venerdì 6 luglio 2007

di Nico Fornasir - 'Alcune note sul PD a Gorizia'

Espongo alcune riflessioni che potrebbero essere utili per orientare il nostro lavoro. Riguardano la situazione attuale a Gorizia, la "nostra" esperienza passata e recente, le prospettive legate al Partito democratico, le iniziative da assumere.
Del "rinnovamento" della politica, e quindi dei partiti, ne parliamo con passione da trent’anni, con risultati altalenanti, ma mai decisivi e stabili. All’inizio degli anni ’80 l’Assemblea della Democrazia Cristiana aveva individuato diversi elementi di crisi, che hanno contribuito al collasso di quel sistema politico, e che permangono purtroppo di bruciante attualità. Già dall’analisi di questi punti, e soprattutto dall’elaborazione di precisi rimedi (in termini di regole inderogabili), potrebbe scaturire una parte del preciso programma di priorità da promuovere tramite una lista per il Partito Democratico:

  • rapporto assolutamente carente tra partiti e cittadini
  • soverchiamento degli "apparati" dei partiti stessi sulle Istituzioni
  • scarsa o nessuna attività di formazione politica
  • difficoltà di ricambio della classe dirigente, in assenza di regole certe al riguardo
  • cumulo degli incarichi in una ristretta "casta" a tutti i livelli
  • restrizione della "casta" a sempre più esigue fasce sociali (pubblici dipendenti in primo luogo) con esclusione di tante altre (categorie economico-produttive, mondo della scuola e dell’università, dipendenti privati)
  • confusione, fino alla coincidenza in determinate persone, tra responsabilità nei partiti e nelle istituzioni
  • poca trasparenza dei processi decisionali e nessuna ufficializzazione formale delle decisioni (chi e quando si prendono, per conto di chi, ecc.)
  • il potere assoluto delle tessere: la partecipazione alla normale attività era ormai riservata ad una esigua minoranza, mentre al voto si presentavano frotte di sconosciuti, regolarmente iscritti "da altri", con una schiera di fedeli ubbidienti al capo corrente di turno, in attesa del "premio" (un consiglio di amministrazione, una carica, un miglior posto di lavoro, ecc)
  • generale prevalenza dell’interesse personale rispetto allo spirito di servizio

Nel quadro attuale, molto diverso (l’alternanza reale al governo, il sistema elettorale mutato, la frammentazione dei partiti, l’esplosione della globalità, il passaggio dalla Guerra Fredda alla diffusione dei conflitti, la forza dei mezzi di comunicazione) il "modo di essere", lo "stile" della politica è cambiato poco, e forse non in meglio: si pone quindi una seria questione "morale", che nobilmente chiamiamo anche "culturale".
La classe politica è la conseguenza naturale e non un’anomalia della società che la esprime. Nel nostro vissuto sociale dimensioni quali il "senso dello Stato", la prevalenza dell’interesse generale su quello individuale o particolare, la centralità della persona, l’equilibrio tra diritti e doveri, il primato dei più deboli (nel contesto mondiale della società complessa) non sono priorità, o sono addirittura assenti.
"Apparire" è molto più importante che "essere", e i "media" non aiutano molto, mentre poche sono le "Agenzie" che si prendano davvero a cuore il problema.
I consessi decisionali dei partiti spesso non sono luogo di confronto per osmosi dall’alto al basso e viceversa,ma semplici sedi di ratifica di decisioni già prese (non si sa da chi e quando). Sovente il motivo principale per cui ci si iscrive ai partiti è il calcolo delle convenienze personali.
Viene esercitato molto poco il "principio di sussidiarietà" che è a fondamento del principio di autonomia in uno Stato democratico e rappresentativo: in quale misura vengono affidati agli Enti "sottostanti" i poteri reali corrispondenti (Regione – Provincia, Regione-Comuni, Stato-Regioni)? Il caso della Sanità pesa enormemente anche su questo versante.
L’esperienza delle ultime elezioni comunali a Gorizia può essere, per molti aspetti, il paradigma di tutte queste problematiche. Ne cito alcuni:
la Giunta Brancati ha fatto grandi cose, ma ha dialogato poco e male con la cittadinanza e con i partiti, fino a sprecare ulteriore consenso nell’ultimo anno con iniziative apprezzabili nei fini (multe in primis) ma gestite malissimo;
in prossimità del voto non si è certamente fatto un bilancio sulla corrispondenza tra impegni presi e risultati di valenza generale ottenuti;
sono stati più decisivi, anche per il risalto preponderante che si è loro attribuito, i problemi "spiccioli" rispetto alle grandi questioni sul futuro della città;
partiti e cittadinanza, a loro volta, si sono impegnate molto di più nell’esercitare pressioni "di parte", che nell’avviare confronti su interessi e progetti d’interesse generale;
la cittadinanza, con la sola eccezione, ritengo, del Comitato per la Sanità, è stata del tutto assente come soggetto capace di critica costruttiva e responsabile, avvallando spesso la strategia di una stampa locale tuta incentrata sulla quotidiana lamentela da parte di tutti su tutto;
certamente non si possono avanzare critiche a Brancati ed alla Giunta sul rapporto tra "interessi personali", spirito di servizio e "costi della politica";
semmai è stata molto criticata la logica adottata dal Sindaco nella scelta degli assessori, sia nelle prime che, soprattutto, nelle "seconde" nomine, anche per la totale assenza di donne. Ma la legge attribuisce a lui queste competenze (e non credo debba essere cambiata);
possiamo ancora discutere sulle nomine negli Enti ad elezione "derivata" di competenza del Sindaco e del Consiglio Comunale: ma anche qui la norma è chiara; semmai si dovrebbero inserire regole trasparenti, sia sulla designazione che sulla nomina;
si sono visti trasferimenti immediati di assessori tra Comune e Provincia, e non era la prima volta. Va posta la questione se tali passaggi siano accettabili, ovvero se un politico possa abbandonare una responsabilità rilevante come l’assessorato per preferirne un’altra in corso d’opera.;
si è assistito ad un palleggiamento, durato alcuni mesi, sulla decisione del candidato sindaco, per arrivare, all’ultimo momento, alla "peggiore delle soluzioni possibili". Sono state scartate le "vere" primarie di coalizione, e quindi tutto è rimasto nelle mani delle "segreterie" totalmente isolate (a auto-isolatesi) dei partiti maggiori;
sia la cosiddetta "società civile" che le realtà "minoritarie" all’interno dei partiti sono risultate del tutto subordinate rispetto alle "segreterie". Le reali possibilità d’incidere sono minime, anche perché è poco noto l’ambiente della politica e quello che in esso si muove. Questo per un rifiuto spesso acritico, con atteggiamenti prossimi al qualunquismo, da parte di molti cittadini;
l’esperienza del mancato ballottaggio ha dimostrato anche che la difesa della propria "parte", a scapito dell’interesse generale, ha prevalso anche in soggetti che abitualmente la rimproverano ad altri: nel nostro caso doveva essere affermato da tutti il primato dell’unità possibile nella coalizione di centro sinistra;
all’impegno elettorale si sono avvicinate molte persone che finora ne erano lontane, per motivi e con interessi diversi. È scontato e naturale che essi incontrino difficoltà ad inserirsi nella "politica" vera e propria. Occorre quindi non solo non disperdere tali disponibilità, ma offrire loro strumenti per scelte autonome di responsabilità e di impegno.
L’occasione del partito democratico.
VA DETTO SUBITO CHE IL 14 ottobre CHI VIENE A VOTARE E’ ISCRITTO!
Questo significa che qualora andassero a votare i quattro milioni delle primarie di due anni fa, invece che il solo milione di iscritti a DS e DL, si metterebbe potenzialmente in moto un forte ricambio di uomini, metodi, obiettivi, comportamenti.
L’OCCASIONE E’ DAVVERO UNICA e bisogna coglierne tutte le potenzialità, cominciando da subito a parlarne con quanti hanno davvero a cuore la sorte del nostro Paese, e del centro sinistra, mediante un impegno personale che sia impostato e indirizzato verso il "bene comune".
Ma devono venire chiariti alcuni aspetti decisivi:

  1. da almeno tre anni ci sono varie iniziative e associazioni (in primis la Rete dei Cittadini per l’Ulivo alla quale diversi di noi partecipano da tempo, l’Associazione per il PD e altre, su tutto il territorio nazionale) che sostengono la nascita del "nuovo" soggetto, con intendimenti molto vicini ai "nostri", distanti quindi dalle "segreterie";
  2. dobbiamo dare per scontato (e non solamente dannoso) che buona parte dei dirigenti attuali dei partiti DS e DL diventeranno quasi automaticamente classe dirigente del PD, a tutti i livelli, con poche eccezioni; sarà quindi importante che ci sia una sinergia tra i "migliori" degli attuali ed i "nuovi-eccezioni", sulla base però non di soli proclami morali, ma di obiettivi e di regole chiare, che comportino atteggiamenti non solo nuovi ma migliori;
  3. sarà anche importante che ci sia una vera osmosi tra base e vertici, anche in senso geografico (provinciale, regionale, nazionale) affinché non si perda il senso dell’autonomia e della rappresentanza: questo significa proporre obiettivi e contenuti anche specifici della nostra realtà locale;
  4. dovremo organizzarci in funzione delle probabili liste "chiuse" (cinque nomi in ordine elettivo, senza preferenza e quindi eletti in proporzione ai voti della lista): dovremo quindi dirci "chi siamo", con processi di allargamento della partecipazione, e quindi del consenso, almeno in ambito provinciale;
  5. tale processo non potrà procedere "ad escludendum"; ma l’inclusione e l’aggregazione dovrà realizzarsi sulla base di REGOLE ED OBIETTIVI POLITICI CHIARI;
  6. sarà an inevitabile concordare tra noi con trasparenza COME E CHI TRA NOI DECIDE (a cominciare dalla lista, proseguendo con chi organizza, chi invita, ecc) proprio come una "parte" organizzata di un "partito" che si sta strutturando;
  7. è scontato che ci saranno più liste: sarà opportuno confrontarci e verificare sinergie possibili, o preferiremo piuttosto scelte "identitarie"?

Alcune prime mie indicazioni – risposte.

A – per "NOI" (ovvero da dove e con chi cominciamo) intendo anzitutto le persone e le realtà che a vario titolo lavorano in questa direzione. C’è chi lo fa da tre mesi (Progetto Gorizia, parte del Forum per Gorizia, parte dell’Ulivo e forse ancora altri), chi da trent’anni (i tanti che hanno consumato vere e proprie battaglie culturali e politiche nella DC, sempre in minoranza, le esperienza dei Comitati a Gorizia). Ci sono poi i tanti che hanno condiviso le liste civiche dei Cittadini nel 1994 e poi nel 1998; la cosiddetta Margherita 2; le persone che hanno partecipato all’esperienza dell’Ulivo e dell’Italia che Vogliamo dei primi anni ’90, i tanti che hanno operato nel volontariato senza mai diretto impegno politico; diversi dei partecipanti all’esperienza originaria del "FORUM" (primarie per le provinciali di due anni fa), coloro che hanno militato in partiti, come il PC e poi i DS, e che per vari motivi non ne hanno più condiviso l’operato concreto;

B – ma per "NOI" intendo anche tante altre persone che non tutti conosciamo e che probabilmente sono ben disponibili a lavorare nella direzione che intendiamo: penso ai tanti che negli stessi partiti DS e DL hanno analoghe tensioni etiche e politiche, ecc ecc: OCCORRE QUINDI GRANDE CAPACITA’ DI PROPOSTA, AUTOREVOLEZZA, GRANDE APERTURA, CHIAREZZA DI POSIZIONI, TRASPARENZA DI METODO;

C – alcuni (una decina al massimo) devono farsi carico di tutti questi problemi, e costituire il nucleo portante delle nostra iniziativa; meglio se si trattasse di persone diverse per età, esperienza politica e rappresentanza sociale, proprio per indicare che il nuovo Partito lo vorremmo "unito nella diversità";

D – ognuno dovrà avvicinare qualcun altro e quindi il lavoro dovrà estendersi a cerchi successivi nel territorio. Occorrerà definire un’opportuna organizzazione su base provinciale, trovare e tenere rapporti con realtà analoghe in ambito regionale, fino a decidere ad un certo punto come collocare la "nostra" lista nel contesto regionale e nazionale;

E – è pur vero che il 14 di Ottobre vengono eletti i delegati all’Assemblea Costituente, ma è indubbio che si metteranno le basi del nuovo partito a tutti i livelli. Quello che saremo in grado di fare "adesso", perciò, si ripercuoterà su quello che sarà "dopo". Anche per questo chi s’impegna adesso non deve mollare alla prima difficoltà o insuccesso, ma proseguire su una strada lunga e faticosa, non certo cosparsa di fiori e petali di rosa;

F – è inevitabile e indispensabile che ci siano diverse responsabilità:
chi s’impegnerà più e direttamente nel nuovo Partito;
chi invece ha compiti e ruoli nelle Istituzioni (consiglieri comunali, ecc)
chi ancora si dedicherà alla formazione (politica ovviamente)
con un insieme coordinato di iniziative che faccia davvero "sistema", nel quale non tutti saranno presenti in tutte le occasioni;

G – sarà pur necessario anche parlare dei problemi principali della comunità (locale, nazionale, mondiale), delle questioni culturali essenziali, delle priorità, degli strumenti da utilizzare, delle iniziative che sono già in cantiere (i dieci anni dalla scomparsa di Darko ed altri ….).

ALCUNI PUNTI PER COMINCIARE:
QUANDO E DOVE CI SARA’ LA PROSSIMA RIUNIONE E CON QUALE ORDINE DEL GIORNO, CHI LO INTRODUCE, CHI LO GESTISCE
CHI ORGANIZZA GLI INVITI, COME E DOVE SI DIFFONDONO
COME SI SOSTENGONO GLI EVENTUALI ONERI FINANZIARI
Chi tiene i rapporti con gli ambiti provinciali e regionali
Conclusioni: ho cercato di dare alcuni spunti della complessità che abbiamo davanti.
Spero che possano venire valutati, integrati, cambiati, in funzione di una adeguata conoscenza e preparazione dei nostri incontri, che auspicabilmente devono trovare sempre un tempo contenuto e ordinato di interventi, una conclusione non dispersiva, …..
Auguri e coraggio, Nico Fornasir

1 commento:

amministratore ha detto...

Da: Gianluigi Panozzo


Ho letto e condivido il recente documento preparato da Nicolò Fornasir intitolato “ALCUNE NOTE SUL PARTITO DEMOCRATICO A GORIZIA”. Trovo che possa essere un buon punto di partenza per una riflessione su come muoverci in vista della costituzione del Partito Democratico e proprio per questo lo utilizzo per proporre alcune riflessioni, sperando che possano essere un utile contributo.

Mi pare particolarmente importante l’elenco delle “priorità da promuovere” (ma per come sono elencate sarebbe forse meglio chiamarle “problemi da risolvere”) con cui il documento esordisce: fra di essi però alcuni sono effetti, altri sono cause: credo che la distinzione fra queste due categorie sia importante per evitare di intraprendere terapie sintomatiche che curano il sintomo senza incidere sulle cause che lo producono.

Non credo di essere molto lontano dalla verità dicendo che quasi tutti i problemi elencati sono conseguenza di quello indicato al terzo punto: scarsa o nessuna attività di formazione politica. Direi forse di più: scarsa o nessuna attività di elaborazione culturale.

Mi spiego: forse come conseguenza della caduta dei blocchi e della contestuale (conseguente?) caduta delle ideologie è mancato in questi anni, a tutti i livelli e indipendentemente dalla collocazione sullo scacchiere politico, un impegno a capire:
 come sta cambiando la società;
 quali nuovi problemi stanno nascendo;
 che cosa ci dice la nostra tradizione culturale in merito a questi problemi;
 quale tipo di società intendiamo perseguire;
 quali sono i possibili rimedi da porre in atto per rispondere ai problemi che si presentano e per promuovere il progetto di società che intendiamo perseguire.

Questo è solo un elenco certamente non esaustivo e certamente perfezionabile di temi che non sono stati sufficientemente affrontati per dire che è mancato IL LAVORO CULTURALE, che deve necessariamente venire prima dell’IMPEGNO POLITICO.

Fra parentesi: questo lavoro non può essere fatto secondo lo schema classico: un MAESTRO che “forma” dei DISCEPOLI. Ci troviamo di fronte a problemi nuovi in un contesto nuovo, di cui nessuno ha la chiave. I ruoli diventano quindi necessariamente intercambiabili: ciascuno si troverà di volta in volta ad essere maestro o discepolo o entrambe le cose contemporaneamente. Per questo preferisco parlare di elaborazione culturale anziché di formazione. Ma si potrebbe anche parlare di co-formazione: ci formiamo insieme. Chiusa parentesi.

In assenza di questo tipo di lavoro (IL LAVORO CULTURALE), l’IMPEGNO POLITICO è stimolato da altre domande:
 che vantaggi (personali) posso trarre dalla politica?
 come posso arrivare alla stanza dei bottoni in modo da massimizzare questi vantaggi?
 come possiamo (io e quelli che sono arrivati alla stanza dei bottoni) impedire che ci entrino altri e ci portino via parte dei vantaggi acquisiti?
 come possiamo conservare il consenso degli elettori facendo loro credere di fare il loro interesse e facendo invece di volta in volta quello che ci conviene?
e altre domande di questo tipo.

Ad essere stimolate da questo tipo di domande non sono certo le persone ansiose di impegnarsi per il bene comune, le quali d’altra parte, vista l’impossibilità di incidere in un quadro siffatto, si allontanano sempre di più dall’impegno politico attivo. I pochi che si ostinano a intendere la politica come servizio sono confinati in ruoli marginali quando non addirittura derisi.

L’imminenza di scadenze come la costituzione del Partito Democratico non consente certamente di fare progetti di ampio respiro quali sarebbero richiesti dalle considerazioni sopra esposte. Credo sia però utile tenere ben presenti alcuni principi fondamentali:
 La TATTICA non deve essere anteposta alla POLITICA: non ha senso impegnarsi per “esserci” se non si ha un progetto. Quindi prima si elabora un progetto e poi ci si chiede come promuoverlo e realizzarlo (e qui la tattica acquista una sua dignità). Un partito politico non è uno strumento per esprimere un’identità, ma per realizzare un progetto politico (che può essere condiviso da identità diverse che si esprimono ed elaborano una propria cultura al di fuori dello schema “partito”).
 Un progetto politico parte da presupposti culturali e da una visione della società attuale e della sua evoluzione futura; non è uno strumento per acquisire consenso, tanto poi, una volta eletti si fa quello che si vuole o quello che si può.

Non sono un politologo, quindi mi fermo qui per esaurimento di risorse intellettuali, ma spero che altri abbiano qualcosa da aggiungere.

Nell’immediato che cosa si può fare (a livello di progetto politico)? Di spunti ce ne sono diversi: si tratta di fare una selezione e di individuare i più significativi. Da parte mia ne propongo solamente uno che ritengo tocchi l’emergenza forse più drammatica dell’attuale vita sociale: parlo della PRECARIETÀ DEL LAVORO.

Negli ultimi anni, spinti dall’esigenza (reale) di rendere il lavoro più flessibile, lo si è reso talmente precario da togliere, specialmente ai giovani, ogni possibile progettualità in particolare per quanto riguarda la formazione di una famiglia (il fenomeno è sotto gli occhi di tutti – quelli che vogliono vedere – perciò non mi dilungo oltre).

È possibile conciliare flessibilità con stabilità? Se non è possibile siamo condannati ad una società che non è in grado di investire sul proprio futuro e quindi si avvia verso un (vorrei dire lento ma mi rendo conto che sarebbe una bugia) declino. La sfida va assolutamente colta, affrontata e vinta.

Mi fermo qui per mancanza di tempo e perché i brodi troppo lunghi servono solo ad annoiare il prossimo.

Arrivederci a venerdì 13 luglio


8 luglio 2007-07-08 Gianluigi Panozzo