giovedì 8 novembre 2007

Nasce l'associazione "Progetto Democratico"

Superate le passate appartenenze, l’obiettivo politico e culturale dell’associazione "Progetto Democratico" è di guardare al futuro del PD e di rifiutare, già a partire da questa delicata fase costituente, le antiche logiche di partito, gli organigrammi precostituiti in funzione di correnti od apparati, i soliti trasformismi.

Anche a Gorizia, il PD non dovrà ridursi alla straordinaria giornata di partecipazione democratica delle primarie del 14 ottobre.

Progetto Democratico agirà culturalmente e politicamente affinché il PD prosegua e si sviluppi in modo aperto, plurale, trasparente.

Perché i metodi, la gestione e l’organizzazione del partito siano e rimangano democratici anche nei fatti.

Perché il PD continui ad essere aperto alla passione politica più autentica e non si riduca a mantenimento di posizioni di rendita politica o personale.

Perché possa nascere uno strumento politico-culturale coerente con i percorsi congressuali fatti e con la straordinaria esperienza della Lista Aperta.

Perché coerenza e credibilità dovranno contraddistinguere la leadership del partito nuovo anche sul territorio e questo di fatto hanno chiesto, il 14 ottobre, milioni di cittadini democratici con il loro voto.

L'associazione "Progetto Democratico" è naturalmente aperta a tutti i cittadini, in particolare agli elettori ed eletti del Pd alle primarie del 14 ottobre. E' possibile una pre-adesione all'associazione anche inviando un commento su questo post.

Hanno già aderito:
Aita Piero
Bratina Ivan
Bratina Majda
Bulfon Pier Paolo
Busolini Roberto
Calligaris Roberto
Cechet Liviana
Cibej Giuseppina
Cingolani Giuseppe
Comisso Luciano
Corolli Luca
Crocetti Bruno
Dall'Osto Enzo
de Fabris Stefano
Di Dato Rosaria
Donolato Francesco
Furlan Oliviero
Gondolo Emilio
Grazzina Marinella
Klainscek Walter
Luterotti Ugo
Miccoli Franco
Peterin David
Porcarelli Alessandro
Portelli Federico
Restaino Maria Angiola
Rossi Marco
Valencic Fabrizio
Vidic Federico

domenica 4 novembre 2007

Il modo di stare assieme - di Bruno Zvech (dal suo blog)

Ci sono state parecchie osservazioni circa le regole di cui dobbiamo dotarci, pur sapendo che l’esercizio di metter ‘le braghe al mondo’ è più volte risultato vano…
Parto dal dato di fondo e cioè la formidabile spinta che hanno dato a questo processo costituente tutti coloro che hanno votato alle primarie: questo patrimonio non può in alcun modo essere disperso.
D’altro canto abbiamo anche bisogno di organizzare il partito democratico sul territorio proprio per non disperdere quel patrimonio e per essere strumento utile a soddisfare diritti, bisogni e aspettative delle persone. Credo quindi che bisogna pensare a modalità di adesione e consultazione flessibili.
I passaggi possono essere i seguenti:
  • 10 novembre assemblea regionale per definire il quadro di riferimento;
  • 24 novembre nomina dei coordinamenti provvisori provinciali;
  • 15 dicembre convocazione in ogni comune dei partecipanti alle primarie per definire coordinamenti comunali e modalità operative.

Potrebbe essere utile formare collegio per collegio e comune per comune gli albi dei elettori del pd che, al di la della adesione formale al partito, devono poter esprimere la loro opinione sulle scelte di fondo da adottare (principi e valori, programmi, orientamenti politici da assumere, scelta delle proprie rappresentanze). Questo non è incompatibile con un sistema di adesione formale motivata e verificata nel tempo, nelle modalità che prevederà lo statuto nazionale e, per quanto ci compete, quello regionale. Credo che ciò sia necessario per una ovvia assunzione collettiva di responsabilità in ordine alle scelte che si debbono assumere.

Immagino quindi un rapporto con il pd libero da schemi che abbiamo già visto, aperto ai contributi che tante donne e uomini vogliono offrire nei modi che ritengono più consoni alla loro esperienza e alla loro quotidianità.Del resto abbiamo detto che si parte dalle persone riconoscendole nella loro unicità!

Si apre poi la grande questione delle forme di comunicazione e condivisione, proprio sulla base di quel percorso di partecipazione e ascolto che abbiamo tutti convenuto debba essere il tratto distintivo del partito nuovo. Quindi si possono produrre forum diversi, si può organizzare in maniera permanente il forum degli amministratori locali, un altro forum permanente può essere composto da tutti i responsabili del PD che verranno decisi comune per comune.

Oltre agli aspetti istituzionali ritengo decisivo costituire forum aperti per quanto riguarda le questioni legate ai diritti di cittadinanza. Non sarebbe male avere una piattaforma logistica comunicativa che intrecci tutte le possibilità del web (e-mail, blog, forum), unitamente a tutte le forme consuete: un lavoro di questo genere consente una strumentazione che sia in grado di tenere vive attenzione e disponibilità in maniera non sostitutiva rispetto agli apporti diretti di cui la politica non può fare a meno.

Si è discusso anche di percorsi formativi e ho visto che ci sono opinioni diverse. Del mio sono convinto che, se si tratta di occuparsi della cosa pubblica, alcune competenze sono necessarie e quindi io non penso a una scuola di formazione politica in termini classici ma penso a momenti formativi legati alle diverse attività politiche, utilizzando le tante professionalità che sono presenti tra quelli che hanno dato vita al partito democratico, anche e soprattutto fuori di quelli che sono gli organismi dirigenti.

Immagino in sostanza tre quattro punti organizzativi di riferimento – senza i quali piuttosto che il pluralismo avremo la confusione - e, intorno a questi, la realizzazione di una rete dove ognuno porta la sua storia, i suoi interessi, le sue disponibilità, nella massima libertà e autonomia.

domenica 28 ottobre 2007

DISPOSITIVO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE DEL PARTITO DEMOCRATICO

L’Assemblea costituente del PD ha approvato a maggioranza le seguenti decisioni:
  1. VICESEGRETARIO - Ai sensi dell’art. 2 comma 3 del Regolamento Quadro per l’elezione delle assemblee costituenti del partito democratico, Dario Franceschini assume l’incarico di Vicesegretario del partito.
  2. TESORIERE - Sempre ai sensi dell’art. 2 comma 3 Mauro Agostini assume l’incarico di Tesoriere del partito.
  3. GRUPPI PD - Entro il 30 novembre dovranno essere costituiti i gruppi del Partito Democratico ad ogni livello istituzionale
  4. FINANZIAMENTO DEL PARTITO - Gli eletti aderenti al partito democratico contribuiranno al finanziamento del partito al livello (comunale, provinciale, regionale, nazionale) territorialmente corrispondente
  5. COORDINAMENTI PROVINCIALI PROVVISORI DEL PD - Il 24 novembre in ogni provincia gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, il Coordinatore provinciale. In caso di collegio riguardante più province l’eletto vota nella provincia con il maggior numero di elettori nello stesso collegio. Si costituisce altresì un Coordinamento Provinciale, composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD. Il Coordinamento provinciale può allargarsi ad altre persone con il voto favorevole di due terzi i componenti dello stesso. Le Assemblee Costituenti Regionali, convocate per il 10 novembre, possono prevedere la creazione di livelli equivalenti a quello provinciale per particolari situazioni territoriali o per le aree metropolitane. Al segretario nazionale e ai segretari regionali è data delega di garantire la gestione provvisoria della fase costituente, sino all’approvazione dello statuto, anche attraverso la costituzione di organi collegiali provvisori.
  6. ARTICOLAZIONE DEL PD NEI TERRITORI - Entro il 23 dicembre saranno convocate dai Segretari regionali in accordo con i Coordinatori provinciali, assemblee di tutti i votanti alle primarie del 14 ottobre per costituire il partito democratico nei territori, secondo le modalità decise congiuntamente dal Segretario Nazionale e dai Segretari Regionali. Ai partecipanti alle Assemblee verrà consegnato un Certificato di “Fondatore del Partito Democratico”.
  7. ATTI GIURIDICI TRANSITORI - Al Tesoriere l’assemblea affida il mandato di adottare tutti gli atti giuridici necessari per la costituzione del partito nella fase transitoria sino dell’approvazione dello Statuto da parte dell’assemblea costituente.
  8. ORGANISMO DI GARANZIA - Le funzioni di organo di garanzia del partito nella fase transitoria sono svolte dal comitato dei garanti delle Primarie.
  9. COMMISSIONI NELLA COSTITUENTE NAZIONALE - In adempimento dei compiti affidati dall’art 2 comma 1, l’Assemblea nomina tre commissioni con il compito di predisporre, entro il 31 gennaio 2008, le proposte di Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea costituente entro il 28 febbraio 2008. Ogni commissione è composta da 100 componenti l’assemblea, metà uomini e metà donne, indicati dai candidati alla carica di segretario, proporzionalmente ai componenti eletti nell’assemblea collegati a ciascun candidato. Ogni commissione elegge nel suo seno un Presidente e un Relatore, può organizzare il proprio lavoro in sottocommissioni, e predispone forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte dei componenti l’assemblea costituente.

domenica 9 settembre 2007

Votato nella riunione plenaria del Comitato promotore provinciale per il Partito Democratico

Manifesto per il partito democratico nell'Isontino
Siamo donne e uomini che desiderano contribuire alla nascita del Partito Democratico, affinché possa essere una forza di vero rinnovamento per il paese.
Tra noi siamo diversi per esperienza politica, ispirazione culturale, età e condizione sociale, ma ci accomuna la propensione a metterci in gioco, per la prima o per l’ennesima volta, nell’impegno politico diretto, in un partito. Lo facciamo sulla base di alcuni obiettivi condivisi, definiti in un percorso che parte dal basso, aperto, creativo e centrato sul dialogo, la discussione e la meta di perseguire obiettivi concreti.
Il partito democratico nasce nel solco e nelle azioni dei valori del riformismo europeo, nell’incontro tra il pensiero socialista, l’umanesimo cristiano, il progressismo liberal-democratico e tra le nuove culture dell’ambientalismo consapevole e della parità di genere, noi i democratici della Provincia di Gorizia, animati da un amore profondo per il nostro territorio e consapevoli delle straordinarie possibilità di sviluppo economico, sociale, culturale ,offerte dall’apertura dei confini, riconosciamo: il valore e la ricchezza delle diversità linguistiche e culturali del territorio isontino e siamo consapevoli che l’Europa sia il nostro futuro, il luogo e il tempo in cui passeremo il nostro avvenire.
In un territorio come l’Isontino è necessario lavorare affinché le ferite e i torti che il novecento ha lasciato sulle nostre terre e sulle nostre genti, non siano più motivo di divisione ma patrimonio comune da affidare definitivamente alla storia.
Vogliamo tutelare le ricchezze economiche, culturali, sociali e linguistiche che la Provincia di Gorizia ha tradizionalmente prodotto nel corso dei secoli.
Noi democratici della provincia di Gorizia siamo attenti ai cambiamenti in atto nella società e consapevoli della necessità di riformare la politica nelle sue regole, ma soprattutto di cambiare il modo di "fare politica". Vogliamo aprire la nuova stagione della "Politica dell’ ascolto", imparare a sentire le ragioni degli altri, piuttosto che cercare d’imporre le nostre certezze. Dobbiamo capire ed insegnare che per diventare bravi amministratori è necessario soprattutto sapere ascoltare, manifestare attenzione e comprensione. Il crescente malumore che investe la grande parte dell’opinione pubblica nei confronti della politica, non è solo il risultato del confronto tra le quotidiane difficoltà affrontate dalla maggioranza dei cittadini italiani ed una serie di privilegi della classe politica, ma è sempre più spesso l’atteggiamento di assoluta indifferenza di un apparato politico chiuso su stesso e sulle proprie logiche, piuttosto che teso ad operare per il miglioramento della qualità della vita di tutti.
Costruiamo il partito democratico soprattutto per ridare forza e dignità alla politica, per ricostruire quel rapporto tra cittadini e istituzioni che oggi appare lacerato, per ridare senso civico a un paese che sembra averlo smarrito.
Il 14 ottobre nasce un partito che propone un nuovo patto sociale tra Politica e Società Civile ispirato al cuore autentico della Costituzione Repubblicana. Questo nuovo patto richiede l’impegno e la dedizione di quelle donne e uomini che militano nei partiti che con lungimiranza e coraggio hanno deciso di avviare questo percorso, ma ha anche un grande bisogno di tanta nuova linfa vitale. È necessario che molte persone, esterne rispetto ai partiti attuali, collaborino alla costruzione di un soggetto nuovo, sentendosi protagonisti di un grande progetto.
Molti sono i temi e i valori che ci uniscono e maggiori saranno se proseguiamo nel dialogo e la discussione per creare una cultura politica, democratica, progressista che non sia solo la sintesi delle culture politiche dalle quali veniamo, ma, consapevoli di quelle radici, sia una cultura nuova e adeguata a risolvere le sfide che la modernità ci presenta.
Pur nella necessaria sintesi di questo documento, abbiamo raccolto alcuni punti essenziali per raccogliere idee, valori e programmi nella costruzione del partito democratico nella realtà della provincia di Gorizia.
La centralità della persona.
Desideriamo una cultura, una società e una politica che valorizzino la persona nella sua specialità e creatività, nei suoi talenti e bisogni; e che ad un tempo tendano con l’apporto di ognuno a far crescere e migliorare la comunità di appartenenza nella sua interezza. Comunità di uomini e donne differenti capaci di dialogo e confronto tra punti di vista e culture diverse. Oggi appare urgente una nuova prospettiva interculturale, radicata nell’ascolto reciproco e nel rispetto dell’altro. Solo il dialogo tra diversi supera sia il vuoto relativismo - mascherato da tolleranza - sia il fondamentalismo allergico alle differenze.
Per fare questo quindi dobbiamo partire su delle solide basi. La laicità che, madrina di democrazia, nel rispetto della dimensione sociale della fede, vede nel valore fondamentale della libertà delle scelte dei cittadini il fondamento di una società democratica. La pari rappresentanza di genere, perché una democrazia basata sul suffragio universale non è più tale se non rimuove le condizioni sociali che ostacolano una rappresentanza politica ineguale.
L’uguaglianza, un ideale che conferisce ad ogni persona pari possibilità di accesso alle opportunità sociali. Uguaglianza però non significa annullamento delle differenze, ma valorizzazione dell’unicità di ogni persona. Una Società ed uno Stato sani riconoscono il merito e le capacità, premiano le competenze e l’impegno, riconoscono i bisogni.
Sulla base di questi indirizzi il partito democratico nella provincia di Gorizia si prefigge di gestire l’amministrazione pubblica mettendo sempre al centro i cittadini, premiando il merito e prevedendo forme di controllo e di risparmio del lavoro della pubblica amministrazione. In un rapporto di comunicazione aperta tra cittadini e amministrazioni pubbliche vanno trovate le forme di ascolto e compartecipazione alla gestione del bene pubblico. Comitati civici, movimenti sociali, forum democratici sono interlocutori fondamentali di chi governa, in un’ottica di democrazia deliberativa. Così il dovere di amministrare per conto degli elettori deve sempre accompagnarsi a una costante capacità di dialogo e confronto.
La qualità della vita e la sicurezza
Riconoscere il valore dell’individuo in una società aperta significa offrire gli strumenti e le regole per dare opportunità e tutele. In quest’ambito il servizio pubblico esige un’integrazione con il privato sociale ed il volontariato per porsi sullo stesso piano al fine di contribuire al progresso civile della società. La salute è il bene fondamentale della persona. Noi crediamo che l’assistenza sanitaria pubblica rappresenti un bene comune non negoziabile. Ogni persona quindi deve poterne disporre l’accesso indipendentemente dal suo reddito ed in maniera correlata ai suoi bisogni. Pubblico però non significa necessariamente statale o peggio proprietà della politica.
La società attuale estremamente competitiva, ma inevitabilmente selettiva, crea autentiche sacche di povertà, di emarginazione, ma spesso anche di vero abbandono. Anche in una terra sviluppata come la nostra, aumenta in modo il numero di persone in difficoltà, spesso collocate all’interno delle famiglie con gravi casi di varie dipendenze, alle quali si aggiungono in modo crescente nuove figure come gli extracomunitari lontani dalle reti sociali di appartenenza o gli anziani bisognosi di assistenza domiciliare. Istituzioni, privato sociale e volontariato devono affrontare con forza questi problemi, puntando ad avere nella nostra provincia un alto tasso di sicurezza sociale e benessere diffuso. In quest’ambito va affrontato anche il fenomeno della criminalità soprattutto internazionale. Noi crediamo nel ruolo sociale delle forze di pubbliche sicurezza, ma riteniamo che la "manodopera criminale" possa essere sconfitta in via definitiva con l’educazione e gli interventi sociali. Per questo riteniamo che i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), pur nel rispetto delle norme internazionali, non possano trasformarsi in luoghi di detenzione, ma in autentici centri di accoglienza gestiti da organizzazioni civili.
Grande attenzione va messa nella qualità dei servizi erogati, nelle forme con cui vengono organizzati, nello sviluppo economico ed occupazionale che ne derivano. In Italia attualmente c’è un forte deficit di cittadinanza sociale a favore di gruppi particolari, corporazioni, reti sociali di interessi non sempre trasparenti. Bisogna assolutamente mettere la soddisfazione del cittadino e la sostenibilità economica ai primi posti degli obiettivi da raggiungere nell’organizzazione di qualsiasi servizio che gli enti pubblici, direttamente o indirettamente erogano.
L’istruzione è un settore nevralgico, fondamentale per una società avanzata che ambisce a svilupparsi, per assicurare alle nuove generazioni un futuro certo. E’ attraverso il raggiungimento di un alto livello d’istruzione medio che ci si assicura elevata competenza in ogni settore, spiccate professionalità,competitività nei confronti degli altri paesi. Bisogna investire nella scuola e non solo economicamente, ma anche in risorse umane, in termini temporali.
Una scuola che non si appiattisca verso il basso ma tesa invece ad evidenziare e valorizzare le potenzialità di ogni persona. Una scuola capace di esprimere persone competenti, coscienti ed aperte al dialogo con gli altri e con il mondo, capace di collegarsi al territorio ed alle istituzioni che sia in grado di generare consapevolezza, civismo, conoscenze e cultura.
Vorremmo mobilitarci per un’educazione permanente alla cittadinanza consapevole mediante iniziative di formazione rivolte ad adulti e giovani sui diritti e doveri dei cittadini e sul rapporto con le istituzioni di pubblico rilievo.
Una cultura senza confini
La nostra terra è ricca di storia di cultura e di culture; ogni città, ogni paese ogni borgo di questa provincia sa stupire per la ricchezza del fermento culturale che la attraversa. Ogni Comune, anche il più piccolo, è capace di offrire preziosi momenti culturali grazie anche al supporto di un tessuto associativo straordinario paragonabile a quello di realtà ben più grandi della nostra. Noi crediamo nella cultura come bene da diffondere attraverso attive politiche di fruibilità da parte dei cittadini. Opereremo per una politica culturale di livello provinciale che, attraverso il coordinamento delle risorse, dei progetti e delle idee possa liberare spazi per dar modo agli artisti locali di essere conosciuti ed apprezzati nel proprio territorio. Ma poiché crediamo nella vocazione internazionale di questa terra vogliamo attrarre l’attenzione del grande pubblico proponendoci come il palcoscenico naturale per l’incontro delle migliori espressioni artistiche dell’Europa. Consapevoli di avere un’identità culturale plurale, vogliamo sviluppare questa ricchezza per fare della nostra Provincia un laboratorio di convivenza e di integrazione, certamente tra le storiche tradizioni autoctone (italiana, friulana, slovena, bisiaca gradese) ma anche coinvolgendo le comunità straniere insediate di recente nel nostro territorio.
La nostra Provincia ha condiviso un passato comune con terre che si trovano al di là del confine, un confine certamente innaturale ma che oggi perde la sua consistenza. Da molti anni infatti gli eventi della storia dell’Europa ci parlano di caduta delle barriere e di ri-unione di territori divisi dagli eventi bellici del Novecento. La nostra Provincia che si trova al centro di questo Rinascimento Europeo non può mancare le occasioni che il nuovo secolo le sta offrendo. Dobbiamo riscoprire gli antichi legami, le affinità, le occasioni di scambio che resero ricco e prospero questo territorio quando il confine non c’era, per essere pronti per quando il confine non ci sarà. E’ giusto pensare ed impostare una politica transfrontaliera che integri la parte dell’Isontino Goriziano con quello di Nova Gorica e di tutto il litorale sloveno( Primorska). Contemporaneamente ogni sforzo deve essere teso verso la creazione di una politica comune, a livello internazionale più ampio, della gestione del territorio che passi dalla programmazione alla costruzione di opere e di infrastrutture utili alla crescita integrata di tutta la macroarea. Dell’Euro Regione che verrà noi vogliamo essere il cuore pulsante, il modello di una crescita armonica e coordinata di più realtà che senza demagogia né retorica condividono obiettivi e metodo. Dopo la libera circolazione delle merci e delle persone,vogliamo la libera circolazione delle idee, dei saperi e delle opportunità in unico processo di crescita comune vera prospettiva dell’Europa che verrà.
Per favorire questi processi, nonché per il profondo significato storico e culturale di cui è portatrice, crediamo sia essenziale la conservazione dell’autonomia della Provincia di Gorizia.
Il lavoro, l’ambiente
Sviluppo economico e tutela ambientale sono inscindibili. Investire sul lavoro e sulla formazione è il primo pilastro di una società civile perché la vera libertà consiste nella possibilità di poter realizzare i propri progetti senza dover fare rinunce esistenziali. Dobbiamo puntare alle politiche di conciliazione, a regole per rendere il lavoro flessibile socialmente sostenibile, a creare regole trasparenti per le carriere e non creare discriminazione tra i salari, trovare soluzioni che sostengano il diritto alla genitorialità e nel contempo rendano conveniente l’assunzione delle donne. Da questo punto di vista riteniamo con forza che il lavoro non possa essere una merce (che può essere venduta, affittata) perché dietro un lavoro c’è sempre una persona, la sua dignità ed i suoi bisogni.
Dobbiamo togliere la convenienza al lavoro "nero e sommerso", garantire sicurezza negli ambienti di lavoro, radicare una formazione di qualità per tutto l’arco della vita di una persona. Il mondo del lavoro si è modificato in questi decenni e sono sotto gli occhi di tutti i cambiamenti sociali ed economici del nostro paese, quindi il futuro Partito Democratico dovrà adeguarsi alle nuove esigenze armonizzando innovazione, sviluppo, tutela, produttività e mobilità. Il lavoro va messo al centro della nostra attenzione affinché sia un diritto per tutti e possa garantire la prima delle giustizie sociali, assicurando ai giovani un futuro e una progettualità di vita e alle donne una garanzia compatibile con la scelta della maternità.
Contemporaneamente è giusto credere nel libero mercato e nell’impresa, un'impresa che adotti un comportamento socialmente responsabile rispondendo alle aspettative economiche, ambientali, sociali di tutti i cittadini e che sappia cogliere anche l'obiettivo di conseguire un vantaggio competitivo, massimizzando gli utili nel lungo periodo. Crediamo che l’impegno "etico" di un’impresa sia ormai entrato direttamente nella catena del valore prospettando così l’utilizzo di nuovi percorsi e leve competitive coerenti con uno "sviluppo sostenibile" per la collettività. Crediamo che le imprese debbano essere aiutate a crescere libere dai vincoli eccessivi della burocrazia e che la pressione fiscale, in un paese democratico, debba essere equamente correlata ai benefici sociali erogati. Una fiscalità socialmente sostenibile rappresenta un obiettivo essenziale per lo sviluppo della nostra Repubblica.
Si dovrà attuare uno sviluppo eco-sostenibile, quindi vogliamo che nella nostra democrazia e nella nostra cultura politica ed amministrativa faccia breccia questa consapevolezza, soprattutto quando vengono fatte scelte in base a singole esigenze di settore. Vogliamo amministrare le nostre terre in modo da consentire la crescita del territorio nel rispetto dell’ambiente, e crediamo che questo compito possa essere realizzato con i metodi della democrazia deliberativa per cui tutti i cittadini e gruppi sociali radicati sul territorio abbiano la possibilità di esprimere le loro opinioni, perché sui temi ambientali, in democrazia, non esiste una differenza gerarchica tra sapere tecnico e sapere profano, come tante tragedie che il nostro Paese ha conosciuto testimoniano.
Per lo sviluppo del nostro territorio: università, anche ad elevato livello di internazionalizzazione con settori specializzati nel campo del dialogo interculturale, del negoziato e della pace; turismo sostenibile; giusta integrazione tra commercio di massa e commercio di nicchia con lo sviluppo di metodi innovativi (centri commerciali "a cielo aperto", "filiera corta" nei prodotti di qualità, soprattutto agro-alimentari), le giuste grandi infrastrutture di provata utilità pubblica, quali privilegiati settori socio-economici da sviluppare con grande responsabilità e condivisione nella comunità isontina in vista dell’integrazione europea.
Il nuovo partito.
Crediamo che la democrazia sia il sistema politico che meglio coniuga la libertà dell’individuo nel rispetto di quella dell’altro e la responsabilità civile. Ma la democrazia non è solo espressione di una delega: richiede la partecipazione attiva. La dimensione politica, l’impegno civile, ci riguardano tutti da vicino, toccano i nostri progetti più intimi, le nostre vite. Per questo è fondamentale ricercare forme molteplici e sempre più efficaci di partecipazioni.
Il partito democratico deve saper rispondere a questa sfida: vogliamo un partito forte e aperto, radicato sul territorio e permeabile alle esigenze della società. Un partito che sappia sviluppare cultura, progetti e azione politica. Un partito che costruisca dal basso la sua classe dirigente e che coinvolga sempre i cittadini nelle scelte. Perciò è necessario riaffermare il principio di sussidiarietà non solo a livello delle istituzioni pubbliche, ma anche nella vita del partito. Questo significa valorizzare la sua struttura federale, in modo che le decisioni siano assunte sempre al livello più prossimo ai problemi in questione, coinvolgendo quanto più possibile i cittadini.
In questo senso appare necessario stabilire anche il criterio delle primarie istituzionalizzate per i candidati alle cariche elettive monocratiche e anche le liste per l’elezione nelle assemblee elettive dovranno essere stabilite attraverso processi democratici e di larga partecipazione. Gli eletti (sia nelle Istituzioni che nel partito) si impegnino a confrontarsi pubblicamente con i propri elettori nel corso del loro mandato, anche per verificare l’attuazione del programma.
Affinché l’amministrazione del territorio sia sempre guidata dal principio della responsabilità democratica, è opportuna la riduzione degli Enti e Consorzi ad emanazione indiretta, privilegiando l’accorpamento di funzioni nelle istituzioni locali a rappresentanza elettiva (Province meglio della Aster e delle associazioni di Comuni) con l’eliminazione di tanti Enti "inutili"
Riteniamo inoltre che i costi della politica in Italia siano eccessivi e ci batteremo per la riduzione di ogni spreco ed eccesso che portino il fare politica oltre la sobrietà e dignità che le sono necessarie.
La vita del partito democratico nella provincia di Gorizia dovrà prevedere le consultazioni di iscritti ed elettori su scelte di valore strategico. I gruppi dirigenti dovranno essere eletti dopo un libero confronto che permetta gli iscritti di scegliere tra le diverse opzioni politiche. Il partito nuovo sarà un partito di iscritti e si appoggerà su club, gruppi, associazioni, centri culturali, forum democratici per la sua attività politica.
Un partito nel quale tutti sono chiamati a dare un contributo di idee, energie e risorse per conseguire gli obiettivi che ci saremo democraticamente dati. Un partito coeso, dove non ci sia separatezza tra militanti e amministratori, dove le scelte seguano sempre il percorso della democrazia e le azioni siano conseguenti alle scelte.
Per il partito democratico la politica è un servizio alla società. Chi svolge l’attività politica e amministrativa deve poterlo fare nella piena indipendenza, anche economica, basandosi su principi di sobrietà e utilità. Crediamo nel rinnovamento e ampliamento delle classi dirigenti. Per favorirli è necessario evitare che una persona possa cumulare più incarichi politici (nel partito e/o nelle istituzioni) di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello.
I democratici della provincia di Gorizia, inoltre, per ripristinare un pieno rapporto di credibilità e fiducia tra cittadini e politici impegnati nelle istituzioni, si impegnano a non candidare chi ha subito condanne penali definitive per reati lesivi del pubblico interesse. Controlleranno attentamente i possibili casi di conflitto d’interesse, attraverso una rigorosa disciplina dell’incompatibilità.
Ci accingiamo a svolgere una sfida difficile ed esaltante. La costruzione di una forza politica sarà un lavoro lungo e impegnativo, ma ci confortano l’impegno e la dedizione di tutti coloro che si sono incamminati lungo questa strada. Crediamo che il 14 ottobre sarà una data significativa solo se parteciperanno non solo gli iscritti ai partiti che si stanno sciogliendo in quello Democratico, ma tanti, tantissimi donne e uomini che non iscritti ad alcun partito, intendono avvicinarsi ora all’impegno politico maggiormente attivo. E’ nostra cura non ridurre il 14 ottobre a un’assemblea di partito (cerimonia pure legittima e importante) ma trasformarla il più possibile in una festa per la democrazia. Per questo ci appelliamo anche a chi ancora non è convinto dal processo costituente del partito democratico, in modo che con il suo voto possa constatare la possibilità di un vero rinnovamento per la politica italiana.

venerdì 17 agosto 2007

di Daniele Ungaro - Il partito nuovo tra retorica e persuasione

Nell’avvicinarsi della scadenza della presentazione delle liste ritengo utile condividere alcune riflessioni, successive alla prima riunione dell’assemblea provinciale di Gorizia.

  1. Retorica e persuasione
    Sussiste una profonda differenza di linguaggio tra i politici professionisti ed i cittadini attivi. I primi usano un linguaggio strategico, i secondi uno comunicativo (e maggiormente emotivo). Questa differenza sembra sottendere obiettivi diversi. Per i politici professionisti, occupare (legittimamente) posizioni importanti nel nuovo partito. Per i cittadini attivi costruire un partito nuovo, nel senso (forse un po’ ingenuo, ma sicuramente autentico) del partito che hanno sognato. Qui è importante sottolineare una cosa. I cittadini attivi non sono – perlomeno a grande maggioranza – politici professionisti "falliti". Così come non sarebbe giusto ritenere i politici professionisti come "professionisti falliti" in altri campi. Per avvicinare i due linguaggi – obiettivamente diversi – propongo di adottare il primo punto del programma della Lista Aperta (che preferirei chiamare Forum Democratico), essere la parola che si esprime. Essere ciò che si dice.
  2. La politica come professione
    All’assemblea il segretario provinciale dei DS ha sostenuto che quella riunione era formata in massima parte da persone prive di legittimità democratica. Perché non elette, in quanto scelte o autoconvocatesi. Il problema è stato posto in buona fede, ma riflette purtroppo una patologia della politica caratterizzante il caso italiano (diciamo perlomeno dal 1968). Solo in Italia esiste nei fatti una contrapposizione tra partiti politici e società civile. Attori che in altri sistemi politici fanno parte entrambi dello stesso ambito (la società civile per l’appunto). Questo perché? Tralasciando una lunga spiegazione tecnica, storico-politica e sociologica, si può dire che in Italia questa separazione tra partito politico e società civile è figlia di due fattori.
  • L’evoluzione (degenerativa) della Democrazia Cristiana che si è progressivamente trasformata in un apparato di potere privo di una visione del mondo unificante (quella cattolica democratica), anche a causa all’assenza di un’alternanza possibile.
  • La presenza di un Partito Comunista dal notevole peso elettorale – nei fatti non in grado di assumersi responsabilità di governo a livello nazionale - che si è trasformato solo dopo il crollo del comunismo a livello internazionale, ma che non ha mai elaborato il lutto di tale perdita.

Le conseguenze derivanti da questi due fattori hanno un peso (negativo) fondamentale per il Partito Democratico. Infatti – sia pure per motivi diversi – i politici professionisti postdemocristiani e postcomunisti ritengono che i rispettivi apparati (iscritti e organi direttivi) abbiano una legittimità democratica superiore rispetto ai cittadini attivi ed ai forum democratici. Tale superiore legittimità deriva, per i postdemocristiani, dalla riforma del partito avviata da Fanfani dopo il 1954, per cui gli apparati di partito rappresentano l’avanguardia culturale della dottrina sociale e della democrazia di ispirazione cattolica, in un contesto dove inoltre non poteva esserci alternativa alla DC. Per i postcomunisti, dalla concezione politica leninista per cui la democrazia vale solo per i membri del partito, non per le masse che devono essere guidate. Ora però questa fusione tra il "partito dei quadri" di Fanfani ed il partito leninista dei rivoluzionari di professione (quantunque rielaborato) non esiste in nessun sistema politico occidentale, anche perché si tratta di diversi modelli di partito unico (o perché senza alternativa o perché si oppone alla democrazia borghese). Per dirla in termini tecnici: la deliberazione anche informale di cittadini che si mobilitano liberamente in forum democratici è la base di qualunque democrazia rappresentativa (in senso occidentale). Certe concezioni, invece, confondono gli iscritti e gli organi dirigenti dei partiti con gli eletti in una competizione elettorale generale. Non sussiste una contrapposizione tra partito politico e società civile nelle democrazie avanzate proprio perché i partiti politici sono libere associazioni di cittadini la cui selezione interna è un atto privato del tutto simile a quello di una libera assemblea (autoconvocatasi) che elegge i propri rappresentanti in vista di una loro proposizione all’elettorato. Solo all’interno di concezioni - pur diversamente – organiche, per cui il partito politico è legittimato da ragioni superiori ad occupare sia lo Stato che la società civile si può concepire una differente legittimità tra apparati di partito (iscritti, organi direttivi) e cittadini attivi. E’ chiaro che il Partito Democratico non potrà essere un partito nuovo, ma un’originale riedizione della Lega dei Comunisti Jugoslava o dei Partiti Socialisti Operai dell’Europa orientale (con le loro rappresentanze cattoliche) se il 14 ottobre prevarrà questa concezione della diversa legittimità.

Il nuovo ceto politico


Se si chiarisce questo punto, dovrebbero risultare chiare alcune cose. In primo luogo, il metodo "Veltroni" - cioè liste diverse a sostegno di un unico candidato in aggiunta a buone performance mediatiche – si trasforma in un ibrido tra Fronte Popolare (stile 1948) e la "nuova politica" inaugurata da Berlusconi nel 1994, con un punto in comune tra le due epoche, la profonda avversione per una democrazia autenticamente competitiva. Per fortuna, la presenza di candidati concorrenti ha impedito di trasformare il 14 ottobre nel rituale di un’"elezione bulgara", ma l’assenza di candidati alternativi postcomunisti e la scarsa contaminazione delle liste Bindi e Letta da parte di personale DS dimostra obiettivamente un ritardo di cultura politica preoccupante. In secondo luogo, nella società contemporanea non è possibile che un ceto politico viva solo per la politica (cioè per motivazioni espressive). Ma non è anche possibile che un ceto politico viva solo della politica (cioè per motivi strumentali). Al di là della retorica, se il Partito Democratico vorrà essere un partito nuovo questi nodi devono essere sciolti. Indico rapidamente alcune soluzioni. Mescolanza tra ceto politico professionista a tempo indeterminato e politici a tempo determinato (se il lavoro diviene flessibile non si vede perché non possa diventarlo anche la politica). Obbligo della formazione permanente per entrambe queste categorie di politici (specialmente i primi). Utilizzo generalizzato dei forum democratici deliberativi e delle primarie come metodo di selezione del ceto politico. Superamento del partito degli apparati (non ci sono più pezzi di Stato da spartire) e delle tessere (non esistono più i partiti unici o egemoni) a favore di un partito consistente di forum civici, club, associazioni, circoli e fondazioni culturali. Divieto di cumulo degli incarichi. Limite ai mandati in ogni sede.


Daniele Ungaro, membro dell’Assemblea provinciale goriziana per il partito Democratico

di Ivano Strizzolo, Sulle auto-candidature a segretario regionale del PD.

"L’autocandidatura di Gianfranco Moretton, in questa fase, è improvvida e intempestiva.
Bisogna lavorare molto per definire i programmi e per creare le condizioni politiche per candidature condivise non solo all’interno della Margherita ma anche con un ampio confronto con le altre componenti politiche impegnate nel percorso costituente del Partito Democratico.
Non emergono – ad oggi – i presupposti per candidature solide che aprano veramente una prospettiva nuova e condivisa.
Dalla stessa Margherita del Friuli Venezia Giulia possono venire una pluralità di proposte programmatiche e indicazioni di candidatura anche appartenenti ad altre aree politico-culturali.
E’ bene evitare i chiacchiericci e le dispute nominative che – in questi giorni – si sprecano e si sovrappongono ad un vero dibattito politico che possa suscitare passione e interesse da parte dei cittadini.
Non ci devono essere pregiudiziali incrociate tra Margherita e DS perché così non si costruisce realmente un nuovo soggetto politico, né si coinvolgono le espressioni civiche e autonomiste più rappresentative e responsabili. Così pure non hanno senso le dispute di tipo territoriale.
Sono i programmi e la credibilità e affidabilità delle persone che possono imprimere una svolta vera nella nascita del PD.
Il Partito Democratico deve essere costruito con una ampia partecipazione e con proposte frutto di confronto e di coinvolgimento in una realtà composita come quella del Friuli Venezia Giulia.
Per questo, assieme ad altri amici, promuoverò una prima occasione di confronto dopo la pausa ferragostana con l’obiettivo di contribuire a ricercare le proposte politico-programmatiche adeguate ai problemi del nostro Friuli e dell’intera Regione."

Ivano Strizzolo
Deputato dell’Ulivo
Vice-Coordinatore Regionale della Margherita del Friuli Venezia Giulia
12 agosto 2007

martedì 7 agosto 2007

Pier Luigi Bersani: «Nel Pd troppi verticismi»

- intervista su L'Unità del 4 agosto 2007 -

È preoccupato Pier Luigi Bersani. Guarda al modo in cui si sta lavorando alla fase costituente del Partito democratico e scuote la testa: «Vedo tre rischi, di cui uno molto serio e forse anche mortale se non si pone rimedio». Il ministro diessino per lo Sviluppo economico vede la possibile «sottorappresentazione» di una sinistra che definisce «popolare e di governo», vede il rischio che il «carattere federale» del nuovo partito sia trattato come fatto «burocratico anziché politico» quando è chiaro che «un assetto federale non può essere attraversato senza eccezione alcuna da meccanismi nazionali e verticalizzati nella composizione delle liste e nella scelta delle candidature»: «A livello regionale si deve consentire una certa autonomia nelle decisioni, ci deve essere un margine alla fedeltà sia alle regole che ai candidati e ci possono essere formule anche diverse da regione a regione». Ma soprattutto, Bersani guarda con preoccupazione al «rischio di sovrapporre una fase, che deve essere costituente, alla configurazione materiale di un assetto del partito»: «Il meccanismo trovato fin qui non deve diventare un verticismo a cascata. Abbiamo un livello nazionale, un livello regionale. Ora non vorrei che qualcuno pensasse che partendo dall´alto e scendendo giù per li rami si arrivasse a scegliere segretari e ticket fino all´ultima sezione di quartiere».
Per evitare quello che sarebbe un rischio «mortale» per il Pd, dice il ministro diessino Bersani, c´è solo un modo: «Il giorno dopo l´Assemblea costituente dobbiamo ripartire dal basso, dobbiamo mettere lo scettro in mano al popolo dei democratici».Eppure, ministro Bersani, il Pd ha registrato una ripresa.«Questa è la premessa ad ogni ragionamento. Le cose vanno bene, abbiamo un'attenzione larga sul processo, c'è un preludio a una partecipazione alta e anche una riscoperta della possibilità di discutere di politica che non avevamo da tempo. In fondo, anche le incursioni degli ultimi giorni, quelle di Pannella e Di Pietro che sono apparse un po' improprie perché un nuovo partito non è un autobus, testimoniano della capacità di questo progetto di suscitare attenzione».
Dopo la premessa tutta luci, arrivano le ombre?«Arrivano i problemi, che vedo. Noi abbiamo bisogno che tutto il popolo dei democratici si senta motivato. Anzi, tutto il potenziale popolo dei democratici, che deriva sia dagli antichi partiti che dalle nuove attenzioni. Ora, per come è partita la corsa, per come sono state fatte le mosse d'avvio in termini di meccanismi di candidature e formazione delle liste, si affaccia un problema di possibile sottorappresentazione di una sinistra che definirei popolare e di governo. E questo soprattutto nei luoghi di maggior radicamento di questo popolo».
Lei punta il dito su candidature e liste: Veltroni, Bindi, Letta e, per quanto riguarda le liste che sostengono il sindaco di Roma, lista "istituzionale", lista ambiente-sapere e lista di sinistra. Dov'è il problema?«Intanto, lei parla di lista "istituzionale"...».
Quella in cui dovrebbero candidarsi i gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita, ma chi l'ha definita "lista principale" è stato contestato da chi lavora alle altre due liste.«Perfetto, ma anche questo neologismo, giustamente virgolettato, segnala che c'è un certo problema. Dopodiché, basta far due conti e si capisce che così andando le cose può esserci un rischio di spaesamento di una parte importante di questo popolo di sinistra».
Il suo sembra un ragionamento che guarda più al passato che al futuro.
«Non è così, prescinde totalmente da idee di fazione o di partiti che non ci sono più. Lo stesso ragionamento varrebbe se ci fossero altre fette di popolo spaesate. E io vorrei che di questo primo problema se ne sia consapevoli tutti quanti, a cominciare da chi lavora sulle liste cosiddette "istituzionali", da chi lavora ad altre liste e anche dagli altri contendenti. Il discorso, che pongo semplicemente alla sensibilità politica di tutti anche se per come è il meccanismo riguarda fattori quasi matematici, riguarda il Pd. E io dico attenzione, c'è una radice molto forte, popolare di sinistra, che deve essere tenuta in conto. Quando sostengo che la parola sinistra non deve essere lasciata incustodita alludo naturalmente ai programmi, alla forma partito, ma alludo anche alle radici».
Diceva "questo primo problema". Vuole dire che non è l'unico con cui ha a che fare il Pd?
«Purtroppo non è l'unico, perché noi abbiamo sempre detto che il Pd dovrà essere un partito a base federale e abbiamo deciso di trattare i livelli regionali come quelli nazionali. Bene, ma adesso che si sta lavorando alle liste questa caratteristica deve avere anche un contenuto politico. Sarebbe cioè curioso che un assetto federale fosse attraversato senza eccezione alcuna da meccanismi di candidatura e di composizione delle liste che fossero nazionali e verticalizzati. Noi dobbiamo invece darci un po' di flessibilità politica».
Che cosa significa?«Che ci deve essere un margine perché nei livelli regionali la fedeltà alle regole, ai candidati, possa avere anche delle correzioni, delle formule anche diverse. E questo perché abbiamo bisogno di incrociare territorio per territorio anche particolari conformazioni politiche e sociali. In concreto questo vuol dire che dobbiamo essere tutti quanti disponibili, a cominciare dai candidati, a consentire che i meccanismi di elezione dei segretari regionali e di composizione delle liste regionali possano avere anche un carattere di autonomia politica. Non è obbligatorio che in tutte le regioni, siccome si sono candidati Veltroni, Bindi e Letta, ci debbano essere i candidati segretari regionali di Veltroni, Bindi e Letta. Si vedrà sul territorio, senza chiedere a ciascun candidato fedeltà eccessive. Il federalismo è un fatto politico, non burocratico, non riguarda le regole. Altrimenti, diciamolo, abbiamo scherzato».
Eppure già si parla di organigrammi pronti, di segretari regionali già decisi: avete scherzato, ministro?«Non è così. E però c'è un terzo problema, che per me è dirimente e può essere anche mortale per il Pd. È il rischio di sovrapporre una fase che comunque deve essere costituente alla configurazione materiale di un assetto del partito. Cioè noi facciamo l'Assemblea costituente per progettare il Pd, non possiamo arrivare a ottobre avendo allestito un partito senza aver discusso come farlo».
Dove dice che è stato commesso l´errore?«Fin qui si è seguito un meccanismo che potrebbe portare ad un verticismo a cascata. In questo si rischia la sovrapposizione di cui parlo. Abbiamo cioè deciso come deve essere il livello nazionale e quello regionale. Bene, si doveva pur partire. Ma adesso temo, e se temo è perché ne ho qualche segnale, che qualcuno stia pensando, forse che tanti stiano pensando, che noi si possa andare avanti a cascata così, cioè che sempre partendo dall'alto, con meccanismi di candidature o di ticket, arriviamo dal nazionale al regionale al provinciale all'ultima sezione di quartiere. Io non sono d'accordo».
La soluzione per evitare un simile scenario? «È assolutamente necessario che il giorno dopo l'Assemblea costituente si riparta dal basso. Il che vuol dire: si sceglie la platea, che può essere sia quella dei votanti del 14 ottobre che una più ampia, la si suddivide per comuni, per circoscrizioni, per quello che si vuole, e si convocano le unità di base».
Dopodiché?«Attraverso discussioni politiche, di documenti, le unità di base eleggono i loro segretari e formano la platea per il livello provinciale. Cioè, in sostanza, parte una fase congressuale almeno fino al livello provinciale. È chiaro che questo processo potrà farsi solo dopo ottobre, però sarà meglio cominciare a discuterne, perché qui sta passando poco a poco l'idea che noi stiamo facendo non l'Assemblea costituente ma un partito così. E non va bene. Dobbiamo ripartire dalla base, dobbiamo dare lo scettro al nostro popolo».
Insomma dopo ottobre si apre il congresso del Partito democratico?«Non pretendo tanto, però dico: attenzione ad un rischio di deriva che sta prendendo piede nel senso comune, per cui il meccanismo adottato fin qui lo trasferiamo tranquillamente giù per li rami fino a ogni singola sezione, dove qualcuno si presenta come candidato, gli altri votano e poi arrivederci e grazie. Una cosa del genere non può esistere. Se gli altri due problemi che vedo possono avere dei correttivi politici che in parte si possono ovviare, questo terzo rischio sarebbe strutturale».
L'Assemblea costituente è chiamata a votare lo Statuto e quindi affronterà anche queste questioni, non crede?
«Bene, appunto per questo bisogna cominciare a discuterne. E se lo dico fin d'ora è perché vedo veramente molta preoccupazione in giro. Se vuoi davvero la partecipazione non puoi chiamare i cittadini solo a scegliere tra due persone quando si tratterà di eleggere i segretari delle unità di base. Ognuno vuole sapere se quello che si candida sta parlando di una cosa che si chiama sinistra, sta parlando di una cosa che si chiama nuovo conio o altro. Si dice che facciamo un partito della società civile, molto partecipato. Bene. Ma facciamo un partito politico, dove la partecipazione è essa stessa formazione alla politica. E quindi prima di eleggere questo o quello, visto che sento già parlare di mezzi ticket per fare i segretari di federazione prossimi venturi, apriamo delle discussioni politiche dal basso e cominciamo a dire che cambieremo registro perché la gente non ha solo la mano da alzare ma anche la testa con cui pensare».
Sempre convinto di aver fatto la cosa migliore a non candidarsi a segretario del Pd?
«Cosa fatta capo ha. Ora guardiamo avanti».
Lei si candiderà nella lista cosiddetta "istituzionale"?
«Non ci crederà ma non ci ho ancora pensato. Sostengo Veltroni, con le mie idee come si vede, però con assoluta lealtà e convinzione. Ne parlerò con lui. Sono a sua disposizione, in questo senso».

venerdì 3 agosto 2007

I Repubblicani abbandonano il PD...

«Privilegiano l’apparato, me ne vado»
01/08/2007 - Il GIORNALE
Ha annunciato che non parteciperà al voto per le primarie del Partito democratico. Onorevole Luciana Sbarbati, perché questo dissenso?
«Ds e Margherita hanno strutturato il nuovo partito in un modo che non condivido, dopo 12 anni insieme con l’obiettivo di fondare questo gruppo».
Valori comuni ma modalità differenti. In concreto che cosa l’ha lasciata in disaccordo?
«Le regole: le hanno fatte su misura per la nomenclatura e l’apparato. Si sono spartiti tutto e nessuno può essere eletto se non contratta con Quercia e Dl. Hanno soffocato lo spirito del Pd».
Dietro questo disagio c’è ancora la speranza di ricucire lo strappo oppure...
«Ho chiesto di incontrare Veltroni: mai avuto risposta. Avrò pur diritto al dialogo, o no? In fondo siamo un soggetto politico. La verità è che il loro silenzio non tiene conto del nostro spessore, forse piccolo nei numeri, ma grande come storia democratica. Eppoi, chiunque ha almeno il diritto di ottenere un sì o un no».
Veltroni ha però ripetuto che il Pd è aperto agli apporti di qualsiasi forza democratica e pluralistica. Allora è uno specchietto per le allodole?
«Spero non lo sia. Certo però hanno fatto regole che valgono se fanno comodo a loro e non valgono quando non fanno comodo a loro. E io dissento».
Hanno bocciato la candidatura di Di Pietro.
«Non hanno saputo comunicare le regole stabilite».
Cosa si propone di fare ora?
«Non voteremo alle primarie del Pd, usciremo dal gruppo dei promotori e ci autosospenderemo dai comitati dove sono presenti nostri rappresentanti».
Resterete nel centrosinistra?
«Continueremo le nostre battaglie cercando altre strade e altri compagni di viaggio».
Pur restando interlocutori privilegiati del Pd...
«Oddio, privilegiati... Hanno perso per strada noi repubblicani e i socialisti. Chi restano? Democristiani e comunisti... Vorrà pur dire qualcosa tutto questo!».
Vuol dire che l’assetto bipolare, se questo è il futuro, è morto prima di nascere.
«Se non cambia la legge elettorale sì. Comunque, anche questo l’ho detto a Veltroni l’ultima volta che l’ho incontrato. Risposte? Zero».

"Il regolamento del Pd? Fatto su misura per Ds e Dl. I Repubblicani sono stati espropriati" 11/07/2007 Luciana Sbarbati sul quotidiano on line Affari Italiani
Luciana Sbarbati, intervistata da Affari, sferra un duro attacco contro il nuovo regolamento del Partito democratico. I repubblicani potrebbero uscire dal comitato? "Non minaccio nulla. Mercoledì ho convocato la Direzione nazionale del partito per valutare il testo, poi valuteremo cosa fare"
Cos'è successo durante la riunione del comitato dei 45? "Sono uscita dalla riunione dopo il mio intervento. Non aveva senso che rimanessi ad ascoltare questioni che riguardavano Ds e Margherita".
Qual è l'oggetto del contendere? "Il regolamento che hanno presentato Ds e Margherita. Noi Repubblicani siamo nel comitato dei 45, ma di fatto siamo stati espropriati della titolarità di soggetto cofondatore del Pd. Veniamo rispolverati nei momenti in cui fa comodo dire che ci siamo anche noi per dare una spruzzata di pluralismo. Siamo nella condizione di dover valutare delle norme fatte da Ds e Margherita che non danno spazio di autentico pluralismo politico. Queste norme non offrono nessuna garanzia per chi non appartiene ai Ds o ai Dl, ma fa parte di altre culture politiche o della società civile. A meno che..."
A meno che? "Non si vada a trattare con loro i posti che possono concedere, sopra o sotto banco. Se il soggetto nuovo doveva essere l'incontro tra diverse culture non ci siamo. Ho ricevuto ieri sera il testo che è legittimo, ma è fatto per due soggetti che devono convivere dandosi delle garanzie reciproche".
Il suo prossimo passo? "Se non c'è rispetto per la dignità politica della mia storia non consentirò a Ds e Margherita di dire che incarnano i valori repubblicani. Ho chiesto ai segretari di Ds e Dl e a Prodi qual è lo spazio per il pluralismo, per le pari opportunità per soggetti altri e per quale motivo il Movimento Repubblicano è stato espropriato di soggetto cofondatore. Ora ci troviamo a dover contrattare. Ma io non passo dalle forche caudine di nessuno. Se la mia storia non è considerata valida facciano pure il Partito democratico. Ma quando ci saranno le elezioni può darsi che i voti dei Repubblicani Europei possano fare comodo".
Sta dicendo che è pronta ad uscire dal comitato? "Non minaccio nulla. Mercoledì ho convocato la direzione nazionale del partito per valutare il testo, poi valuteremo cosa fare".

lunedì 30 luglio 2007

Completato il Comitato promotore provinciale del Partito Democratico

Questi gli ulteriori componenti, esterni ai partiti, che si aggiungono a quelli già individuati dalle segreterie provinciali DS-DL-SS-MRE:

  • Aita Piero
  • Aleo Giuseppe
  • Basso Aldo
  • BENSA ELISA
  • BRATINA MAJDA
  • Bulfon Pierpaolo
  • Cassese Michele
  • Cingolani Giuseppe
  • Cressati Claudio
  • DAMIANIS ELISABETTA
  • De Santis Bernardo
  • Klainscek Walter
  • Lorenzon Paolo
  • Marangon Francesco
  • Menato Marco
  • Negro Maurizio
  • Ranalletta Carlo
  • Roversi Antonio
  • SPAGNOLO PIA
  • TASCA SILVIA
  • TESTA ANTONELLA
  • Ungaro Daniele
  • Venturini Pierangel
  • Ghinelli Marco
  • Davanzo Andrea
  • Petronio Stefano
  • Pelosi Giancarlo
  • Mastrobuoni Giovanni
  • Zoratto Alfonso
  • Marzano Franco
  • Blasig Luigi
  • Fogar Paolo
  • Luise Michele
  • Sardi Claudio
  • Vellico Armando
  • Martorano Biagio

di Maurizio Negro

Cari amici,
ho letto i diversi contributi, giunti in questi giorni, che condivido; ma come non si possono condividere simili ideali di comunità, condivisione, convivenza, democrazia, legalità, rispetto delle regole e dei valori, ecc.
L’importante è poter realizzare almeno parte di essi, altrimenti è solo retorica.

Vorrei mettere a disposizione alcune mie riflessioni, quelle di una persona che fin da adolescente ha vissuto il mondo dell’associazionismo (volontariato) e, grazie a questa realtà, ha avuto l’opportunità di comunicare e condividere momenti di vita vissuta in molti paesi del mondo, oltre ché essere in contatto con buona parte della provincia italiana.
La mia formazione famigliare (fondamentale) e quanto poc’anzi evidenziato mi porta a condividere un pensiero sostanziale nella scelta della strada da intraprendere: se vogliamo arrivare primi dobbiamo corre da soli, ma se vogliamo arrivare lontano dobbiamo camminare insieme. Ho sempre creduto e operato nella seconda ipotesi e cercato il lato positivo delle cose:
  • La centralità della famiglia, sia formale, sia di fatto (questo è ancora un altro argomento di discussione) quale primo cardine della società: luogo di crescita, educazione e formazione. Nucleo che deve essere tutelato nel suo insieme, dal punto di vista sia sociale, sia economico. In Italia si è provveduto a mediare tante "toppe", ma rimaniamo sempre lontani da quello che dovrebbe essere lo spirito di una società civile. I punti di riferimento si possono trovare nell’organizzazione della famiglia dei paesi del centro e del nord Europa;
  • La certezza delle regole: purtroppo il legislatore è abituato ad improvvisare, facendosi trasportare dall’emotività e dall’accadimento degli eventi, quindi crea una moltitudine di norme confuse e contraddittorie fra loro. Le regole devono essere applicabili, certe e fatte rispettare. Non servono norme vessatorie e difficilmente applicabili. Troppo spesso anche i regolamenti attuativi sono lasciati alla discrezionalità. Tutto questo crea differenze applicative delle stesse, non solo da regione a regione, ma anche all’interno delle stesse. E non parliamo dell’Europa!
  • La fondamentale ricerca di ridurre le disparità economico-sociali: via via cresciuta negli anni. Da una parte troviamo soggetti deboli ed indifesi e giovani incapaci di progettare il loro futuro, dall’altra soggetti giuridici atti alla difesa dei privilegi particolari ed individuali, non sempre sostenibili. Forse il Paese meriterebbe una riforma generale, ma nessuno osa toccare le corporazioni;
  • La promozione della centralità della persona, senza distinguo di razza, sesso, religione, ecc. Per raggiungere quest’obiettivo non dobbiamo creare norme a tutela: queste potrebbero essere viste quali privilegi, ma soprattutto si verrebbero ad evidenziare i “diversi per legge”. Ritengo che, se siamo tutti uguali, non dobbiamo tutelate e tollerare nessuno solo perché è “diverso”, ma condividere le stesse norme di convivenza;
  • Le istituzioni ed i partiti devono collaborare con la società civile e con le associazioni, vero patrimonio culturale e rappresentanti delle specificità del nostro Paese. Le associazioni sono luoghi di rivalutazione dei valori, di formazione dei giovani e fucina di esperti dei vari settori e, col passare degli anni, sempre più di servizio e supporto alle istituzioni e come tali meritano di avere la giusta considerazione;
  • Il ritorno alla vera rappresentanza: è ora di finire di prendere le decisioni al “caminetto”. La costituzione parla di amministratori democraticamente eletti quali rappresentanti del popolo e di partiti quali momenti aggregativi del popolo e luogo di confronto. Ricordo che un tempo in nostri rappresentanti si mescolavano alla gente ed ascoltavano le loro istante, oggi, ho l’impressione che, quanti si definiscono nostri rappresentanti, non si confrontino con la gente, ma, anzi, al momento “del bisogno”, vadano a taddiare la gente raccontando solo le loro ragioni;
  • La correttezza del proporsi: ritengo che, chi si propone, o è proposto, a ricoprire un ruolo, non debba dimostrare di essere meglio dell’altro con la denigrazione, ma bisogna dimostrare la propria capacità, esperienza ed attitudine;
  • I programmi devono essere condivisi, credibili ed applicabili. Quando ci presentiamo davanti all’elettorato con un programma, il più delle volte questi non sa cosa farsene. Troppo spesso è un libro dei sogni composto da bravi letterati e provetti giuristi. Un programma serio e credibile deve accompagnare persone altrettanto serie e credibili;
  • La riforma elettorale: il perseguimento della governabilità di un paese e, soprattutto, la capacita di rimanere a capo di una coalizione di governo, non deve mai perdere di vista i fondamenti della democrazia. Personalmente, credo che la democrazia e la libertà non siano esportabili, ma sono l’eredità di un popolo, la sua formazione etnico-culturale e rappresentano il livello di consapevolezza e maturità raggiunti. Non credo che il bipolarismo sia la migliore soluzione alla governabilità del popolo italiano e la sua applicazione n’è l’emblema. I premi di maggioranza, se la coalizione è compatta, tendono alla “dittatura democratica” altrimenti si rischia di essere ostaggio di individualità poco rappresentative. Questo sistema ha favorito il proliferare di partiti “ad personam”. Sono propenso ad un sistema proporzionale, rappresentativo del territorio, con un quorum minimo;
  • La formazione scolastica: (non parlerò degli stipendi dei docenti, questi deve essere argomento di riflessione socio-economico sopra evidenziato) sono decenni che stiamo discutendo se la formazione deve essere funzionale alla professione che si vorrebbe intraprendere o se deve dare le nozioni fondamentali per essere flessibili elle dinamiche dei tempi e della vita. E’ certo che non abbiamo raggiunto né l’uno né l’altro obiettivo, ma perso quella specificità che ci contraddistingueva.
  • L’economia è un fattore sociale: una società civile necessita di economia ed il sistema economico deve essere sostenuta dalla società nel suo insieme. E’ utopistico pensare ad un’economia senza il capitalismo, ma questi non deve essere conservatore, ha bisogno prima di idee e poi d’investimenti ed uno stato moderno non può essere costantemente in ritardo, come il mondo industriale non può vivere solo in funzione dei contributi pubblici.

Non mi dilungherò in altri argomenti che meriterebbero una trattazione a parte o che sono già stati trattati da altri, mentre le problematiche locali hanno già trovato ampio spazio durante la lunga campagna elettorale.
Cordiali saluti.
Maurizio Negro

venerdì 27 luglio 2007

di Silvia Altran - Politica come servizio

Anch’io vorrei rispondere all’invito di Elisabetta Damianis ed offrire un breve contributo alla discussione sulla costituzione del Partito Democratico.
Utilizzando il metodo suggerito vorrei proporre di dedicare uno spazio preciso al concetto di “Politica come servizio”. Per molti di noi “mettersi in politica” è stato difficile; in alcune delle nostre famiglie l’idea è stata vista con un po’ di sconcerto, perché la convinzione che la politica fosse una cosa un po’ losca tutto sommato era abbastanza diffusa. Far capire anche a chi ci è vicino, figuriamoci ai nostri concittadini disincantati e disillusi, che fare politica significa mettersi al servizio della nostra comunità ( per inciso, mi è piaciuto molto l’intervento di Michele Cassese su questa espressione) è difficile, perché lavoriamo su un terreno che è di altri. Un terreno che è stato contaminato da chi ha mascherato con abilità dialettica e con intenti manipolatori la banale verità di essere alla ricerca del proprio tornaconto. Non è semplice, però, cercare di decontaminare queste aree perché nella leadership la gente tende a cercare autorevolezza (spesso fraintesa con arroganza e risolutezza). Anche nelle nostre democrazie mature si è disposti a cedere parte della propria sovranità a chi detiene il potere, gli si riconoscono diritti e facoltà e non ci si stupisce se ne abusano a piene mani. Ripensare alla politica come ad un servizio (mi piacerebbe pensare quasi ad un servizio obbligatorio, una sorta di servizio civile) nel quale si dedichi un po’ di tempo ed energie alla propria comunità a titolo gratuito, questa è l’ottica che vorrei applicare. Soprattutto vorrei che i giovani riuscissero a vederla così, non certo ad un modo per trovare lavoro, diventare portaborse e poi, magari avanzare di grado.
In questi ultimi tempi si è parlato molto di costi della politica, ma non basta parlarne. E’ necessario pretendere che gli emolumenti e le indennità siano commisurati alla quantità e qualità dell’impegno, ma non diano alcun beneficio aggiuntivo a qualsiasi attività lavorativa “normale”. In nessun altro paese chi detta le regole ha barato e continua a barare in modo così plateale come da noi.
Dovremmo pretendere un impegno formale da parte di chi vorrà assumere un ruolo politico nel Partito democratico affinché, a partire dal 14 ottobre, lavori attivamente per eliminare i privilegi fin qui accumulati da generazioni di politici che sono riusciti a far passare per interessi comuni quelli che erano in realtà interessi assolutamente privati. Non bastano più dichiarazioni generiche o azioni puramente d’immagine (si riduce qualche auto blu qua o là). Le denunce pubbliche, l’indignazione che suscitano inchieste e reportage – basti pensare a molte puntate di Report o al blog di Beppe Grillo – non hanno ancora spostato di una virgola i testi di tutte quelle norme che continuano a creare disparità e dimostrazioni di arroganza e impunità nella classe politica e nel suo sottobosco.
Credo che se dobbiamo partire da alcuni principi fondamentali per costruire qualcosa di nuovo nel panorama della nostra democrazia potremmo iniziare proprio da questa base.

di Francersco Russo - La scommessa del PD

Perché a poco più di tre mesi dalle primarie per la costituente per il Partito democratico non sembra ancora essere scattato nel cuore e nella mente degli italiani quel desiderio di identificazione e di partecipazione che è la benzina di ogni nuova impresa politica di successo? E perché persino la scenografica discesa in campo di Walter Veltroni dopo un iniziale picco di attenzione e di entusiasmo sembra già oggi (come confermerebbero alcuni sondaggi) far fatica nella prospettiva di invertire questa tendenza?
Vi sono tre nodi principali che, a mio parere, militanti e potenziali simpatizzanti del Pd attendono di veder risolti prima di aderire convintamente a quella che avrebbe le potenzialità per rivelarsi la vera novità del panorama politico italiano del prossimo decennio.
In primo luogo il tema di una partecipazione universalmente auspicata, ma sostanzialmente negata. Qual è il senso, si chiedono in molti, di invitare qualche milione di italiani a votare il 14 ottobre se tutto sembra già deciso? Se il leader è già stato incoronato a Roma, se le segreterie dei partiti pare si apprestino a spartirsi le candidature (uniche e unitarie, un po’ Ds un po’ Margherita) dei 20 segretari regionali, se si prevedono liste chiuse senza possibilità di esprimere preferenze che probabilmente ricalcheranno rigidamente le divisioni correntizie dei vecchi apparati?
Il rischio (che molti oggi considerano la più concreta delle ipotesi), di vedere al voto solo poche decine di migliaia di esponenti del ceto politico sarebbe la conseguenza quasi automatica di questo scenario.
Se nessun segnale venisse da un approccio meno difensivo della classe dirigente il Pd rischia, poi, di perdere una seconda decisiva scommessa: quella di riuscire a rispondere alla richiesta di novità e di discontinuità che oggi emerge da una società disillusa e arrabbiata nei confronti della politica. Non è nuovismo quello che serve al centrosinistra, ma certamente un partito diverso da quelli che conosciamo. Un partito vero, animato da culture politiche robuste e moderne, aperto e realmente democratico al suo interno così come previsto dall’articolo 49 della Costituzione. Un partito che non nasca, perciò né dallo scontro né da un semplice accordo di potere fra Ds e Margherita ma da una vera contaminazione aperta ai contributi esterni.
La simpatia che oggi la coppia Letta-Bersani sembra ispirare in un’ipotetica sfida a Veltroni-Franceschini pare, ad esempio, dovuta proprio all’idea che le cose nuove nasceranno necessariamente dal superamento delle antiche appartenenze e che in futuro ci si unirà su progetti politici omogenei e non per semplice accostamento di esponenti dei vecchi partiti.
In ultimo va detto che pare abbastanza incomprensibile (e in fondo molto berlusconiano) limitarsi ad un dibattito sulla leadership quando ancora poco o nulla si è detto e deciso sulle scelte programmatiche, sull’idea di società e sul modello di partito che dovranno convincere gli italiani a scegliere il Pd.
È evidente lo straordinario spazio elettorale che oggi esisterebbe per una forza politica che fosse caratterizzata da scelte di trasparenza e di sobrietà, capace di rifiutare i parassitismi e le rendite di posizione, in grado di premiare il merito e la qualità a partire dalla selezione dei suoi dirigenti. Un partito con una struttura leggera ma professionale, che usi con intelligenza le primarie o altri strumenti di ampia partecipazione per non correre il rischio di chiudersi in modo autoreferenziale.
Un Pd con queste caratteristiche potrebbe credibilmente chiedere il consenso degli italiani per cambiare l’attuale legge elettorale che rende impossibile governare il Paese, per aiutare le famiglie e per modernizzare la Pubblica amministrazione, per favorire la libertà di impresa ed una più moderna rete di solidarietà sociale capace di garantire accoglienza e sicurezza, per investire sulle reti tecnologiche e favorire un rapporto equo fra le generazioni che non costringa a scegliere se pagare le pensioni di oggi o quelle di domani, per sanare il debito e, appena possibile, abbassare le tasse.
E, forse, riaccendere, se non la passione, almeno un po’ di quella fiducia che è necessaria ad avviare una scommessa dal cui successo o fallimento dipenderanno non poco i destini dell’Italia.
Francesco Russo

giovedì 26 luglio 2007

di Michele Cassese - Sui valori del PD.

Mi trovo sulla lunghezza d’onda di ciò che Elisabetta Damianis ha scritto nei suoi documenti miranti ad una riflessione sul costituendo PD e ad una stesura del programma. Vorrei rispondere al suo invito e offrire un mio modesto contributo per quanto riguarda i valori di fondo (la meta sociale, la società che vogliamo).
L’elemento (o la parolina come dice simpaticamente lei) che vorrei fosse inserita come obiettivo da raggiungere e da cui partire (qualcuno dice “partire dal futuro” che vogliamo costruire) è comunità.
La parola “comunità” è innanzitutto un valore in sé che deve essere rimesso al centro della considerazione di noi tutti. L’elemento comunitario è una dimensione fondamentale dell’essere umano perché rappresenta il luogo e la realtà di persone a cui si appartiene. Fin dalla nascita ogni essere umano avverte l’esigenza di appartenere ad una realtà che lo “comprende”, di cui si sente parte, e una parte significativa. Il bambino ha bisogno di una famiglia in cui piantare radici e crescere nella sicurezza; il ragazzo necessita del “gruppo” per socializzare e sentirsi coinvolto in una dimensione sociale che superando l’ambito familiare lo faccia sentire coinvolto significativamente in una realtà più ampia di questo; il giovane sente l’esigenza di partecipare ad un progetto di vita – di persone e di realtà sociali – di cui comprendersi elemento vivo e “responsabile”. L’adulto avverte l’urgenza di assumere ruoli e compiti – e quindi anche un lavoro professionale – che gli permettano di esprimere le sue specifiche peculiarità in vista di una realizzazione personale e ad un tempo a beneficio della società, a cui vuole offrire il suo “servizio”. La comunità allora non è un’entità astratta, ma è data da un insieme di persone che convivono conoscendosi innanzitutto, si accorgono di quelli che hanno accanto, con limiti, bisogni e soprattutto qualità da mettere a disposizione di tutta la comunità. Considero la comunità come un mosaico formato da tante piccole unità tutte importanti, nessuna esclusa, che rendono completa e valida l’opera musiva.
Pertanto la comunità richiama l’insieme dei diversi aspetti della vita sociale e politica, la complessità dei problemi da affrontare vissuti da quelle persone che la formano.
Un partito che per di più si chiamerà “democratico” non può non ricordare questo significato profondo del suo essere ( o voler essere) : essere “popolo”. Vuole formare un popolo, non una massa, che - pur riconoscendo al suo interno diversità di ogni genere (cultura, etnia, religione, lingua, ceto, professione, ecc.) - vuole camminare insieme verso una realizzazione di una società (il termine “societas” etimologicamente porta in sé il significato di un insieme di soci, compagni di viaggio, amici legati da un comune obiettivo o meta) sempre più umana, di una città dell’uomo in cui tutti si possano realizzare.
Per questo tutti coloro che fanno parte di questo popolo, con bisogni e peculiarità diverse, mansioni e responsabilità differenti, in un vivo confronto e una collaborazione fattiva, lavorano in sinergia alla soluzione dei problemi e al raggiungimento degli obiettivi. E’ un popolo però che non si chiude in una forma di sciovinismo limitante, ma si apre ad altre realtà di popolo, a livello locale, nazionale e planetario. L’epoca che stiamo vivendo non può più tollerare la presenza di isole autarchiche; lo tsunami della storia capovolgerà e inghiottirà chiunque tenda a separarsi.

sabato 14 luglio 2007

I giovani bussano. Il Partito Democratico risponde?

Siamo un gruppo di giovani tra i 16 e i 29 anni che negli ultimi tre anni ha voluto dedicare tempo, passione ed energie per la comunità della nostra Provincia.
Con questo spirito abbiamo formato il gruppo dei Giovani della Margherita, ed ora ci lanciamo con entusiasmo nella costruzione del nuovo Partito Democratico… Vorremmo però farlo da giovani, uscendo da certi schemi che rischiano di "ingessare" e di "frenare" una novità che ha senso solo se diventerà il vero motore di cambiamento per il Paese.
Per questo proviamo a proporre qualche spunto, qualche idea per fare la nostra parte per il Partito Democratico che sta nascendo:

  1. partecipazione – il nuovo Partito deve essere lo strumento di più ampia e consapevole partecipazione dei cittadini alla discussione e all’adozione delle scelte pubbliche;
  2. trasparenza – il nuovo Partito deve garantire procedure decisionali e operative trasparenti ed accessibili agli iscritti e ai cittadini;
  3. sussidiarietà – il nuovo Partito deve assumere le proprie decisioni al livello più prossimo ai problemi in questione, coinvolgendo quanto più possibile i cittadini;
  4. formazione – il nuovo Partito deve interessarsi prioritariamente ai giovani e a tutti i cittadini che desiderano impegnarsi nella vita politica, promuovendo corsi ed occasioni di formazione di una nuova e preparata classe dirigente;
  5. merito – il nuovo Partito deve rompere le vecchie "logiche" delle amicizie e delle clientele: solo premiando chi merita, si impegna e rischia del proprio si potrà ridare vita alle forze politiche e rimettere in moto l’Italia;
  6. libertà di coscienza – il nuovo Partito deve valorizzare e rispettare le diverse opinioni, sensibilità ed esperienze, anche riguardo alle tematiche eticamente sensibili, portate dai cittadini che si incontreranno nel PD;
  7. autonomia – nel nuovo Partito i giovani devono organizzarsi in maniera autonoma e responsabile, senza condizionamenti "dall’alto", dandosi l’organizzazione e la scaletta che ritengono più opportuna per crescere e rendersi utili alla società;
  8. servizio – il nuovo Partito deve essere uno strumento per la comunità e non un fine per garantire rendite di posizione personali;
  9. solidarietà – il nuovo Partito deve impegnarsi al massimo a ridurre le disparità tra i deboli e forti, i poveri e ricchi, gli emarginati e gli integrati;
  10. amicizia – nel nuovo Partito si deve trovare una vera sintesi e unione di intenti, per far trionfare la ricerca del bene comune, della nostra comunità locale, del Paese, dell’Europa e di un Pianeta Terra sempre più integrato e interdipendente.

Queste sono le dieci parole che proponiamo a tutti, giovani e meno giovani, per metterci a costruire insieme un nuovo progetto di società, di politica e di impegno insieme.
I Giovani della Margherita della Provincia di Gorizia

venerdì 13 luglio 2007

di Giuseppe Cingolani - Regole per una buona politica

Il documento presentato da Fornasir elencava alcuni punti di profonda crisi della politica italiana.
Una parte significativa del nostro programma potrebbe proporre regole precise tese ad individuare dei rimedi.
Ecco di seguito una bozza. Quasi tutte sono prese dal Decalogo per il palazzo di Mario Pirani, dal Codice per una buona politica dell’Associazione per il Partito Democratico, o dal Codice europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali. Non dobbiamo inventare cose particolari, ma trasformare le idee in proposte politiche effettive:

  • Abrogazione delle leggi sullo spoyls sistem nella Pubblica Amministrazione.
  • Introduzione dell'obbligo del concorso con regole ferree e con classifica rigida (senza possibilità di scegliere fra rose di cosiddetti idonei) per tutte le nomine di pubblico interesse, dai primari degli ospedali ai direttori dei parchi ambientalistici, dai consiglieri di società partecipate a quelli degli organismi previdenziali.
  • Divieto di cumulo di incarichi politici, soprattutto se di particolare importanza (ad esempio, deputato e ministro).
  • Divieto di passaggio da una carica politica ad un’altra (Parlamento, giunte e consigli comunali, provinciali e regionali), tranne nel caso in cui la carica precedente sia naturalmente decaduta o le dimissioni da essa siano presentate prima delle elezioni decisive per l’assunzione della carica successiva.
  • Rigorosa disciplina delle incompatibilità, in particolare delineando i casi di conflitto d’interesse.
    In particolare riguardo al punto precedente:
    incompatibilità tra cariche politiche e:
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private che si trovano sotto il controllo di tali cariche politiche;
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private con le quali il politico allaccia rapporti contrattuali durante l’esercizio delle sue funzioni
  • - incarichi professionali o amministrativi in entità pubbliche o private che vengano create durante l’esercizio delle funzioni del politico e in virtù di esse.
  • Limite al numero di mandati elettorali (due?), anche non di seguito.
  • Ineleggibilità per chi ha subito condanne penali definitive per reati ritenuti gravemente lesivi dell’interesse pubblico (da definire).
  • Obbligo di rendicontazione pubblica delle fonti di finanziamento elettorale e della vita di partito.
  • Eliminazione dei finanziamenti assegnati ai consiglieri per spese a loro libito, decise da alcune leggi regionali.
  • Creazione di un elenco delle società ed enti inutili costituiti dalle Regioni e varo di un piano di tagli in proposito.
  • Riduzione di un terzo del numero dei consiglieri regionali, provinciali e comunali.
  • Riduzione drastica dei privilegi dei parlamentari e dei consiglieri regionali (dalle pensioni prima dei 65 anni e dopo mezza legislatura, agli infiniti benefit).
  • Introduzione delle primarie istituzionalizzate e regolate per le cariche elettive nel Parlamento, nelle Regioni e nei Comuni.

    Da definire in modo preciso e trasparente:
  • Norme di accesso, di libera contesa e di elezione che rendano il Partito Democratico un organismo aperto alla società, contendibile, scalabile da forze giovani, palestra di idee e valori non trampolino per carriere sicure, il partito della riforma della politica.
  • Ricambio nei ruoli, soprattutto di vertice; selezione della classe dirigente in base a criteri di competenza, merito e lavoro, e non per appartenenza ad una corrente od obbedienza a leader.
  • Trasparenza decisionale e informativa.
  • Piena rappresentatività generazionale;
  • Piena rappresentatività di genere.
  • Ampio spazio alla rappresentatività territoriale.
  • Principio di sussidiarietà e federalismo applicati anche nella vita del partito, oltre che delle istituzioni politiche.

giovedì 12 luglio 2007

Regolamento quadro per l’elezione delle Assemblee Costituenti dell’Ulivo-Partito Democratico (Riunione 11 luglio)

  • Articolo 1 - (Indizione dell’elezione e titolari dell’elettorato attivo e passivo)
È indetta per il 14 ottobre 2007 l’elezione dei componenti della Assemblea costituente nazionale e, in collegamento con essi, del Segretario politico nazionale del partito democratico. È inoltre indetta, per quella stessa data, l’elezione dei componenti delle Assemblee regionali e, in collegamento con essi, dei segretari regionali del partito. Nella Regione Trentino Alto Adige si eleggono i componenti delle assemblee provinciali di Trento e Bolzano e i relativi segretari provinciali; le due assemblee provinciali costituiscono insieme l’Assemblea regionale che elegge il proprio coordinatore, eventualmente anche prevedendo la turnazione in tale incarico fra i due segretari provinciali-
Possono partecipare in qualità di elettori e di candidati tutte le cittadine ed i cittadini italiani che al 14 ottobre abbiano compiuto sedici anni nonché, con i medesimi requisiti di età, le cittadine e i cittadini dell’Unione europea, le cittadine e i cittadini extracomunitari in possesso di regolare carta di soggiorno, i quali al momento del voto aderiscano al Partito Democratico dichiarando di partecipare al processo costituente e devolvano un contributo minimo di € 5,00 (€ 2.00 per i minori di 26 anni).
Con successivo Regolamento vengono stabilite le modalità di elezione delle Assemblee provinciali e dei Segretari provinciali, da tenersi entro il 31 dicembre 2007.
  • Articolo 2 (Funzioni degli organi da eleggere)

L’Assemblea Nazionale, convocata da Romano Prodi che ne assume la Presidenza, si riunisce per la prima seduta il 27 ottobre 2007. Essa approva il Manifesto e lo Statuto nazionale del Partito, ed assolve ad ogni altra funzione attribuitale dalle norme transitorie e finali dello Statuto.
La prima seduta delle Assemblee costituenti regionali è convocata da Romano Prodi entro 30 giorni dallo svolgimento delle elezioni ed è presieduta dal Presidente del collegio circoscrizionale dei garanti; nelle Regioni con più circoscrizioni la presidenza della prima seduta è affidata al Presidente del collegio dei garanti della circoscrizione del capoluogo di regione. Nel rispetto dei principi stabiliti dallo Statuto nazionale, tali Assemblee approvano il rispettivo Statuto regionale, ed assolvono ad ogni altra funzione attribuita loro dalle norme transitorie e finali degli Statuti nazionale e regionale-
L’Assemblea costituente approva le ulteriori disposizioni dirette a disciplinare, anche nella fase transitoria, le modalità di funzionamento degli organi, ivi compresi i poteri sostitutivi e sussidiari, nonché i casi di revoca e di surroga.

  • Articolo 3 - (Comitati promotori e Ufficio di Presidenza)

Il Comitato Promotore 14 Ottobre nomina l’Ufficio di Presidenza dell’elezione.
L’Ufficio di Presidenza:

a) nomina i componenti del Collegio nazionale e dei Collegi circoscrizionali dei Garanti, scelti fra personalità autorevoli e imparziali e, tra questi, i Presidenti dei Collegi stessi;

b) nomina i componenti dell’Ufficio tecnico-amministrativo e, tra questi, il Direttore;

c) nomina i membri dell’Ufficio di Tesoreria e, tra questi, il Tesoriere;

d) riconosce i Comitati regionali e provinciali costituiti localmente;

e) approva gli ulteriori regolamenti necessari allo svolgimento dell’elezione, ad eccezione di quelli di cui agli articoli successivi.

Il Comitato promotore nazionale e i Comitati promotori regionali e provinciali, così come i Collegi dei garanti e gli uffici di cui al successivo articolo 4, hanno il fine di promuovere e garantire lo svolgimento della consultazione elettorale del livello istituzionale corrispondente e si considerano sciolti al momento dell’insediamento delle relative Assemblee.

  • Articolo 4 - (Garanti)

I Collegi dei Garanti decidono sulle controversie sorte in fase di applicazione delle norme contenute nel presente regolamento-quadro e nei Regolamenti di cui all’articolo precedente e vigilano, ciascuno per l’ambito territoriale di propria competenza, sul corretto e imparziale svolgimento dell’elezione.
Gli eventuali reclami o ricorsi possono essere presentati da ciascuno dei partecipanti alla votazione al Collegio dei garanti della circoscrizione di residenza.
I reclami e i ricorsi relativi alla presentazione delle candidature devono essere presentati entro due giorni dalla decisione sulla loro ammissibilità.
I reclami e i ricorsi relativi alle operazioni di voto e alla proclamazione dei risultati devono essere presentanti entro le 24 ore successive.
I Garanti si pronunciano sulle questioni di cui al comma 4 entro le 24 ore successive.

  • Articolo 5 - (Uffici tecnici)

L’Ufficio tecnico-amministrativo cura l’attuazione del presente regolamento e lo svolgimento dell’elezione, a partire dalla predisposizione dei moduli e dalla definizione delle modalità di presentazione delle candidature. Entro quindici giorni dalla nomina dei suoi componenti, predispone i regolamenti necessari a specificare le procedure operative per la gestione delle operazioni di voto e predispone gli strumenti informatici per l’eventuale svolgimento per via telematica della consultazione.
Il Direttore è responsabile del coordinamento organizzativo delle attività di voto.
Il Responsabile della comunicazione dell’Ulivo promuove e coordina le attività finalizzate a informare i cittadini e sollecitare la partecipazione al voto.
L’Ufficio di Tesoreria è responsabile per la gestione finanziaria delle attività connesse con lo svolgimento dell’elezione.
L'ufficio tecnico-amministrativo decide le proprie modalità di articolazione a livello territoriale .

  • Articolo 6 - (Ripartizione dei seggi per l’Assemblea costituente nazionale tra le circoscrizioni ed i collegi)

Per la ripartizione dei seggi della Assemblea Nazionale, si fa riferimento ai collegi e alle circoscrizioni di cui alla legge 4 agosto 1993, n. 277. Milleduecento seggi vengono distribuiti tra le circoscrizioni in proporzione al numero di residenti e milleduecento seggi in proporzione al numero dei voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati, in entrambi i casi sulla base del metodo dei quozienti interi e dei più alti resti.
I seggi così assegnati a ciascuna circoscrizione vengono ripartiti tra i collegi in proporzione ai voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati sulla base del metodo dei quozienti interi e dei più alti resti. Qualora uno o più collegi abbiano ottenuto con tale metodo meno di tre seggi, ne ottengono tre. Si procede quindi nuovamente alla ripartizione di tutti i seggi residui tra gli altri collegi, sempre in proporzione ai voti conseguiti dall’Ulivo nelle elezioni del 2006 per la Camera dei deputati sulla base del metodo dei quozienti interi e più alti resti, reiterando eventualmente il computo fino a che tutti i collegi ottengano un minimo di tre seggi. Nelle circoscrizioni delle Regioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige la ripartizione dei seggi nei collegi è stabilita con successivo Regolamento. Un ulteriore seggio è assegnato ai collegi in cui abbia partecipato al voto un numero di persone pari a più del 20 per cento dei voti ottenuti dall’Ulivo nelle elezioni per la camera dei deputati del 2006.
Gli italiani residenti all’estero eleggono 45 rappresentanti, di cui 30 nella circoscrizione Europa, 9 in quella del Sud America, 3 in quella dell’America settentrionale e centrale, 3 in quella Africa, Asia, Oceania e Antartide. L’Ufficio di Presidenza delibera l’eventuale suddivisione della circoscrizione Europa in ulteriori sub-circoscrizioni e con apposito regolamento assicura le modalità di esercizio via Internet del diritto di voto attivo e passivo nonché le modalità di collegamento coi candidati alla Segreteria nazionale; ad essi non si applicano le norme di cui agli articoli successivi.

  • Articolo 7 - (Candidature)

Le liste per l'elezione dell’Assemblea Nazionale devono comprendere un numero di candidati non superiore di più di una unità al numero dei componenti da eleggere nei relativi collegi e non inferiore ai due terzi, con arrotondamento all'unità superiore qualora il numero dei candidati da comprendere nella lista contenga una cifra decimale superiore a 50. A pena di inammissibilità, le liste devono essere composte alternando candidati di sesso diverso. A pena di inammissibilità, non più della metà delle liste di collegio collegate in ambito circoscrizionale possono avere come capolista persone dello stesso sesso.
Le candidature nei collegi sono presentate all’Ufficio tecnico amministrativo territorialmente competente. Le candidature all’Assemblea nazionale devono essere corredate dalle sottoscrizioni di almeno cento e non più di centocinquanta aventi diritto nei rispettivi collegi, autenticate da almeno due consiglieri, comunali o provinciali, riconducibili all’Ulivo. Per i comuni con più di trecentomila abitanti le firme possono essere autenticate anche da due consiglieri circoscrizionali. Nessuno può sottoscrivere più di una lista.
Nessuno può candidarsi in più di un collegio per l’elezione dell’Assemblea nazionale.
Non è ammessa la candidatura di persone notoriamente appartenenti a forze politiche o ad ispirazioni ideali non riconducibili al progetto dell’Ulivo-Partito Democratico.
Non è ammessa la candidatura di persone che , alla data di presentazione delle candidature, si trovino in una delle situazioni previste dall’art. 1 del codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare il 3 aprile 2007.
Le candidature per l’Assemblea costituente nazionale sono valide solo se accompagnate dai seguenti documenti sottoscritti:
a) dichiarazione di accettazione della candidatura con un ordine delle candidature;
b) dichiarazione di adesione al Partito Democratico;
c) nome o slogan identificativo della lista;
d) dichiarazione politica avente riguardo agli intenti che la lista si propone in relazione ai compiti dell’Assemblea costituente;
e) indicazione di un referente circoscrizionale della lista, corredata dalla corrispondente dichiarazione di accettazione del ruolo di referente da parte di quest’ultimo;
f) eventuale dichiarazione di collegamento con liste di candidati presentate in altri collegi della medesima circoscrizione identificate dalla medesima denominazione, dalla medesima dichiarazione di intenti e dal medesimo referente circoscrizionale;
g) indicazione della persona che la lista sostiene come candidato alla carica di Segretario Nazionale, corredata dalla corrispondente dichiarazione di accettazione da parte di quest’ultimo
h) autocertificazione che non ricorrano per nessuno dei candidati inclusi nella lista le condizioni di inammissibilità di cui al precedente comma 5.
Le liste per l’Assemblea Costituente devono essere presentate, a pena di nullità, tra il 21 e il 22 settembre 2007.
Le dichiarazioni di candidatura alla carica di Segretario Nazionale sono presentate all’Ufficio tecnico amministrativo nazionale entro quindici giorni dall’approvazione del presente Regolamento unitamente a una dichiarazione di intenti e a un numero di firme compreso tra duemila e tremila, di cui almeno cento in ognuna di cinque regioni. Le dichiarazioni di candidatura sono accettate se corredate, entro i termini previsti per la presentazione delle liste, da dichiarazioni di cui al comma 7, lett. g), relative a liste presentate in almeno 25 diversi collegi presenti in non meno di 5 differenti regioni.
Nel caso in cui una candidatura alla carica di Segretario Nazionale sia stata dichiarata invalida, il referente circoscrizionale della lista che lo aveva indicato ai sensi della medesima lett. g) può, entro i 5 giorni successivi al termine di cui al comma 9, indicare il nome di un ulteriore candidato alla carica di Segretario Nazionale, scelto fra i soggetti che abbiano regolarmente presentato la propria candidatura ai sensi dal comma 8, corredata dall’accettazione dell’interessato. In caso di mancata accettazione la lista decade.
L'eventuale mendace autocertificazione di cui al precedente comma 6, lettera h), costituisce causa di ineleggibilità. In caso di elezione l’accertamento della mendace dichiarazione comporta l’immediata decadenza da qualsiasi carica del partito e la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria per il reato di falsità ideologica in atti privati (art. 485 c.p.) nonché la revoca di tutti i componenti della stessa lista di collegio alla quale appartiene il candidato.

  • Articolo 8 - (Confronto tra i candidati)

L'Ufficio di Presidenza promuove assemblee ed iniziative pubbliche nel corso delle quali ha luogo un confronto tra i candidati o i loro delegati a parità di condizioni. Tali assemblee si svolgono nei 20 giorni antecedenti la data di svolgimento dell’elezione. Iniziative analoghe possono essere promosse anche tramite l’utilizzo delle reti di comunicazione telematica.

  • Articolo 9 - (Disciplina della campagna elettorale)

Al fine di contenere i costi della campagna elettorale in vista delle elezioni di cui al presente regolamento, non è in ogni caso ammessa la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o di propaganda elettorale su mezzi radiotelevisivi, testate giornalistiche o altri organi di stampa e informazione.
Fermo restando quanto previsto dal comma 1, il Collegio nazionale dei Garanti, entro quindici giorni dalla nomina dei suoi componenti, predispone un regolamento di autodisciplina della campagna elettorale, idoneo ad assicurare condizioni di parità fra i candidati, con riferimento anche all’entità massima, alle modalità e alla documentazione delle spese.
Nel regolamento di cui al comma 2 sono altresì disciplinate le modalità con le quali è possibile rendere pubblici e diffondere gli annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, nonché discorsi svolti dai candidati.
Agli eventuali reclami relativi all’applicazione del presente articolo si applicano le procedure di cui ai ricorsi previsti dall’art. 4 del presente regolamento. Per le questioni riguardanti la campagna elettorale dei candidati alla carica di Segretario Nazionale è competente il Collegio nazionale dei garanti.
Le limitazioni di cui al comma 1 non si applicano alle attività di comunicazione eventualmente promosse unitariamente dal Comitato promotore 14 ottobre al fine di far conoscere ai cittadini le iniziative legate alla costituzione del Partito Democratico.

  • Articolo 10 - (Voto)

Per essere ammessi al voto, che si svolge in unica giornata dalle ore 7 alle ore 20, occorre esibire al seggio un documento di identificazione e, ad eccezione dei non ancora maggiorenni e dei non cittadini, la propria tessera elettorale.
L’Ufficio tecnico-amministrativo determina le modalità di voto per i non ancora maggiorenni e i non cittadini.
L’Ufficio Tecnico-amministrativo determina le modalità con le quali gli studenti universitari fuorisede e i lavoratori fuorisede sono ammessi a votare rispettivamente nella loro sede universitaria o di lavoro.
È necessario inoltre dare espresso consenso a che il proprio nominativo ed i propri recapiti siano inseriti nell’elenco dei partecipanti alla votazione e dei soci fondatori del Partito Democratico, ed a che l’elenco stesso sia reso consultabile per ogni eventuale verifica relativa all’effettiva partecipazione al voto, nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali.

  • Articolo 11 - (Procedimento elettorale)

Entro i quindici giorni precedenti la data di indizione l'Ufficio di Presidenza, sentito il parere dell’Ufficio tecnico-amministrativo, nomina i responsabili del procedimento elettorale per ogni circoscrizione. Il Collegio dei Garanti, qualora riscontri irregolarità o elementi di turbativa nello svolgimento del procedimento, può, di sua iniziativa, revocare il mandato conferito, surrogando contestualmente il responsabile revocato.
In ciascun comune è costituito almeno un seggio per lo svolgimento delle elezioni ed almeno un seggio aggiuntivo per ogni diecimila voti validi ricevuti nel 2006 dall’Ulivo. Di ogni seggio, viene definito e pubblicato su apposita sezione del sito web www.ulivo.it l’ambito territoriale, facendo riferimento alle circoscrizioni amministrative, ove esistenti, o alle vie e piazze in esso ricomprese, in modo da garantirne l’omogeneità complessiva.

I responsabili del procedimento nominano gli scrutatori per ciascun seggio e coordinano le attività necessarie a garantire il corretto svolgimento della consultazione. Un seggio è validamente costituito se formato da almeno 3 componenti, di cui uno con funzioni di Presidente.
Le schede di voto, in formato cartaceo o informatico, sono predisposte a cura dell’Ufficio tecnico-amministrativo. Le schede contengono una colonna per ciascuna lista, all’interno della quale sono presenti, nell’ordine, dall’alto in basso, i nominativi dei candidati di collegio, preceduti dal candidato alla carica di Segretario nazionale sostenuto dalla lista.
Gli elettori possono esprimere un unico voto in un’unica colonna di ciascuna scheda. Il voto si considera valido in qualsiasi punto della colonna sia stato apposto un segno. Sono considerate non valide le schede che presentino segni di votazione che ricadono all’interno di due o più colonne.
Lo scrutinio inizia subito dopo il voto dell’ultimo elettore presente nel seggio al momento della chiusura. Si procede prima allo scrutinio delle schede per l’elezione dell’Assemblea costituente nazionale e, subito dopo, allo scrutinio delle schede per l’elezione dell’Assemblea regionale.

  • Articolo 12 - (Assegnazione alle liste dei seggi per l’Assemblea costituente nazionale)

Dopo aver ricevuto le schede e i fogli riepilogativi dello spoglio dei voti relativi all’elezione dell’Assemblea costituente nazionale avvenuto in ciascun collegio, l'Ufficio elettorale circoscrizionale procede al riparto dei seggi assegnati a ciascun collegio in base alla cifra elettorale di ciascuna lista. A tal fine, divide il totale delle cifre elettorali di tutte le liste per il numero dei seggi assegnati al collegio più due, ottenendo così il quoziente elettorale di collegio; nell'effettuare la divisione trascura la eventuale parte frazionaria del quoziente. Attribuisce quindi ad ogni lista tanti seggi quante volte il quoziente elettorale risulti contenuto nella cifra elettorale di ciascuna lista. Se, con il quoziente calcolato come sopra, il numero dei seggi da attribuire in complesso alle liste superi quello dei seggi assegnati al collegio, le operazioni si ripetono con un nuovo quoziente ottenuto diminuendo di una unità il divisore.
I seggi che rimangono non assegnati vengono attribuiti al collegio unico circoscrizionale.
L'Ufficio elettorale circoscrizionale identifica quindi i gruppi di liste tra loro collegate ai sensi dell’art. 8, comma 7, lettera f) che abbiano ottenuto nel complesso più del 5% dei voti validamente espressi in ambito circoscrizionale. Con riferimento soltanto a tali gruppi di liste, computa la cifra elettorale circoscrizionale, pari alla somma dei voti residuati alle rispettive liste di collegio, a seguito della assegnazione dei seggi in base al precedente comma 1.
L'Ufficio elettorale circoscrizionale procede quindi alla assegnazione tra i gruppi di liste di cui al comma precedente dei seggi non ancora assegnati. A tal fine procede al riparto sulla base del metodo di cui al comma 1.
I seggi spettanti a ciascun gruppo di liste vengono assegnati alle liste appartenenti al gruppo che abbiano la frazione residuata del quoziente più alta. Qualora tutti i suoi candidati siano stati eletti, i seggi spettanti vengono assegnati alle altre liste del gruppo secondo l’ordine dei rispettivi quozienti.
Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, in conformità dei risultati accertati dall'Ufficio stesso, proclama eletti, nei limiti dei posti ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati in essa presenti seguendo l’ordine della lista stessa.

  • Articolo 13 - (Elezione dell’Assemblea Regionale)

Per l’elezione dell’Assemblea regionale e per l’indicazione dei Segretari regionali, ovvero nel Trentino Alto Adige per l’elezione delle Assemblee provinciali e dei Segretari provinciali, si applicano, in quanto compatibili, le norme previste per l’Assemblea Nazionale.
L’elezione dei componenti delle Assemblee costituenti e dei Segretari regionali avviene su una scheda composta in maniera simile a come indicato all’articolo 11, comma 4, ma distinta dalla scheda per l’elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionali. Le dichiarazioni di candidatura alla carica di segretario regionale sono presentate all’ufficio tecnico amministrativo regionale entro il 12 settembre 2007 unitamente a una dichiarazione d’intenti e a un numero di firme compreso tra 500 e 750 per le Regioni fino a un milione di abitanti e tra 1000 e 1500 per le Regioni con popolazione superiore a un milione di abitanti. Per quanto non previsto dal presente articolo, ai fini della presentazione delle candidature, si applicano, in quanto compatibili, le norme previste all’articolo 7; ai fini dell’assegnazione dei seggi alle liste si applica il metodo indicato all’articolo 12.
Il numero dei componenti della Assemblea regionale è pari al doppio di quelli da eleggere per l’assemblea Nazionale nella regione. La ripartizione dei seggi tra i collegi avviene in base al metodo indicato all’articolo 6, comma 2, avendo cura di attribuire a ciascun collegio un minimo di 6 seggi.
Sono componenti con diritto di parola dell’Assemblea costituente regionale gli eletti all’Assemblea costituente nazionale nella regione.

  • Articolo 14 - (Elezione del Segretario politico nazionale)

Qualora sia stata eletta una maggioranza assoluta di componenti l’Assemblea a sostegno di un candidato Segretario, il Presidente dell’Assemblea costituente nazionale lo proclama eletto all’apertura della prima seduta dell’Assemblea stessa; in caso contrario il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

  • Articolo 15 - (Elezione dei segretari regionali)

Qualora vi sia, tra i componenti eletti all’Assemblea costituente regionale ai sensi del precedente articolo 13, una maggioranza assoluta di componenti eletti a sostegno di un candidato segretario regionale, il Presidente dell’Assemblea lo proclama eletto all’apertura della prima seduta dell’Assemblea stessa; in caso contrario il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea eletti ai sensi del precedente articolo 13 e proclama coordinatore regionale il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

  • Articolo 16 - (Regole sulla trasparenza)

Il presente regolamento, unitamente a tutti i regolamenti integrativi previsti dagli articoli precedenti, è pubblicato in apposita sezione del sito web dell’Ulivo - Partito Democratico.
Nella sezione del sito web di cui al comma 1, sono altresì pubblicati, via via che si procede alla loro determinazione, costituzione o individuazione, i nomi dei componenti gli organi di cui al presente regolamento nonché il recapito presso cui è possibile indirizzare comunicazioni dirette agli organi medesimi, l’elenco dei candidati, l’elenco dei componenti i seggi elettorali ed ogni altro dato o documento identificato dal Collegio nazionale dei garanti di cui all’art. 3, comma 4.
Il Collegio dei Garanti di cui all’art. 3, comma 4 definisce le ulteriori disposizioni dirette a garantire la trasparenza e la pubblicità delle procedure dirette all’elezione delle assemblee costituenti nazionale e locali.