giovedì 26 luglio 2007

di Michele Cassese - Sui valori del PD.

Mi trovo sulla lunghezza d’onda di ciò che Elisabetta Damianis ha scritto nei suoi documenti miranti ad una riflessione sul costituendo PD e ad una stesura del programma. Vorrei rispondere al suo invito e offrire un mio modesto contributo per quanto riguarda i valori di fondo (la meta sociale, la società che vogliamo).
L’elemento (o la parolina come dice simpaticamente lei) che vorrei fosse inserita come obiettivo da raggiungere e da cui partire (qualcuno dice “partire dal futuro” che vogliamo costruire) è comunità.
La parola “comunità” è innanzitutto un valore in sé che deve essere rimesso al centro della considerazione di noi tutti. L’elemento comunitario è una dimensione fondamentale dell’essere umano perché rappresenta il luogo e la realtà di persone a cui si appartiene. Fin dalla nascita ogni essere umano avverte l’esigenza di appartenere ad una realtà che lo “comprende”, di cui si sente parte, e una parte significativa. Il bambino ha bisogno di una famiglia in cui piantare radici e crescere nella sicurezza; il ragazzo necessita del “gruppo” per socializzare e sentirsi coinvolto in una dimensione sociale che superando l’ambito familiare lo faccia sentire coinvolto significativamente in una realtà più ampia di questo; il giovane sente l’esigenza di partecipare ad un progetto di vita – di persone e di realtà sociali – di cui comprendersi elemento vivo e “responsabile”. L’adulto avverte l’urgenza di assumere ruoli e compiti – e quindi anche un lavoro professionale – che gli permettano di esprimere le sue specifiche peculiarità in vista di una realizzazione personale e ad un tempo a beneficio della società, a cui vuole offrire il suo “servizio”. La comunità allora non è un’entità astratta, ma è data da un insieme di persone che convivono conoscendosi innanzitutto, si accorgono di quelli che hanno accanto, con limiti, bisogni e soprattutto qualità da mettere a disposizione di tutta la comunità. Considero la comunità come un mosaico formato da tante piccole unità tutte importanti, nessuna esclusa, che rendono completa e valida l’opera musiva.
Pertanto la comunità richiama l’insieme dei diversi aspetti della vita sociale e politica, la complessità dei problemi da affrontare vissuti da quelle persone che la formano.
Un partito che per di più si chiamerà “democratico” non può non ricordare questo significato profondo del suo essere ( o voler essere) : essere “popolo”. Vuole formare un popolo, non una massa, che - pur riconoscendo al suo interno diversità di ogni genere (cultura, etnia, religione, lingua, ceto, professione, ecc.) - vuole camminare insieme verso una realizzazione di una società (il termine “societas” etimologicamente porta in sé il significato di un insieme di soci, compagni di viaggio, amici legati da un comune obiettivo o meta) sempre più umana, di una città dell’uomo in cui tutti si possano realizzare.
Per questo tutti coloro che fanno parte di questo popolo, con bisogni e peculiarità diverse, mansioni e responsabilità differenti, in un vivo confronto e una collaborazione fattiva, lavorano in sinergia alla soluzione dei problemi e al raggiungimento degli obiettivi. E’ un popolo però che non si chiude in una forma di sciovinismo limitante, ma si apre ad altre realtà di popolo, a livello locale, nazionale e planetario. L’epoca che stiamo vivendo non può più tollerare la presenza di isole autarchiche; lo tsunami della storia capovolgerà e inghiottirà chiunque tenda a separarsi.

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