esempio di convivenza, di sviluppo, di proposte, di crescita, di interesse. Così le nostre peculiarità che diventeranno la nostra forza, perché questa nostra provincia ha questa forza e deve svilupparla insieme a chi ci sta vicino e, voglia o non voglia, deve convivere e svilupparsi.
Il territorio di questa nostra provincia, così diverso e così delimitato nella sua estensione, può diventare, e deve diventare, interessante dal punto di vista non solo turistico, enogastronomico, ma soprattutto culturale, come esempio d’integrazione e di superamento di quelle ferite, che rimangono per tanti aperte, e che non portano a niente se non al solo ricordo di rancori, odi, incomprensioni. Il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare. Se restiamo aggrappati ai ricordi, invecchieremo con loro senza prospettive per i nostri figli e per la nostra futura storia. Uno sforzo immane, ma uno sforzo che potrà dare frutto. Dissodiamo il terreno dai sassi che non danno frutto e impiantiamo il seme dello sviluppo che darà, se sapremo coltivarlo, futuro al nostro territorio.
Ringrazio chi mi ha dato la possibilità di esprimere questi miei confusi pensieri. Spero tanti possano fare lo stesso, per contribuire alla crescita comune, in modo tale che la cosa più importante per noi non sia vincere da soli, o far vincere il proprio pensiero, ma far sì che la vittoria dell’altro sia la nostra vittoria, perché condivisa e desiderata. Forse, questo, è più facile a dirsi che a farsi ma bisogna incominciare, almeno, a dirlo.
Mauro Mazzoni

domenica 8 luglio 2007

Comitato Provinciale per il Partito Democratico
Ecco i componenti indicati ieri dai segretari provinciali di Margherita, DS, Repubblicani Europei, S. Skupnost durante una conferenza stampa a Gorizia

Altran Silvia (Margherita) – vicesindaco Monfalcone – vicesegrataria regionale del partito
Bigot Luca (DS) – già vice sindaco a Cormons
Bolzan Mirio (DS) – consigliere regionale – direzione regionale
Brandolin Giorgio (DS) - Presidente dell'Aeroporto FVG spa
Bruni Paola (DS) – della Direzione regionale
Brussa Franco (Margherita) – consigliere regionale – presidente dell’assemblea regionale del partito
Calvo Roberta (Repubblicani Europei?)
Canesin Claudio (socialisti isontini)
Capogrosso Luigi (Margherita) – della direzione regionale del partito
Carloni Cristina (DS) – consigliere regionale – direzione regionale
Caruso Silvia (Margherita) – sindaco di S. Canzian – dell’assemblea provinciale del partito
Caudek Juliajan (S. Skupnost)
Cechet Liviana (Margherita) – della segreteria comunale del partito
Cernic Mara (S. Skupnost)
Cettul Elena (DS) – consigliere comunale a Ronchi
Corsi Adriano (S. Skupnost)
Crocetti Bruno (Margherita) – dell’esecutivo provinciale del partito
Demartin Roberta (Margherita) – vice presidente della provincia
Di Matteo Maurizio (Margherita) – assessore provinciale – dell’esecutivo regionale del partito
Fabbro Alessandro (Margherita) – presidente del consiglio provinciale – dell’esecutivo regionale del partito
Falanga Gennaro (DS) – consigliere provinciale Ulivo
Fatou Sarr (comunità senegalese)
Fontanot Roberto (Margherita) – sindaco di Ronchi
Furlan Oliviero (DS) – segretario del partito comunale di Gorizia
Gaddi Mauro (Margherita) – segretario comunale del partito di Gradisca
Gherghetta Enrico (DS) – Presidente della Provincia - direzione regionale
Greco Omar (DS) – segretario del partito provinciale
Grusovin Marco dell’ICM di Gorizia
Innocenti Sergio (socialisti isontini)
Jarc Marco (DS) – consigliere provinciale Ulivo
Liubich Mario (Repubblicani Europei?)
Macor Barbara (Margherita) - ??
Manunza Fabio (DS) – Monfalcone
Maran Alessandro (DS) – deputato – direzione regionale
Marani Lorenza (DS) – consigliera comunale S. Canzian
Mark (comunità bengalese)
Moretti Diego (Margherita) – segretario provinciale del partito
Morgan Giulio (socialisti isontini)
Mosetti Giulio (Margherita) – segretario del partito a Gorizia
Murgia Antonello (Margherita) – consigliere comunale Monfalcone
Pascolin Alfredo (DS) - Presidente Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Comune di Monfalcone
Paussi Gianni (Repubblicani Europei?)
Peric Boris Presidente del Kulturni dom di Gorizia
Pian Elisabetta (DS) – sindaco di Sagrado
Pizzin Stefano (DS) – segreteria regionale
Pizzolitto Gianfranco (DS) – Sindaco Monfalcone – direzione regionale
Polli Giorgia (DS) - della Segreteria regionale
Porciani Roberto (Margherita) – dell’assemblea provinciale del partito
Portelli Federico (Margherita) – consigliere comunale Gorizia – dell’esecutivo regionale del partito
Povse Janez (S. Skupnost)
Primosig Silvan (S. Skupnost)
Prizzi Paola ??
Rizzuto Ivan (Repubblicani Europei)
Russo Luisa (DS) – consigliera comunale S. Pier d’Isonzo
Salomoni Maurizio (DS) – assessore provinciale – direzione regionale
Sartori Paolo (Repubblicani Europei?)
Scaramuzza Mario (socialisti isontini)
Spacapan Mirko (S. Skupnost)
Stacul Franco (Margherita? Socialista?)
Terpin Damian (S. Skupnost)
Tomasinsig Linda (DS) – del Consiglio regionale dei garanti
Tommasini Franco sindaco di Gradisca
Totaro Cristina (Margherita) – della segreteria comunale di Gorizia
Visintin Maurizio (socialisti isontini) – assessore provinciale
Vito Sara (Margherita) – assessore in provincia
Zorgniotti Oscar (Margherita) – segretario del partito a Cormons

sabato 7 luglio 2007

Questo è il decalogo che il comitato dei 45 ha discusso il 18 giugno. E' ancora un bozza... Si ritrovano tra il 10 e il 12 luglio per stabilire definitivamente le regole.
  1. Il 14 ottobre 2007 si eleggono le Assemblee costituenti regionali e nazionale del Partito democratico. Gli eletti all’Assemblea Costituente Nazionale sono anche membri dell’Assemblea regionale della rispettiva regione. Entro il 31 dicembre 2007 si eleggono anche le assemblee provinciali.
  2. L'Assemblea Nazionale convocata da Romano Prodi che ne assume la Presidenza, elegge il Segretario nazionale, approva il Manifesto e lo Statuto federale del Partito.
  3. L'Assemblea Regionale approva il proprio Statuto nel rispetto dei principi stabiliti dallo Statuto nazionale.
  4. Possono partecipare in qualità di elettori e candidati tutte le cittadine ed i cittadini italiani che al 14 ottobre abbiano compiuto sedici anni nonché le cittadine e i cittadini dell’Unione europea ed extracomunitari in regola con la normativa vigente in materia di soggiorno che risiedano stabilmente in Italia, i quali al momento del voto aderiscano al Partito Democratico dichiarando di partecipare al processo costituente e devolvano un contributo minimo di € 2,00 per la copertura delle spese organizzative.
  5. Per l’assegnazione dei seggi ai fini dell’elezione della Assemblea Nazionale, si fa riferimento ai collegi e alle circoscrizioni di cui alla legge 4 agosto 1993, n. 277 (legge Mattarella Camera). Milleduecento seggi vengono distribuiti tra le circoscrizioni in proporzione al numero di residenti e milleduecento seggi in proporzione al numero dei voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati. Nell’ambito di ciascuna circoscrizione si assegnano in primo luogo tre seggi a ciascun collegio uninominale. I restanti seggi vengono ripartiti tra i collegi in proporzione ai voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati. Un ulteriore seggio assegnato ai collegi in cui abbia partecipato al voto un numero di persone pari a più del 20 per cento dei voti ottenuti dall’Ulivo nelle elezioni per la Camera dei deputati del 2006. Gli italiani residenti all’estero eleggono 30 rappresentanti, di cui 20 nella circoscrizione Europa, 6 in quella del Sud America, 2 in quella dell’America settentrionale e centrale, 2 in quella Africa, Asia, Oceania e Antartide.
  6. Le liste per l'elezione dell’Assemblea Nazionale sono plurinominali con alternanza di genere (alternativa: tanti candidati quanto gli eleggibili senza preferenze ovvero liste col doppio dei candidati e preferenze). Occorrono 100 firme per presentare una lista di collegio. Nessuno può candidarsi in più di un collegio. Ci si può collegare nella circoscrizione con una dichiarazione di intenti che la lista si propone in relazione all’Assemblea costituente e con un identico nome e simbolo.
  7. Con un sistema analogo a quello vigente per la Camera fino al 1992, si assegnano prima i seggi pieni nei collegi con la proporzionale (quoziente corretto a + 2), poi i seggi non assegnati e i voti non utilizzati (resti) confluiscono a livello circoscrizionale. Le liste che a quel livello hanno ottenuto più del 5% dei voti si suddividono i seggi residui col medesimo metodo; i seggi in questo modo assegnati a ciascun gruppo di liste vengono attribuiti alle liste di collegio con i resti più grandi.
  8. Per essere ammessi al voto, che si svolge in unica giornata dalle ore 7 alle ore 20, occorre esibire al seggio un documento di identificazione e, ad eccezione dei non ancora maggiorenni e dei non cittadini, la propria tessera elettorale che identifica il collegio elettorale. Saranno poi determinate le modalità di voto per i non ancora maggiorenni e i non cittadini e per gli studenti universitari fuorisede nella loro sede universitaria.
  9. Gli elettori possono esprimere un unico voto in un’unica colonna. Il voto si considera valido in qualsiasi punto della colonna sia stato apposto un segno. Sono considerate altresì valide le schede su cui sia stato apposto più di un segno di votazione all’interno della medesima colonna. Sono considerate non valide le schede che presentino segni di votazione che ricadono all’interno di due o più colonne.
  10. Lo scrutinio inizia subito dopo il voto dell’ultimo elettore presente nel seggio al momento della chiusura.
PD: la finta riunione del comitato dei 45
Rivolta dei movimenti contro il partito democratico. Riunione finta: ecco la verità...
tratto da http://larete.ilcannocchiale.it/ - martedí 19.06.2007 17:34

Di Paola Caporossi (Associazione per il Partito Democratico)

Come rappresentante dell’APD sono stata chiamata a far parte del Comitato Promotore Nazionale costituito con l’obiettivo primario di discutere e decidere le regole per l’elezione dell’Assemblea Costituente del PD il prossimo 14 ottobre.
Alla prima riunione romana, quella del 30 maggio, sono state spese quasi cinque ore – dalle 20.30 all’1,15 di notte - per analizzare la sconfitta delle amministrative, strumentalmente usata per attaccare il premier e ribadire la necessità di un leader forte del PD, ben distinto da Prodi e con l’autonomia sufficiente per smarcarsi dalla sua debole azione di governo.
Il pensiero che l’argomento fosse un pò fuori tema c’è stato in alcuni, tra cui la sottoscritta, ma abbiamo continuato a sperare, sino a tarda notte, che almeno una parte del dibattito, anche solo gli ultimi dieci minuti, potesse essere riservata ad intavolare il discorso sulle regole almeno nelle sue linee di fondo. Non è andata così, e “leader forte sì, leader forte no” è stato il tormentone di tutta la serata, nonchè il motivo dei volti scuri – non perché era notte fonda - con cui Prodi, Fassino e Rutelli sono usciti dalla riunione.
Unico dato importante e niente affatto scontato per una comune cittadina con l’onore e l’onere di essere presente lì, a Santi Apostoli, è stata la percezione che il dibattito fosse vero, non precostituito, appassionato e diretto, tra tutti i leader politici. Quella cittadina poteva persino illudersi che il suo intervento, articolato e motivato, venisse ascoltato e soppesato. Non poco, per chi era arrivata alla prima riunione dei 45 con il vago sospetto di dover rappresentare la tanto citata “società civile” da semplice comparsa, solo con la propria presenza fisica al tavolo di ministri, parlamentari, sindaci e governatori illustri. Devo ammettere che sono uscita da quella riunione convinta che ci fosse da ben sperare dal lavoro di questo Comitato, se il dibattito era stato sin dall’inizio così aperto e appassionato. Mi sono persino pentita per aver sospettato di essere stata chiamata ad uscire dalle file della gente comune per fare da “foglia di fico” ai partiti.
L’appuntamento successivo del “Comitatone” doveva essere per l’11 giugno, con ordine del giorno: discussione sulle regole per elezione della Assemblea Costituente.
Come APD abbiamo iniziato subito a lavorarci, con un metodo chiaro: chi di noi aveva competenza nel settore ha elaborato una sorta di schema di regole elettorali, ognuna motivata esplicitamente, e preceduta da alcuni principi di fondo a nostro parere non negoziabili per la costituzione del nuovo partito. Su quei principi abbiamo, poi, verificato il consenso dei nostri aderenti, con un lavoro capillare di discussione sul territorio, regione per regione, e dopo gli aderenti anche i “simpatizzanti” del PD. Per l’11 eravamo pronti con una nostra proposta e con un portale (www.primariepd.org/primarie) da offrire come strumento del Comitato per dare trasparenza e pari opportunità a liste e candidati in vista del 14 ottobre.
La riunione, però, è stata spostata al 18 giugno. E allora abbiamo approfittato del maggior tempo a nostra disposizione per allargare via e-mail il dibattito sulla nostra proposta di regole e sul portale delle primarie. Risultato: in pochissimi giorni siamo stati tempestati di migliaia di e-mail di adesione alle regole ad anche di sostegno per il lavoro della mia persona all’interno del Comitato. Il sito delle primarie, poi, nelle prime ore on-line ha avuto picchi di un migliaio di visitatori, di fatto senza alcuna forma di pubblicità se non quella del passa-parola. Perché la cosa non sembrasse di parte, abbiamo anche organizzato una conferenza stampa in cui regole e portale potessero diventare di dominio pubblico, leggibili e valutabili anche dai 44 (più la sottoscritta) che si sarebbero riuniti dopo pochi giorni. Chi non avesse preso parte alla conferenza, poteva sempre leggere e aggiornasi sul nostro sito.
Il 18 giugno la riunione era convocata per le 15. Si è visto subito che il clima era diverso dal 30 maggio: incontri in stanza chiuse a due o tre; volti sereni e sguardi fin troppo amichevoli tra Prodi, Fassino e Rutelli, gli stessi che alla riunione precedente avevano evitato accuratamente di incrociarsi anche solo con lo sguardo; battute e risate in grande allegria; assenze illustri, come quella di D’Alema e Bersani (oltre a Gad Lerner che non è mai venuto, o Tullia Zevi) e partenze precoci come quella di Amato (“torno a fare il ministro”), Dini, Veltroni. La riunione è iniziata alla 16 circa. Ci è stato distribuito solo allora un decalogo di regole con un regolamento concepito dai tre saggi presenti (Vassallo, Ceccanti, Biasia), filtrato dai tre coordinatori Soro, Barbi e Migliavacca.
Quest’ultimo ha illustrato il documento, mentre i pochissimi che non lo conoscevano già si affrettavano a leggerlo almeno per sommi capi. Alle 16,30 è iniziato il dibattito, con una premessa tassativa che alle 18,15 la riunione doveva chiudersi. Poiché 105 minuti diviso 43 presunti iscritti a parlare (Prodi e Migliavacca avevano già parlato) in matematica fanno 2,5 minuti per ogni singolo intervento, è stato concordato che era troppo poco. Pertanto, la Presidenza ha concesso 3 minuti.

Le domande che logicamente che ne conseguono sono:
  1. Perché la volta scorsa, in cui di regole non si è parlato, non è stato posto alcun limite alla durata della riunione, che oltretutto era di notte (con obbligo di pernotto per chi non vive di politica, né a Roma, e deve pagarsi un albergo nonchè chiedere un ulteriore giorno di permesso a lavoro)?
  2. Se il Comitato è stato pensato per fare delle buone regole, come si può pensare che le medesime vengano: a. presentate all’inizio della riunione, b. dibattute con 3 minuti di intervento ciascuno, c. decise dopo due ore?

A chi, come la bravissima Rosy Bindi, ha chiesto di ricevere prima, come civilmente e democraticamente si fa in questi casi, i documenti per email e di programmare la decisione finale su di essi entro una settimana con un ultimo incontro, è stato risposto:

a) non si poteva uscire dalla riunione dicendo che non si è ancora deciso nulla. E’ stato allora suggerito che sarebbe bastato dichiarare alla stampa che il documento era stato distribuito, che c’era l’accordo di massima sui principi, e che il dettaglio sarebbe stato deciso più approfonditamente entro una settimana. Suggerimento di grande serietà in cui ne avrebbe guadagnato l’immagine di credibilità del Comitato. Ma il suggerimento è caduto nel nulla.

b) a chi ha obiettato che almeno non si parlasse di unanimità del Comitato, è stato gentilmente ricordato che “in quell’organismo non si è chiamati a votare”. E allora come può fare il cittadino a sapere come sono andate le cose, e soprattutto “chi” ha detto “cosa”?

Un’ulteriore riunione del Comitato sarà convocata tra una settimana, ma solo per salvare una parvenza di decenza: in realtà, la vera volontà di molti autorevoli esponenti di partito era quella di votare per email il documento. La farsa non è ancora finita, si tratta di capire chi avrà ancora voglia di fare la comparsa. Nessuno era così ingenuo da pensare di poter condizionare le scelte dei partiti, vivi e forti più che mai, ma almeno partecipare ad un dibattito vero, questo sì, lo pretendevamo da un partito che si spaccia per “nuovo”.
Questa è la cronaca delle modalità di svolgimento del dibattito sulle regole elettorali per il PD. Sul contenuto ci sarà molto da dire e molto da spiegare, ma l’APD intende prima confrontarsi al proprio interno e sul territorio, come ha sempre fatto. Solo dopo diremo la nostra posizione, con chiarezza e trasparenza. Questi due principi non sono per noi negoziabili. Ad alcun livello.

venerdì 6 luglio 2007

di Alessandro Maran ed altri - da L'Unità del 22/6/07

Le scelte compiute dal comitato dei quarantacinque riguardo all’elezione dell’Assemblea costituente e del Segretario del Partito democratico aprono una fase del tutto nuova, nella quale, oltre alla discussione e al confronto sui nomi e sulle candidature, è di fondamentale importanza un confronto sulla politica e un impegno sui contenuti, sulle scelte e sui valori del nuovo partito. Vogliamo, con queste considerazioni, contribuire ad un confronto che sarà utile se saprà offrire idee e discriminanti chiare.La nascita del Partito Democratico dev’essere un fortissimo atto di discontinuità della politica. I rischi del cambiamento vanno affrontati con coraggio e non sono certo più grandi di quelli che oggi si corrono. Il risultato delle elezioni amministrative ha confermato la percezione delle difficoltà nel rapporto tra governo e paese. Serve una svolta radicale.Il Partito Democratico è, prima di tutto, una risposta alla crisi della politica. Nasce anche dalla consapevolezza dell’attuale impossibilità di realizzare riforme incisive e di costruire su di esse il consenso. Le regole e la conformazione dell’attuale sistema politico impediscono decisioni tempestive ed efficaci, favorendo ancor più la frammentazione e l’incoerenza delle alleanze e quindi la delegittimazione dei partiti.La scelta di fare il Partito Democratico, la volontà di fare un partito grande, delle dimensioni e dei caratteri dei grandi partiti socialisti e riformisti europei, è un’autoriforma della politica.Dalla parte dei cittadini, controcorrente, per restituire alla politica forza ed autonomia, per vincere le resistenze conservatrici che vengono da chi vuole la politica debole perché ha un potere di fatto ed è favorito sopratutto per le proprie rendite di posizione o perchè gode di un potere pubblico autoreferenziale ed inefficiente. Oggi siamo ad un punto limite e non basterebbe perseguire la stabilità del governo sacrificando ad essa la nostra scelta strategica: non consolideremmo il governo e non costruiremmo nessuna prospettiva politica. E’ necessario non smarrire, in un confronto incomprensibile ed esausto tra i protagonisti di sempre, le potenzialità del progetto: chi ci osserva e chi vuole impegnarsi chiede una visibile discontinuità. Bisogna riconoscere le radici delle difficoltà da superare, per non compromettere il decollo del nuovo partito e per non deludere l’enorme aspettativa che abbiamo creato. Servirà un coerente rafforzamento dell’asse strategico del Governo.La destra non ha vinto le elezioni perché ha governato senza essere all’altezza delle sfide competitive, piegata dai suoi conflitti d’interesse e dai vecchi vizi del corporativismo e dello statalismo. Ha peggiorato l’assetto e la qualità delle istituzioni e ne ha accresciuto i costi, segnando col suo ultimo bilancio il record storico della spesa pubblica.L’Unione si è presentata agli elettori sulla spinta di una domanda di cambiamento, con una leadership data da un’investitura dal basso, quella di Romano Prodi, ma con un profilo politico-programmatico fragile. La campagna elettorale ha messo in mostra le fragilità, in campi nevralgici, come nell'ambito delle politiche fiscali, e ciò ha prodotto il risicatissimo risultato elettorale. Dopo le elezioni, la conflittualità, frutto della frammentazione della coalizione, insieme alla sottovalutazione della gravità e dell’accelerazione della crisi, ha impedito di promuovere da sinistra un’offensiva contro la crisi della politica, chiamando l’opposizione alle proprie responsabilità; ha impedito di dare la forza necessaria a strumenti e proposte per riforme costituzionali, dei regolamenti parlamentari e delle leggi elettorali, per combattere i vizi e ridurre i costi della rappresentanza politica e della sfera più vasta degli organi dello Stato e delle amministrazioni pubbliche. Né si è saputa rendere in modo incisivo l’eredità pesantemente negativa dei conti pubblici. Inchiodando la destra al proprio fallimento, così motivando la pesante, quanto necessaria, opera di risanamento. Con la prima legge finanziaria si sono raggiunti risultati concreti e positivi, ma si sono anche deluse le aspettative di tanti lavoratori, di chi aveva sofferto di più nella fase recessiva, senza peraltro rendere chiari gli obiettivi di crescita. L’indulto e il percorso della legge finanziaria hanno vanificato i consensi generati dai primi provvedimenti per il rilancio dell’economia e per l’equità fiscale e hanno impedito di valorizzare i frutti del risanamento e il profilo internazionale riconquistato con una chiarissima discontinuità della politica estera. Tutto questo fino alla discussione confusa di queste settimane sull’utilizzo dell’extragettito. Nonostante la crisi di governo sfiorata per il voto in Senato sull’Afghanistan, il centrosinistra ha continuato a farsi imporre il confronto su terreni scelti dagli avversari del governo e della costruzione del Partito Democratico. Con la conseguenza di un’agenda lontana dalle urgenze più sentite dai cittadini.E’ assolutamente prioritario dotarsi di una più forte regia politica che selezioni, coordini, concerti e scandisca gli atti del Governo.I promotori del Partito Democratico devono dunque risolvere più d’una contraddizione. L’azione di governo ha conseguito successi che hanno favorito la ripresa dell’economia. Ma, per paradosso, i processi positivi di rafforzamento dell’industria o quelli di concentrazione finanziaria, sembrano marcare ancor più la distanza tra la società, i poteri che esprime e una politica che non sa riformarsi. C’è una larga parte dell’elettorato che chiede maggiore equità, più reddito ed ausili per le famiglie, fluidità sociale e certezze per i giovani, riconoscimento di nuovi diritti civili, essa esprime al contempo sfiducia generalizzata verso i partiti e le burocrazie pubbliche. Il voto delle regioni del Nord dimostra che c’è una domanda di riformismo concreto, trasversale alle appartenenze sociali, che non può essere contraddetta e regalata alla destra. Per questo non possiamo continuare a subire un radicalismo conservatore e subalterno, che contrasta scelte decisive e simboliche e che si esprime spesso in una sommatoria di "no".Si deve dire chiaro che senza crescita, il debito pubblico e gli altri deficit competitivi storici che scontiamo, non lasciano margini per politiche redistributive. Si deve dire chiaro che difendere il bilancio dello Stato significa difendere i più deboli e chi deve ancora costruirsi un futuro. Nel paese ci sono grandi energie positive che devono essere liberate, in particolare nel Mezzogiorno, e domande sociali che vogliono da sinistra, un’interlocuzione seria e sicura. Ci sono esperienze di governo locale e regionale che in questi anni hanno fatto la differenza, ed hanno rappresentato un presidio di tenuta civile e un motore di sviluppo. C’è una richiesta largamente maggioritaria, di riforma della politica. O si risponde ad essa o si alimenta l’antipolitica. Dare piena rappresentanza a tutto ciò dev’essere la missione esplicita e caratterizzante del partito nuovo.Servono dunque accelerazioni e chiarimenti su cinque punti decisivi, sui quali misurare la coerenza politica della coalizione e il carattere del nuovo partito, perché le decisioni assunte fino ad oggi sono parziali e insoddisfacenti.

a) un’agenda
  1. Progressiva riduzione della pressione fiscale a partire dai redditi più bassi e legislazione fiscale semplificata, che incentivi gli investimenti di sviluppo delle imprese e scoraggi le rendite.
  2. Priorità assoluta alla sicurezza dei cittadini, precondizione per garantire consenso all’attuazione di politiche di cittadinanza e d’inclusione degli immigrati, e rilancio della lotta alle mafie.
  3. Investimento selettivo nella formazione e nella ricerca, a fronte dell’attivazione di strumenti per il controllo della qualità dei risultati.
  4. Incentivazione della stabilizzazione del lavoro precario, maggiore mobilità, sussidio di disoccupazione e nuovi strumenti d’ammortizzazione sociale.
  5. Riforma della previdenza, con graduale aumento dell’età pensionabile, tutela per il lavoro usurante, e incremento delle pensioni minime.
  6. Sviluppo delle politiche di liberalizzazione, di tutela dei cittadini come consumatori ed utenti di servizi, completamento dello snellimento delle procedure per la creazione-trasformazione delle imprese e promozione limitata alla innovazione ecologico-energetica dei processi industriali, dei trasporti e dei sistemi urbani e ai settori strategici.
  7. Riduzione drastica dei tempi della giustizia e perseguimento della certezza delle pene.
  8. Piano di riduzione degli apparati burocratici e di riforma della Pubblica amministrazione, con la valorizzazione della professionalità e del merito e la digitalizzazione dei procedimenti.
  9. Piano per i servizi all’infanzia e piano-casa, per il sostegno alle nuove famiglie.
  10. Investimenti mirati nella logistica, nella velocizzazione della mobilità e nelle infrastrutture telematiche.

b) per una Terza Repubblica

Senza un’efficace riforma della legge elettorale e alcune essenziali riforme della Costituzione, e senza riforme incisive della Pubblica Amministrazione, non ci sottrarremo al rischio del crollo di un sistema politico debole, delegittimato, con partiti da anni al minimo di credibilità. Per questo si pone con urgenza il bisogno di promuovere un confronto tra tutte le forze politiche finalizzato ad una intesa in grado di assicurare un bipolarismo nuovo e di stampo europeo. E’ necessaria una ulteriore modifica del Titolo V della Costituzione, nel senso del federalismo, che attuando pienamente il principio di sussidiarietà in coerenza con quanto previsto dall’Art. 119 affermi una compiuta autonomia finanziaria ed un pieno federalismo fiscale. Non si può essere ancora disattenti alla crisi del Parlamento: serve soprattutto il rilancio del monocameralismo, o del bicameralismo differenziato, con una riduzione del numero dei parlamentari e con l’istituzione del Senato delle Regioni e delle Autonomie con l’estensione del diritto di voto ai diciottenni. E’ utile il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, dentro la cornice definita dall’esito referendum costituzionale, per accrescere l’autorevolezza e la stabilità dell’esecutivo. Va approvata una nuova legge elettorale. Con collegi uninominali a doppio turno, sistema adeguato a risolvere i problemi di rappresentanza e di governabilità del paese, secondo quanto proposto unitariamente dall’Ulivo. E comunque con un sistema che rafforzi un bipolarismo fatto da coalizioni coese, riduca la frammentazione politica, garantisca il radicamento territoriale degli eletti e il riequilibrio di genere della rappresentanza. Di fronte alle resistenze che ancora si oppongono alle riforme, si deve promuovere un’iniziativa tempestiva che distingua le responsabilità anche mediante una apertura all’iniziativa che mira alla promozione del referendum abrogativo della legge elettorale. Inoltre, occorre una riforma dei regolamenti parlamentari, che limiti la proliferazione dei gruppi, e, interpretando l’articolo 49 della Costituzione, una legge per la democrazia nei partiti, per favorire la partecipazione politica e dunque per il finanziamento trasparente della politica. L’Ulivo deve promuovere a tutti i livelli provvedimenti seri ed incisivi per ridurre i costi impropri della politica e delle amministrazioni pubbliche. Proponiamo una Piattaforma e una Campagna nazionale che la sostenga, congiuntamente agli obiettivi fondamentali di una riforma delle istituzioni. In quest’ambito va previsto anche un deciso alleggerimento della composizione del governo. All’opposizione proponiamo un’armonizzazione delle scadenze elettorali per evitare la campagna elettorale permanente che vive il nostro paese. Vanno sperimentate e codificate nuove esperienze di democrazia partecipativa, che non aggravino i tempi delle decisioni, che si giovino di nuove forme e strumenti di comunicazione pubblica e di coinvolgimento dei cittadini.

c) costruzione del Partito nuovo

Il Partito Democratico deve aprirsi ai giovani e deve segnare un rinnovamento, anche in senso generazionale, che renda visibile un arricchimento rispetto all’assetto attuale dei gruppi dirigenti dei partiti fondatori.Da subito si devono raccogliere le disponibilità di tutti coloro che vogliano partecipare alle iniziative che saranno promosse e all’elezione delle assemblee costituenti. Al contempo, tutti gli iscritti alle forze costituenti, partiti ed associazioni uliviste, devono essere informati e chiamati a discutere, coinvolti e rassicurati, per dare la massima ampiezza alla partecipazione dal basso e per consolidare ed allargare i consensi elettorali.I partiti promotori devono mettere la propria forza organizzata al servizio di questa costruzione. Per questo non devono in questi mesi disperdere un patrimonio necessario ad un soggetto politico più grande, più forte e più radicato. La loro coesione è condizione per quella più ampia tra le forze che faranno crescere il progetto.Il Partito Democratico va pensato come protagonista di una nuova democrazia dei partiti: popolare e partecipato, che fa del radicamento la sua forza. Composto da iscritti, forte di regole rigorose, e non fatto di tessere distribuite a notabili locali e da questi a gruppi di clienti da schierare ai congressi. Ramificato in modo capillare nel territorio, capace di ripartire dalla più larga copertura organizzativa esistente, valore e punto di partenza nella fase costituente, per estenderla ancora. Capace di aggregare agilmente competenze ed interessi. Fatto di uomini e di donne, in grado quindi di colmare lo squilibrio di genere della rappresentanza. Che si avvalga di nuove e trasparenti regole democratiche quali le primarie, e che sia caratterizzato a tutti i livelli da leadership contendibili. Un partito che sia forte dell’uso della rete, delle esperienze di democrazia partecipativa, di un rapporto pattizio con associazioni rappresentative di interessi, culturali e con i movimenti. Che riconosca in modo più vincolante il ruolo di partito degli eletti, per non accrescere ancora la distanza tra le sue rappresentanze e la sua base associativa. Che si doti di un codice etico vincolante per gli iscritti e per chi ricopra, su indicazione del partito, incarichi elettivi e di governo.

d) un partito federale

Il Partito Democratico deve assumere dall’inizio un carattere pienamente federale a partire dalle regole per l’elezione dell’Assemblea costituente e dalla elezione dei Segretari regionali. Innanzi tutto in senso territoriale, nelle articolazioni regionali e provinciali, per le quali si deve prevedere il 14 ottobre una legittimazione degli organi costitutivi contestuale a quella dell’Assemblea costituente nazionale.E, subito dopo, in quella fondamentale di livello comunale. Ad ogni livello, dunque, si deve garantire al Partito nuovo continua e piena operatività delle strutture, senza deleghe ad istanze superiori. L’organizzazione federativa deve implicare la presenza a regime di quote di rappresentanza negli organi nazionali di dirigenti eletti dalle istanze regionali e locali.

e) leadership del Partito Democratico

Le regole approvate per l’elezione dell’Assemblea costituente e del segretario costituiscono un’innovazione positiva e aiutano la costruzione del partito nuovo. Non si mette in forse la scelta fondante della coincidenza tra leadership del partito e proposta di premiership, anche nell’ambito di coalizioni pluripartitiche. Tuttavia la vicenda dell’Ulivo, la natura speciale di una fase costituente, il carattere della legislatura in corso e l’evidenza di tanti indicatori, esigono che si dia al Partito Democratico, all’atto della sua fondazione, una guida politica permanente. Occorre al contempo preparare la scelta di una nuova leadership. Una decisione chiara ed equilibrata, con una forte investitura rappresentativa della guida del partito, dà una risposta al bisogno di rinnovamento espressa dal nostro elettorato e aggiunge valore all’elezione dell’Assemblea. La sfida si può vincere. Ce la possiamo fare mettendo alla prova un largo e rinnovato gruppo dirigente impegnato a tutti i livelli nella costruzione del Partito nuovo, che vada oltre le appartenenze di provenienza, forte delle idee che può esprimere. Solo così si possono cogliere le straordinarie potenzialità del Partito democratico, per dare al nostro paese un cambiamento radicale della politica.

Roberta Agostini, Comitato politico nazionale DS - Enzo Amendola, Segretario regionale DS Campania, Esecutivo nazionale DS - Ivana Bartoletti, Comitato politico nazionale DS - Costantino Boffa, Deputato Ulivo, Michele Bordo, Deputato Ulivo - Gianfranco Burchiellaro, Deputato Ulivo - Giulio Calvisi, Segretario regionale DS Sardegna - Franco Ceccuzzi, Deputato Ulivo - Stefano Fassina, Direttore scientifico NENS - Emanuele Fiano, Deputato Ulivo - Marco Filippeschi, Deputato Ulivo, Esecutivo nazionale DS - Alberto Fluvi, Deputato Ulivo - Claudio Franci, Deputato Ulivo - Sara Giannini, Segretario regionale DS Marche - Oriano Giovanelli, Deputato Ulivo - Carlo Guccione, Segretario regionale DS Calabria - Piero Lacorazza, Segretario regionale DS Basilicata - Andrea Lulli, Deputato Ulivo - Antonio Luongo, Deputato Ulivo - Andrea Manciulli, Segretario regionale DS Toscana - Alessandro Maran, Deputato Ulivo - Daniele Marantelli, Deputato Ulivo - Andrea Martella, Deputato Ulivo, Comitato politico nazionale DS - Raffaella Mariani, Deputato Ulivo - Maurizio Martina, Segretario regionale DS Lombardia - Matteo Mauri, Coordinatore segreteria regionale DS Lombardia - Michele Mazzarano, Segretario regionale DS Puglia - Antonio Misiani, Deputato Ulivo - Federica Mogherini, Comitato politico nazionale DS - Alessandro Naccarato, Segretario regionale DS Veneto, Deputato Ulivo - Andrea Orlando, Deputato Ulivo, Esecutivo nazionale DS - Roberta Pinotti, Deputato Ulivo - Gianni Pittella, Capodelegazione DS al Parlamento Europeo - Luciano Pizzetti, Esecutivo nazionale DS - Nico Stumpo, Comitato politico nazionale DS - Federico Testa, Deputato Ulivo - Silvia Velo, Deputato Ulivo - Nicola Zingaretti, Segretario regionale DS Lazio, Parlamentare Europeo DS.