venerdì 13 luglio 2007

di Giuseppe Cingolani - Regole per una buona politica

Il documento presentato da Fornasir elencava alcuni punti di profonda crisi della politica italiana.
Una parte significativa del nostro programma potrebbe proporre regole precise tese ad individuare dei rimedi.
Ecco di seguito una bozza. Quasi tutte sono prese dal Decalogo per il palazzo di Mario Pirani, dal Codice per una buona politica dell’Associazione per il Partito Democratico, o dal Codice europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali. Non dobbiamo inventare cose particolari, ma trasformare le idee in proposte politiche effettive:

  • Abrogazione delle leggi sullo spoyls sistem nella Pubblica Amministrazione.
  • Introduzione dell'obbligo del concorso con regole ferree e con classifica rigida (senza possibilità di scegliere fra rose di cosiddetti idonei) per tutte le nomine di pubblico interesse, dai primari degli ospedali ai direttori dei parchi ambientalistici, dai consiglieri di società partecipate a quelli degli organismi previdenziali.
  • Divieto di cumulo di incarichi politici, soprattutto se di particolare importanza (ad esempio, deputato e ministro).
  • Divieto di passaggio da una carica politica ad un’altra (Parlamento, giunte e consigli comunali, provinciali e regionali), tranne nel caso in cui la carica precedente sia naturalmente decaduta o le dimissioni da essa siano presentate prima delle elezioni decisive per l’assunzione della carica successiva.
  • Rigorosa disciplina delle incompatibilità, in particolare delineando i casi di conflitto d’interesse.
    In particolare riguardo al punto precedente:
    incompatibilità tra cariche politiche e:
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private che si trovano sotto il controllo di tali cariche politiche;
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private con le quali il politico allaccia rapporti contrattuali durante l’esercizio delle sue funzioni
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private che vengano create durante l’esercizio delle funzioni del politico e in virtù di esse.
  • Limite al numero di mandati elettorali (due?), anche non di seguito.
  • Ineleggibilità per chi ha subito condanne penali definitive per reati ritenuti gravemente lesivi dell’interesse pubblico (da definire).
  • Obbligo di rendicontazione pubblica delle fonti di finanziamento elettorale e della vita di partito.
  • Eliminazione dei finanziamenti assegnati ai consiglieri per spese a loro libito, decise da alcune leggi regionali.
  • Creazione di un elenco delle società ed enti inutili costituiti dalle Regioni e varo di un piano di tagli in proposito.
  • Riduzione di un terzo del numero dei consiglieri regionali, provinciali e comunali.
  • Riduzione drastica dei privilegi dei parlamentari e dei consiglieri regionali (dalle pensioni prima dei 65 anni e dopo mezza legislatura, agli infiniti benefit).
  • Introduzione delle primarie istituzionalizzate e regolate per le cariche elettive nel Parlamento, nelle Regioni e nei Comuni.

    Da definire in modo preciso e trasparente:
  • Norme di accesso, di libera contesa e di elezione che rendano il Partito Democratico un organismo aperto alla società, contendibile, scalabile da forze giovani, palestra di idee e valori non trampolino per carriere sicure, il partito della riforma della politica.
  • Ricambio nei ruoli, soprattutto di vertice; selezione della classe dirigente in base a criteri di competenza, merito e lavoro, e non per appartenenza ad una corrente od obbedienza a leader.
  • Trasparenza decisionale e informativa.
  • Piena rappresentatività generazionale;
  • Piena rappresentatività di genere.
  • Ampio spazio alla rappresentatività territoriale.
  • Principio di sussidiarietà e federalismo applicati anche nella vita del partito, oltre che delle istituzioni politiche.

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