venerdì 6 luglio 2007

di Alessandro Maran ed altri - da L'Unità del 22/6/07

Le scelte compiute dal comitato dei quarantacinque riguardo all’elezione dell’Assemblea costituente e del Segretario del Partito democratico aprono una fase del tutto nuova, nella quale, oltre alla discussione e al confronto sui nomi e sulle candidature, è di fondamentale importanza un confronto sulla politica e un impegno sui contenuti, sulle scelte e sui valori del nuovo partito. Vogliamo, con queste considerazioni, contribuire ad un confronto che sarà utile se saprà offrire idee e discriminanti chiare.La nascita del Partito Democratico dev’essere un fortissimo atto di discontinuità della politica. I rischi del cambiamento vanno affrontati con coraggio e non sono certo più grandi di quelli che oggi si corrono. Il risultato delle elezioni amministrative ha confermato la percezione delle difficoltà nel rapporto tra governo e paese. Serve una svolta radicale.Il Partito Democratico è, prima di tutto, una risposta alla crisi della politica. Nasce anche dalla consapevolezza dell’attuale impossibilità di realizzare riforme incisive e di costruire su di esse il consenso. Le regole e la conformazione dell’attuale sistema politico impediscono decisioni tempestive ed efficaci, favorendo ancor più la frammentazione e l’incoerenza delle alleanze e quindi la delegittimazione dei partiti.La scelta di fare il Partito Democratico, la volontà di fare un partito grande, delle dimensioni e dei caratteri dei grandi partiti socialisti e riformisti europei, è un’autoriforma della politica.Dalla parte dei cittadini, controcorrente, per restituire alla politica forza ed autonomia, per vincere le resistenze conservatrici che vengono da chi vuole la politica debole perché ha un potere di fatto ed è favorito sopratutto per le proprie rendite di posizione o perchè gode di un potere pubblico autoreferenziale ed inefficiente. Oggi siamo ad un punto limite e non basterebbe perseguire la stabilità del governo sacrificando ad essa la nostra scelta strategica: non consolideremmo il governo e non costruiremmo nessuna prospettiva politica. E’ necessario non smarrire, in un confronto incomprensibile ed esausto tra i protagonisti di sempre, le potenzialità del progetto: chi ci osserva e chi vuole impegnarsi chiede una visibile discontinuità. Bisogna riconoscere le radici delle difficoltà da superare, per non compromettere il decollo del nuovo partito e per non deludere l’enorme aspettativa che abbiamo creato. Servirà un coerente rafforzamento dell’asse strategico del Governo.La destra non ha vinto le elezioni perché ha governato senza essere all’altezza delle sfide competitive, piegata dai suoi conflitti d’interesse e dai vecchi vizi del corporativismo e dello statalismo. Ha peggiorato l’assetto e la qualità delle istituzioni e ne ha accresciuto i costi, segnando col suo ultimo bilancio il record storico della spesa pubblica.L’Unione si è presentata agli elettori sulla spinta di una domanda di cambiamento, con una leadership data da un’investitura dal basso, quella di Romano Prodi, ma con un profilo politico-programmatico fragile. La campagna elettorale ha messo in mostra le fragilità, in campi nevralgici, come nell'ambito delle politiche fiscali, e ciò ha prodotto il risicatissimo risultato elettorale. Dopo le elezioni, la conflittualità, frutto della frammentazione della coalizione, insieme alla sottovalutazione della gravità e dell’accelerazione della crisi, ha impedito di promuovere da sinistra un’offensiva contro la crisi della politica, chiamando l’opposizione alle proprie responsabilità; ha impedito di dare la forza necessaria a strumenti e proposte per riforme costituzionali, dei regolamenti parlamentari e delle leggi elettorali, per combattere i vizi e ridurre i costi della rappresentanza politica e della sfera più vasta degli organi dello Stato e delle amministrazioni pubbliche. Né si è saputa rendere in modo incisivo l’eredità pesantemente negativa dei conti pubblici. Inchiodando la destra al proprio fallimento, così motivando la pesante, quanto necessaria, opera di risanamento. Con la prima legge finanziaria si sono raggiunti risultati concreti e positivi, ma si sono anche deluse le aspettative di tanti lavoratori, di chi aveva sofferto di più nella fase recessiva, senza peraltro rendere chiari gli obiettivi di crescita. L’indulto e il percorso della legge finanziaria hanno vanificato i consensi generati dai primi provvedimenti per il rilancio dell’economia e per l’equità fiscale e hanno impedito di valorizzare i frutti del risanamento e il profilo internazionale riconquistato con una chiarissima discontinuità della politica estera. Tutto questo fino alla discussione confusa di queste settimane sull’utilizzo dell’extragettito. Nonostante la crisi di governo sfiorata per il voto in Senato sull’Afghanistan, il centrosinistra ha continuato a farsi imporre il confronto su terreni scelti dagli avversari del governo e della costruzione del Partito Democratico. Con la conseguenza di un’agenda lontana dalle urgenze più sentite dai cittadini.E’ assolutamente prioritario dotarsi di una più forte regia politica che selezioni, coordini, concerti e scandisca gli atti del Governo.I promotori del Partito Democratico devono dunque risolvere più d’una contraddizione. L’azione di governo ha conseguito successi che hanno favorito la ripresa dell’economia. Ma, per paradosso, i processi positivi di rafforzamento dell’industria o quelli di concentrazione finanziaria, sembrano marcare ancor più la distanza tra la società, i poteri che esprime e una politica che non sa riformarsi. C’è una larga parte dell’elettorato che chiede maggiore equità, più reddito ed ausili per le famiglie, fluidità sociale e certezze per i giovani, riconoscimento di nuovi diritti civili, essa esprime al contempo sfiducia generalizzata verso i partiti e le burocrazie pubbliche. Il voto delle regioni del Nord dimostra che c’è una domanda di riformismo concreto, trasversale alle appartenenze sociali, che non può essere contraddetta e regalata alla destra. Per questo non possiamo continuare a subire un radicalismo conservatore e subalterno, che contrasta scelte decisive e simboliche e che si esprime spesso in una sommatoria di "no".Si deve dire chiaro che senza crescita, il debito pubblico e gli altri deficit competitivi storici che scontiamo, non lasciano margini per politiche redistributive. Si deve dire chiaro che difendere il bilancio dello Stato significa difendere i più deboli e chi deve ancora costruirsi un futuro. Nel paese ci sono grandi energie positive che devono essere liberate, in particolare nel Mezzogiorno, e domande sociali che vogliono da sinistra, un’interlocuzione seria e sicura. Ci sono esperienze di governo locale e regionale che in questi anni hanno fatto la differenza, ed hanno rappresentato un presidio di tenuta civile e un motore di sviluppo. C’è una richiesta largamente maggioritaria, di riforma della politica. O si risponde ad essa o si alimenta l’antipolitica. Dare piena rappresentanza a tutto ciò dev’essere la missione esplicita e caratterizzante del partito nuovo.Servono dunque accelerazioni e chiarimenti su cinque punti decisivi, sui quali misurare la coerenza politica della coalizione e il carattere del nuovo partito, perché le decisioni assunte fino ad oggi sono parziali e insoddisfacenti.

a) un’agenda
  1. Progressiva riduzione della pressione fiscale a partire dai redditi più bassi e legislazione fiscale semplificata, che incentivi gli investimenti di sviluppo delle imprese e scoraggi le rendite.
  2. Priorità assoluta alla sicurezza dei cittadini, precondizione per garantire consenso all’attuazione di politiche di cittadinanza e d’inclusione degli immigrati, e rilancio della lotta alle mafie.
  3. Investimento selettivo nella formazione e nella ricerca, a fronte dell’attivazione di strumenti per il controllo della qualità dei risultati.
  4. Incentivazione della stabilizzazione del lavoro precario, maggiore mobilità, sussidio di disoccupazione e nuovi strumenti d’ammortizzazione sociale.
  5. Riforma della previdenza, con graduale aumento dell’età pensionabile, tutela per il lavoro usurante, e incremento delle pensioni minime.
  6. Sviluppo delle politiche di liberalizzazione, di tutela dei cittadini come consumatori ed utenti di servizi, completamento dello snellimento delle procedure per la creazione-trasformazione delle imprese e promozione limitata alla innovazione ecologico-energetica dei processi industriali, dei trasporti e dei sistemi urbani e ai settori strategici.
  7. Riduzione drastica dei tempi della giustizia e perseguimento della certezza delle pene.
  8. Piano di riduzione degli apparati burocratici e di riforma della Pubblica amministrazione, con la valorizzazione della professionalità e del merito e la digitalizzazione dei procedimenti.
  9. Piano per i servizi all’infanzia e piano-casa, per il sostegno alle nuove famiglie.
  10. Investimenti mirati nella logistica, nella velocizzazione della mobilità e nelle infrastrutture telematiche.

b) per una Terza Repubblica

Senza un’efficace riforma della legge elettorale e alcune essenziali riforme della Costituzione, e senza riforme incisive della Pubblica Amministrazione, non ci sottrarremo al rischio del crollo di un sistema politico debole, delegittimato, con partiti da anni al minimo di credibilità. Per questo si pone con urgenza il bisogno di promuovere un confronto tra tutte le forze politiche finalizzato ad una intesa in grado di assicurare un bipolarismo nuovo e di stampo europeo. E’ necessaria una ulteriore modifica del Titolo V della Costituzione, nel senso del federalismo, che attuando pienamente il principio di sussidiarietà in coerenza con quanto previsto dall’Art. 119 affermi una compiuta autonomia finanziaria ed un pieno federalismo fiscale. Non si può essere ancora disattenti alla crisi del Parlamento: serve soprattutto il rilancio del monocameralismo, o del bicameralismo differenziato, con una riduzione del numero dei parlamentari e con l’istituzione del Senato delle Regioni e delle Autonomie con l’estensione del diritto di voto ai diciottenni. E’ utile il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, dentro la cornice definita dall’esito referendum costituzionale, per accrescere l’autorevolezza e la stabilità dell’esecutivo. Va approvata una nuova legge elettorale. Con collegi uninominali a doppio turno, sistema adeguato a risolvere i problemi di rappresentanza e di governabilità del paese, secondo quanto proposto unitariamente dall’Ulivo. E comunque con un sistema che rafforzi un bipolarismo fatto da coalizioni coese, riduca la frammentazione politica, garantisca il radicamento territoriale degli eletti e il riequilibrio di genere della rappresentanza. Di fronte alle resistenze che ancora si oppongono alle riforme, si deve promuovere un’iniziativa tempestiva che distingua le responsabilità anche mediante una apertura all’iniziativa che mira alla promozione del referendum abrogativo della legge elettorale. Inoltre, occorre una riforma dei regolamenti parlamentari, che limiti la proliferazione dei gruppi, e, interpretando l’articolo 49 della Costituzione, una legge per la democrazia nei partiti, per favorire la partecipazione politica e dunque per il finanziamento trasparente della politica. L’Ulivo deve promuovere a tutti i livelli provvedimenti seri ed incisivi per ridurre i costi impropri della politica e delle amministrazioni pubbliche. Proponiamo una Piattaforma e una Campagna nazionale che la sostenga, congiuntamente agli obiettivi fondamentali di una riforma delle istituzioni. In quest’ambito va previsto anche un deciso alleggerimento della composizione del governo. All’opposizione proponiamo un’armonizzazione delle scadenze elettorali per evitare la campagna elettorale permanente che vive il nostro paese. Vanno sperimentate e codificate nuove esperienze di democrazia partecipativa, che non aggravino i tempi delle decisioni, che si giovino di nuove forme e strumenti di comunicazione pubblica e di coinvolgimento dei cittadini.

c) costruzione del Partito nuovo

Il Partito Democratico deve aprirsi ai giovani e deve segnare un rinnovamento, anche in senso generazionale, che renda visibile un arricchimento rispetto all’assetto attuale dei gruppi dirigenti dei partiti fondatori.Da subito si devono raccogliere le disponibilità di tutti coloro che vogliano partecipare alle iniziative che saranno promosse e all’elezione delle assemblee costituenti. Al contempo, tutti gli iscritti alle forze costituenti, partiti ed associazioni uliviste, devono essere informati e chiamati a discutere, coinvolti e rassicurati, per dare la massima ampiezza alla partecipazione dal basso e per consolidare ed allargare i consensi elettorali.I partiti promotori devono mettere la propria forza organizzata al servizio di questa costruzione. Per questo non devono in questi mesi disperdere un patrimonio necessario ad un soggetto politico più grande, più forte e più radicato. La loro coesione è condizione per quella più ampia tra le forze che faranno crescere il progetto.Il Partito Democratico va pensato come protagonista di una nuova democrazia dei partiti: popolare e partecipato, che fa del radicamento la sua forza. Composto da iscritti, forte di regole rigorose, e non fatto di tessere distribuite a notabili locali e da questi a gruppi di clienti da schierare ai congressi. Ramificato in modo capillare nel territorio, capace di ripartire dalla più larga copertura organizzativa esistente, valore e punto di partenza nella fase costituente, per estenderla ancora. Capace di aggregare agilmente competenze ed interessi. Fatto di uomini e di donne, in grado quindi di colmare lo squilibrio di genere della rappresentanza. Che si avvalga di nuove e trasparenti regole democratiche quali le primarie, e che sia caratterizzato a tutti i livelli da leadership contendibili. Un partito che sia forte dell’uso della rete, delle esperienze di democrazia partecipativa, di un rapporto pattizio con associazioni rappresentative di interessi, culturali e con i movimenti. Che riconosca in modo più vincolante il ruolo di partito degli eletti, per non accrescere ancora la distanza tra le sue rappresentanze e la sua base associativa. Che si doti di un codice etico vincolante per gli iscritti e per chi ricopra, su indicazione del partito, incarichi elettivi e di governo.

d) un partito federale

Il Partito Democratico deve assumere dall’inizio un carattere pienamente federale a partire dalle regole per l’elezione dell’Assemblea costituente e dalla elezione dei Segretari regionali. Innanzi tutto in senso territoriale, nelle articolazioni regionali e provinciali, per le quali si deve prevedere il 14 ottobre una legittimazione degli organi costitutivi contestuale a quella dell’Assemblea costituente nazionale.E, subito dopo, in quella fondamentale di livello comunale. Ad ogni livello, dunque, si deve garantire al Partito nuovo continua e piena operatività delle strutture, senza deleghe ad istanze superiori. L’organizzazione federativa deve implicare la presenza a regime di quote di rappresentanza negli organi nazionali di dirigenti eletti dalle istanze regionali e locali.

e) leadership del Partito Democratico

Le regole approvate per l’elezione dell’Assemblea costituente e del segretario costituiscono un’innovazione positiva e aiutano la costruzione del partito nuovo. Non si mette in forse la scelta fondante della coincidenza tra leadership del partito e proposta di premiership, anche nell’ambito di coalizioni pluripartitiche. Tuttavia la vicenda dell’Ulivo, la natura speciale di una fase costituente, il carattere della legislatura in corso e l’evidenza di tanti indicatori, esigono che si dia al Partito Democratico, all’atto della sua fondazione, una guida politica permanente. Occorre al contempo preparare la scelta di una nuova leadership. Una decisione chiara ed equilibrata, con una forte investitura rappresentativa della guida del partito, dà una risposta al bisogno di rinnovamento espressa dal nostro elettorato e aggiunge valore all’elezione dell’Assemblea. La sfida si può vincere. Ce la possiamo fare mettendo alla prova un largo e rinnovato gruppo dirigente impegnato a tutti i livelli nella costruzione del Partito nuovo, che vada oltre le appartenenze di provenienza, forte delle idee che può esprimere. Solo così si possono cogliere le straordinarie potenzialità del Partito democratico, per dare al nostro paese un cambiamento radicale della politica.

Roberta Agostini, Comitato politico nazionale DS - Enzo Amendola, Segretario regionale DS Campania, Esecutivo nazionale DS - Ivana Bartoletti, Comitato politico nazionale DS - Costantino Boffa, Deputato Ulivo, Michele Bordo, Deputato Ulivo - Gianfranco Burchiellaro, Deputato Ulivo - Giulio Calvisi, Segretario regionale DS Sardegna - Franco Ceccuzzi, Deputato Ulivo - Stefano Fassina, Direttore scientifico NENS - Emanuele Fiano, Deputato Ulivo - Marco Filippeschi, Deputato Ulivo, Esecutivo nazionale DS - Alberto Fluvi, Deputato Ulivo - Claudio Franci, Deputato Ulivo - Sara Giannini, Segretario regionale DS Marche - Oriano Giovanelli, Deputato Ulivo - Carlo Guccione, Segretario regionale DS Calabria - Piero Lacorazza, Segretario regionale DS Basilicata - Andrea Lulli, Deputato Ulivo - Antonio Luongo, Deputato Ulivo - Andrea Manciulli, Segretario regionale DS Toscana - Alessandro Maran, Deputato Ulivo - Daniele Marantelli, Deputato Ulivo - Andrea Martella, Deputato Ulivo, Comitato politico nazionale DS - Raffaella Mariani, Deputato Ulivo - Maurizio Martina, Segretario regionale DS Lombardia - Matteo Mauri, Coordinatore segreteria regionale DS Lombardia - Michele Mazzarano, Segretario regionale DS Puglia - Antonio Misiani, Deputato Ulivo - Federica Mogherini, Comitato politico nazionale DS - Alessandro Naccarato, Segretario regionale DS Veneto, Deputato Ulivo - Andrea Orlando, Deputato Ulivo, Esecutivo nazionale DS - Roberta Pinotti, Deputato Ulivo - Gianni Pittella, Capodelegazione DS al Parlamento Europeo - Luciano Pizzetti, Esecutivo nazionale DS - Nico Stumpo, Comitato politico nazionale DS - Federico Testa, Deputato Ulivo - Silvia Velo, Deputato Ulivo - Nicola Zingaretti, Segretario regionale DS Lazio, Parlamentare Europeo DS.

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